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"Pyongyang Rhapsody": l'ironia di Papeschi e Ferrigno alla Vecchia Dogana di Catania

  • Vecchia Dogana, via Cardinale Dusmet - Catania
  • Dal 25 maggio al 24 settembre 2019 (evento concluso)
  • Visitabile tutti i giorni dalle 8.00 alle 23.59
  • Ingresso gratuito
Balarm
La redazione

In foto l'artista Max Ferrigno

È Catania ad ospitare, dal 25 maggio al 24 settembre, "Pyongyang Rhapsody", il progetto di digital art di Max Papeschi (Milano, 1970) e Max Ferrigno (Casale Monferrato, 1977) che ha concluso con successo gli eventi di "Palermo capitale italiana della cultura 2018".

Le opere di Papeschi e Ferrigno si incontrano in un dialogo artistico sotto forma di parodia, con immagini che appartengono al campionario della cultura occidentale, dello storico primo vertice tra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il leader della Corea del Nord, Kim Jong-un.

Un summit dal considerevole spessore politico e diplomatico avvenuto il 12 giugno del 2018 che con tutta la sua liturgia di cerimonie, protocolli e strette di mano fra i due capi di stato, ha stimolato una divertente riflessione da parte dei due artisti.

La mostra, a cura di Laura Francesca Di Trapani, è visitabile ad ingresso gratuito nella galleria al pian terreno della Vecchia Dogana, luogo-simbolo della città che con questa mostra, nel solco della pop art, cuce idealmente la trama del centro storico di Catania all'area del porto, dove i grandi murales sui silos di nove artisti internazionali sono diventati un fattore di attrattività turistica e culturale.

"Papeschi e Ferrigno - scrive la curatrice Di Trapani - si ritrovano oggi su un terreno ghiotto e altamente intrigante, in cui due sistemi, arte e politica, si elidono e sorreggono simultaneamente; risultando analoghi e speculari per funzionamento e peculiarità interne.

Un terreno comune, quello della neo pop, attraversata parallelamente, dove il punto di equilibrio tra le due ricerche è soddisfatto in una relazione dialogica che esalta le sfaccettature e le diversità della stessa storia e che attraverso l'immagine innesta una nuova condizione.

Due ricerche che hanno riconosciuto e assorbito la lezione di Warhol, profeta della trasformazione del costume e di ciò che il mondo dell'arte sarebbe diventato negli anni 2000, riconoscendo quindi al linguaggio commerciale la responsabilità di aver plasmato il concetto di collezionismo, scardinandone i canoni estetici e il concetto di consumo e unicità". 

Max Papeschi non è nuovo allo scandalo: nel corso della sua carriera ha prodotto concept decisamente "politically incorrect" come "Welcome to North Korea". Max Ferrigno invece si muove sui binari più delicati dell'osservazione: mentre Papeschi irride, Ferrigno rilegge.

Se Papeschi decontestualizza l'immagine politica dei due leader inserendoli in contesti di immediata comprensione come videogiochi, tele di Leonardo o Botticelli e cartoni animati, Ferrigno si dedica ai simboli dei regimi totalitaristi: rilegge le bandiere della Nord Corea trasformando il simbolo del paese asiatico in sex toys mentre due pin-up salutano il pubblico ammiccando. 

Max Papeschi approda nel mondo dell’arte contemporanea alla fine del 2008, dopo un'esperienza da autore e regista in ambito teatrale, televisivo e cinematografico.

Il clamore mediatico sollevato da una sua opera gigante affissa sulla facciata di un palazzo nel centro di Poznan in Polonia lo proietta sulla scena internazionale, rendendolo in pochissimo tempo uno degli artisti italiani più conosciuti all’estero.

In soli 9 anni di attività ha realizzato più di 60 mostre personali e partecipato a un centinaio di mostre collettive in giro per tutto il mondo.

Nel 2014 è uscita in Italia la sua autobiografia "Vendere Svastiche e Vivere Felici" (Sperling & Kupfer) seguita nel 2018 dal libro "Max vs Max" (Giunti), con lo scrittore Massimiliano Parente.

Dal 2016 sta portando in giro per il mondo il progetto culturale-umanitario "Welcome to North Korea", vero e proprio precedente artistico realizzato in collaborazione con Amnesty International, che unisce arte digitale, performance e installazioni in un'operazione multimediale che attraverso una fittizia e parodistica propaganda di regime, svela gli orrori perpetuati dal dittatore Kim Jong Un.

Max Ferrigno inizia a lavorare come decoratore subito dopo aver conseguito il diploma artistico. Nel suo piccolo laboratorio, per 13 anni, dà forma alle fantasie dei suoi sempre più numerosi clienti.

Disegna trompe l’oeil per negozi e appartamenti, fondali per le agenzie teatrali, realizza scenografie per Gardaland, Eurodisney, MiniItalia, Cow Boy Guest.

Parallelamente prende forma la prima parte del suo percorso artistico: una lunga serie di lavori dedicati al Messico, all'Africa e al Sudamerica, incentrati sul "burro", l'asino simbolo della speranza di rinnovamento.

Ma è nel 2005 che la sua sensibilità artistica subisce una forte scossa: riprende a guardare i vecchi cartoni animati giapponesi, ad ascoltare le sigle tv. Improvvisamente gli echi della memoria infantile diventano la sorgente di un'esplosione di idee e di progetti.

Inizia così la sua fase "popsurrealista", dove i personaggi dei cartoon, le merendine ed i giochi di una generazione diventano attori attivi nelle opere in un tripudio di colori accesi, intensi e dissonanti. Un linguaggio che sembra destinato ai bambini ma che in realtà è rivolto agli adulti.

Nel novembre del 2010 espone la sua prima importante collezione a Milano "Les Sucreries". 

"Pyongyang Rhapsody", prodotta a Catania da Asmundo di Gisira e Fondazione Jobs, è sostenuta dagli sponsor Bottega Frigeri, Antiques fuori le mura, Red Bull, Moak, Senturi e Hotaly. 

Asmundo di Gisira, è un art hotel dell'imprenditore Umberto Gulisano, realizzato all'interno di uno storico palazzo del Settecento che si affaccia su piazza Mazzini a Catania. Al suo interno ospita opere e installazioni di Domenico Pellegrino (come l’Uomo Ragno visibile sulla facciata della piazza), installazioni di Rossana Taormina e illustrazioni del disegnatore svedese Daniel Egneus. 

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