"Odissea - Un racconto Mediterraneo": Tullio Solenghi porta in scena le parole di Omero
Tullio Solenghi è Odisseo. Al Teatro Antico di Segesta, mercoledì 1 agosto, alle 19.15, “Odissea – Un racconto Mediterraneo”. Lo straordinario attore porterà in scena lo spettacolo, che racconta dell’incontro tra Penelope e Odisseo, per il cartellone del "Calatafimi Segesta Festival – Dionisiache 2018" (leggi l'articolo di approfondimento), la manifestazione organizzata dal comune di Calatafimi Segesta col Parco Archeologico di Segesta e la direzione artistica di Nicasio Anzelmo.
Il progetto è di Sergio Maifredi, che ne firma anche la regia, e la produzione di Teatro Pubblico Ligure. Sulle pietre dell’anfiteatro risuoneranno, proprio come accadeva due millenni fa, le parole di Omero pronunciate dalla viva voce di Tullio Solenghi. Sarà lui a ripercorre il rapporto indissolubile fra Odisseo e Penelope, interpretando il canto XIX del poema.
Nello spettacolo si narra l'incontro Penelope e Odisseo, che in lei ritrova un suo doppio. Penelope è astuta almeno quanto il suo sposo. È stata astuta nel tener testa ai pretendenti, inventando l’eterno gioco della tela, ed è astuta ora nel saggiare chi dice d’esserle marito. E se Telemaco e la nutrice possono credere che l’uomo che hanno davanti è il re di Itaca, che è tornato, che ha ucciso i proci ed ha ristabilito l’ordine, a Penelope questo non basta.
Lo mette alla prova ancora una volta. Ordina alle ancelle di spostare il letto nuziale. Solo lei e Odisseo sanno che quel letto è intagliato nel tronco di un secolare ulivo che affonda le radici nella terra dei padri. “Nessun umano lo può spostare!” dice lo straniero. E Penelope si scioglie in un pianto trattenuto da vent’anni. La notte la passeranno ad aversi e a ritrovarsi. Raccontandosi due decenni trascorsi nell’attesa e nel ritorno.
Il progetto è di Sergio Maifredi, che ne firma anche la regia, e la produzione di Teatro Pubblico Ligure. Sulle pietre dell’anfiteatro risuoneranno, proprio come accadeva due millenni fa, le parole di Omero pronunciate dalla viva voce di Tullio Solenghi. Sarà lui a ripercorre il rapporto indissolubile fra Odisseo e Penelope, interpretando il canto XIX del poema.
Nello spettacolo si narra l'incontro Penelope e Odisseo, che in lei ritrova un suo doppio. Penelope è astuta almeno quanto il suo sposo. È stata astuta nel tener testa ai pretendenti, inventando l’eterno gioco della tela, ed è astuta ora nel saggiare chi dice d’esserle marito. E se Telemaco e la nutrice possono credere che l’uomo che hanno davanti è il re di Itaca, che è tornato, che ha ucciso i proci ed ha ristabilito l’ordine, a Penelope questo non basta.
Lo mette alla prova ancora una volta. Ordina alle ancelle di spostare il letto nuziale. Solo lei e Odisseo sanno che quel letto è intagliato nel tronco di un secolare ulivo che affonda le radici nella terra dei padri. “Nessun umano lo può spostare!” dice lo straniero. E Penelope si scioglie in un pianto trattenuto da vent’anni. La notte la passeranno ad aversi e a ritrovarsi. Raccontandosi due decenni trascorsi nell’attesa e nel ritorno.














