"A come Armenia": mostra d´arte contemporanea a cura di Martina Corgnati
In mostra alle Terme di San Calogero di Lipari l’esposizione d’arte contemporanea "A come Armenia" a cura di Martina Corgnati.
La mostra apre la XIII edizione dell’ "Horcynus Festival", manifestazione che dietro lo slogan “Ricordare per dimenticare”, cerca di riflettere sulla verità delle ferite aperte, a partire dal genocidio del popolo armeno del 1915, perché solo dalla ricerca della verità può arrivare la pacificazione con la storia.
L’Armenia è il paese ospite. Il Festival celebra i cento anni dal Metz Yeghérn, Il “Grande Male”, termine con il quale si indica la strage degli armeni, un milione e mezzo di morti, in Turchia, dedicando ampio spazio alle manifestazioni contemporanee della cultura armena, con la quale le regioni meridionali, Sicilia e Calabria in primis, hanno una lunghissima storia di intrecci e scambi. La mostra “A come Armenia” è curata da Martina Corgnati, storica dell’arte, docente all’Accademia di Brera di Milano, membro del Comitato Scientifico e direttore del settore Arti Visive della Fondazione Horcynus Orca, e prosegue l’indagine sui linguaggi artistici del Mediterraneo avviata nel 2004 dalla Fondazione Horcynus.
È un viaggio attraverso le immagini fotografiche di cinque artisti, armeni e non, che in queste opere hanno scelto l’Armenia come tema o come metafora, come “segno” forte di un ambito culturale e di un paesaggio ma anche come memoria o come impossibilità di sguardo, luogo per definizione. Il percorso espositivo si apre con un omaggio a Van Leo (1921-2002), notissimo fotografo di studio, nato ad Adana ma fuggito in Egitto con i genitori, fortunosamente scampati al genocidio. I suoi sono ritratti di attori e attrici, modelle e personaggi di un Medio Oriente aperto e multietnico, che nel frattempo è stato quasi completamente spazzato via dalla storia.
Al cuore della mostra, la grande installazione di Mario Sillani Djerrahian, Walking for Ad Reinhardt, composta da 106 immagini organizzate con rigore geometrico intorno a una riproduzione fotografica di un’opera del grande artista americano.
Oggetti e paesaggi non sono riconoscibili ma immersi nella nebbia entropica della sfocatura, che mette in questione il senso stesso del lavoro fotografico, così come la natura della nostalgia per il lontano, l’irrecuperabile, nel tempo e nello spazio. Immagini ibride come potenti campi magnetici che attraggono segni verbali, invocazioni, visioni, oggetti e azioni caratterizzano la serie di sette collage digitali e il video J'ai utilisé la mémoire di Agnese Purgatorio L’insieme ricrea un’intensa dimensione poetica dove drammi e marginalità presenti si sovrappongono a tragedie passate e l’antico paesaggio in rovina della capitale armena di Ani diventa sfondo di una performance dedicata alle donne sopravvissute al genocidio.
E ancora opere di Sharis Garabedian, Claudio Gobbi, quest’ultimo con l’opera “Armenie ville” sintesi di più di sette anni di ricerca sulle tracce dell’architettura ecclesiastica armena in oltre 25 paesi.
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