"Malala": la proiezione del film al Daedalum in Sant'Aniano
Per la rassegna "Storie al femminile", viene proiettato al Daedalum in Sant'Aniano, sabato 3 febbraio, il film di di Davis Guggenheim"Malala" con Malala Yousafzai, Mobin Khan, Bono, Jon Stewart .
Trama: A 11 anni, sotto falso nome, Malala Yousafzai scriveva un blog per la Bbc, raccontando la vita quotidiana di una studentessa nella valle dello Swat. A 13 riceveva il Premio giovanile per la pace in Pakistan e rilasciava interviste sui media internazionali, denunciando l'oscurantismo dei talebani nei confronti delle donne cui veniva negata l'istruzione. A 15 anni quegli stessi talebani cercavano di ucciderla mentre si recava a scuola. La storia della ragazza, raccontata da lei stessa nel best seller "Io sono Malala", è l'ispirazione per il documentario firmato da Davis Guggenheim (premio Oscar per Una scomoda verità e già autore di una straziante testimonianza sulle disparità nel sistema scolastico statunitense, Waiting for Superman). Le voci narranti sono quelle di Malala e di suo padre, l'attivista Ziauddin Yousafzai, consulente speciale per l'istruzione globale alle Nazioni Unite.
Ed essenzialmente quella di Malala è una storia d'amore fra un padre e una figlia che hanno sviluppato un rapporto simbiotico e si danno reciprocamente coraggio nel perseguire una battaglia etica contro le discriminazioni e a favore dell'accesso paritario alla scuola. Sotto questo punto di vista il film è assai riuscito, e racconta un'iniziazione alla libertà di espressione a partire dalla scelta di papà Ziauddin di chiamare la figlia come un'eroina della tradizione Pashtun, Malalai di Maiwand, una sorta di Giovanna d'Arco afghana. "Figlia figlia, non voglio che tu sia felice, ma sempre contro finché ti lasciano la voce": la frase della canzone di Roberto Vecchioni sembra essere il mantra di Ziauddin, e la chiave del rapporto fra i due. L'importanza di far sentire la propria voce, costi quel che costi, è centrale nella loro storia affettiva, tantopiù che il padre è leggermente balbuziente (come lo è il suo doppiatore italiano, Filippo Timi), e rivendica (anche attraverso la figlia) il diritto ad esprimersi comunque, senza mollare mai.
Trama: A 11 anni, sotto falso nome, Malala Yousafzai scriveva un blog per la Bbc, raccontando la vita quotidiana di una studentessa nella valle dello Swat. A 13 riceveva il Premio giovanile per la pace in Pakistan e rilasciava interviste sui media internazionali, denunciando l'oscurantismo dei talebani nei confronti delle donne cui veniva negata l'istruzione. A 15 anni quegli stessi talebani cercavano di ucciderla mentre si recava a scuola. La storia della ragazza, raccontata da lei stessa nel best seller "Io sono Malala", è l'ispirazione per il documentario firmato da Davis Guggenheim (premio Oscar per Una scomoda verità e già autore di una straziante testimonianza sulle disparità nel sistema scolastico statunitense, Waiting for Superman). Le voci narranti sono quelle di Malala e di suo padre, l'attivista Ziauddin Yousafzai, consulente speciale per l'istruzione globale alle Nazioni Unite.
Ed essenzialmente quella di Malala è una storia d'amore fra un padre e una figlia che hanno sviluppato un rapporto simbiotico e si danno reciprocamente coraggio nel perseguire una battaglia etica contro le discriminazioni e a favore dell'accesso paritario alla scuola. Sotto questo punto di vista il film è assai riuscito, e racconta un'iniziazione alla libertà di espressione a partire dalla scelta di papà Ziauddin di chiamare la figlia come un'eroina della tradizione Pashtun, Malalai di Maiwand, una sorta di Giovanna d'Arco afghana. "Figlia figlia, non voglio che tu sia felice, ma sempre contro finché ti lasciano la voce": la frase della canzone di Roberto Vecchioni sembra essere il mantra di Ziauddin, e la chiave del rapporto fra i due. L'importanza di far sentire la propria voce, costi quel che costi, è centrale nella loro storia affettiva, tantopiù che il padre è leggermente balbuziente (come lo è il suo doppiatore italiano, Filippo Timi), e rivendica (anche attraverso la figlia) il diritto ad esprimersi comunque, senza mollare mai.














