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L´OSS festeggia il bicentenario wagneriano

L’Orchestra Sinfonica Siciliana rende omaggio a Richard Wagner, nel bicentenario della nascita (1813 -2013), con un concerto a lui interamente dedicato, in programma al Politeama Garibaldi venerdì 22 febbraio alle ore 21.15. Diretta da Martin Sieghart, l’Orchestra eseguirà il Preludio atto I del Lohengrin, l’ouverture I maestri cantori di Norimberga e Der Ring ohne Worte. Il “Lohengrin”, opera “romantica” elaborata alla fine degli anni Quaranta dell’Ottocento, ma rappresentata a Weimar il 28 agosto 1850, impose Wagner all’attenzione del pubblico e della critica, dopo la sorte incerta riservata alle composizioni precedenti.

Pur se ancora in qualche misura legato allo schema del Grand-Opéra, il Lohengrin è la prima opera composta secondo la tecnica del “durchkomponiert”. In essa il mito che determina la storia prende più ampia coscienza. Alla celebrità dell’opera concorre in larga misura il “Preludio” del primo atto – in ascolto al Politeama – stranamente composto per ultimo, nel quale al modello dell’Ouverture tradizionale, si sostituisce lo sviluppo del tema centrale La prima concezione e i primi abbozzi e appunti dei Maestri cantori risalgono, invece, al 1845, subito dopo la rappresentazione del Tannhauser, del quale la nuova opera costituisce in qualche misura il “pendant” satirico-giocoso.

La forma dell’Ouverture è quella di un poema sinfonico di stampo lisztiano, in cui i normali tempi della sinfonia classica sono condensati in un unico movimento. Alle quattro parti che la compongono (tema principale, tema secondario, sviluppo, ripresa) Wagner attribuisce però i classici caratteri dei quattro tempi della sinfonia: Allegro, Andante, Scherzo, Finale. L’opera ebbe la sua prima rappresentazione all’Hof und Nationaltheater di Monaco di Baviera, il 21 giugno 1868.

“Der Ring ohne Worte”, ossia “L’Anello senza parole”, e ultimo brano in ascolto al Politeama, è una sintesi orchestrale dell’ampia tetralogia wagneriana Der Ring des Nibelungen, compilata e realizzata da Lorin Maazel nel 1988 ed eseguita quattro anni dopo per le “Settimane musicali” di Stresa, con esito alquanto discusso. Intervistato in proposito, Maazel ha sottolineato come la sua non sia una trascrizione o una parafrasi, ma una semplice concatenazione di frammenti musicali, che procede secondo un ordine strettamente cronologico, senza l’aggiunta di una sola nota estranea alla partitura. “L’Anello senza parole” attinge dunque a piene mani ai motivi più belli della tetralogia, facendo leva sull’autonomia discorsiva dell’orchestra, sullo snodarsi della “melodia infinita”, e sui Leitmotive più incisivi e noti che s’intrecciano liberamente nel tessuto orchestrale.

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