“Gli organi di Palermo e provincia", un incontro a Palazzo Ajutamicristo
Martedì 13 marzo, si terrà a Palazzo Ajutamicristo, un incontro dal titolo “Gli organi di Palermo e provincia” per riflettere sul valore della musica e dell'organo, come strumento simbolo di una cultura e di un'epoca. Presiederà l'incontro il Soprintendente per i Beni Culturali e Ambientali di Palermo, Lina Bellanca. Interverranno Consuelo Giglio, storica della musica, Matteo Helfer, organista al Conservatorio "Vincenzo Bellini" di Palermo, e i restauratori della Soprintendenza, Anna Tschinke e Sergio Ingoglia, autori del volume "La voce degli angeli. Organi antichi, n. 17" della collana "Le Mappe del tesoro".
La nostra vita è piena di musica, disponibile in ogni luogo, in ogni momento e in qualunque luogo. Prima del XX secolo la musica non era così alla portata di tutti. Il suo ascolto era legato alle esecuzioni dal vivo e alle speciali occasioni di festa. La musica costituiva un privilegio per i nobili e i ricchi, che potevano permettersi il lusso di un piccolo complesso vocale e strumentale che ne accompagnasse i pasti, le messe, le cerimonie. La musica era anche associata alle celebrazioni liturgiche più solenni, sotto forma di canto e poi, a partire dal basso medioevo, come musica d'organo.
Questo strumento, tipico delle chiese barocche, è ancora presente in tanti centri minori del territorio di Palermo e in numerose chiese della città. C'erano i canti che accompagnavano le fatiche del lavoro, la musica da ballo suonata con piccoli gruppi e pochi strumenti ma nessuno dei due poteva competere con la solennità dell'organo, che faceva rimbombare in chiesa la sua voce poderosa in occasione delle feste principali. La maggior parte di quelli che si conservano in Sicilia, e in particolare nella provincia di Palermo, non risalgono più indietro dell'inizio del Seicento.
La nostra vita è piena di musica, disponibile in ogni luogo, in ogni momento e in qualunque luogo. Prima del XX secolo la musica non era così alla portata di tutti. Il suo ascolto era legato alle esecuzioni dal vivo e alle speciali occasioni di festa. La musica costituiva un privilegio per i nobili e i ricchi, che potevano permettersi il lusso di un piccolo complesso vocale e strumentale che ne accompagnasse i pasti, le messe, le cerimonie. La musica era anche associata alle celebrazioni liturgiche più solenni, sotto forma di canto e poi, a partire dal basso medioevo, come musica d'organo.
Questo strumento, tipico delle chiese barocche, è ancora presente in tanti centri minori del territorio di Palermo e in numerose chiese della città. C'erano i canti che accompagnavano le fatiche del lavoro, la musica da ballo suonata con piccoli gruppi e pochi strumenti ma nessuno dei due poteva competere con la solennità dell'organo, che faceva rimbombare in chiesa la sua voce poderosa in occasione delle feste principali. La maggior parte di quelli che si conservano in Sicilia, e in particolare nella provincia di Palermo, non risalgono più indietro dell'inizio del Seicento.














