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"Schiavi di casa nostra": racconti di schiavitù e identità, l´incontro con Giovanna Fiume

  • Palazzo Chiaramonte-Steri - Palermo
  • - Palermo
  • 16 ottobre 2015 (evento concluso)
  • 18:00
  • Ingresso libero fino a esaurimento posti
  • Per maggiori informazioni chiamare il call center al numero 091.23893000.

Balarm
La redazione

Nell'ambito della manifestazione "Le vie dei tesori" è in programma a Palazzo Steri un incontro con Giovanno Fiume: "Schiavi di casa nostra" è un dibattito che pone l'attenzione su concetti come schiavitù e identità, rabbia, riscatto.

Li chiamavano captivi, prigionieri, schiavi, venduti all’asta sui moli del Nord Africa per finire poi ai lavori forzati o a remare sulle galere da corsa, costretti a faticare nei campi o a sbrigare le incombenze domestiche più disparate. Un milione e mezzo di uomini rapiti dai corsari musulmani sulle sponde tra il Mediterraneo e l’Adriatico, dalla Spagna alla Sicilia alla Grecia, tra il Cinquecento e il Settecento.

Moltissimi quelli arrembati e razziati in Sicilia, protagonisti di una storia quasi sconosciuta, intessuta di rabbia e di riscatto, che Giovanna Fiume, docente di Storia moderna dell’Università di Palermo, ha investigato nei suoi diversi aspetti, fondamentale quello religioso.

Perché i captivi venivano sradicati e portati nelle Reggenze barbaresche di Algeri, Tunisi, Tripoli, e spesso finivano per convertirsi alla religione di Maometto. Succedeva, ad esempio, quando perdevano ogni speranza di poter tornare nella loro terra, quando non credevano più che la loro famiglia pagasse il riscatto richiesto per liberarli, oppure per fare carriera nella marineria corsara o semplicemente per arricchirsi.

Schiavitù, identità, abiura, si intrecciavano così in una parabola di dolore e rivalsa che poteva concludersi con il rientro in patria, volontario o forzato, e l’autodenuncia alla Santa Inquisizione: la religione cristiana era stata rinnegata, ma era stata una conversione “di bocca”, non “del cuore”, rimasto cristiano al di là di ogni apparenza e dunque meritevole di perdono.

Si osserverà il fenomeno nel suo complesso e in alcuni casi particolari, quali quelli dei rinnegati Francesco Mannarino e Juan Andres Ingles, che hanno lasciato i loro nomi sulle pareti delle celle delle carceri segrete, e di Alì del mar Negro, rais delle galere di Biserta, che languirà per decenni in prigione.

I primi due sperimentano la severa misericordia del tribunale, il terzo la sua implacabile vendetta. Particolarmente toccanti le lettere che gli schiavi inviavano alle loro famiglie dalla prigionia e di cui la professoressa Fiume leggerà alcuni stralci nel corso dell’incontro.

"Le vie dei tesori" propone ai cittadini un’alleanza nel segno della cultura, della conoscenza, della riappropriazione degli spazi. E di contro, offre ai visitatori esterni un sistema-Palermo ricco di itinerari, di nuove prospettive, di nuovi spunti di dialogo, di nuove forme di accoglienza.

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