Quando i confrati si occupavano del conforto ai condannati a morte: le visite alla Chiesa degli Agonizzanti di Palermo
L'albo della Confraternita degli Agonizzanti di Palermo
Dopo tanti anni di chiusura e abbandono, è stata consolidata e aperta recentemente alla fruizione pubblica.
Questa chiesa barocca, realizzata nel 1630, era gestita dall’antica confraternita di Santa Maria degli Agonizzanti. I confrati – così come i “Bianchi” dalla candida veste, nell’omonimo oratorio – avevano il compito di prendersi cura dei condannati a morte, ai tempi del Tribunale dell’Inquisizione, alleviando, appunto, la loro agonia.
Un’attività che spesso si intrecciava in realtà con l’estorsione di segreti in punto di morte. Un capitolo di storia cittadina a tinte fosche. Restaurata, a cura della Soprintendenza, la chiesa che si trova in un vicoletto a pochi metri dalla via Roma, è tornata a risplendere. Ed è tutta da scoprire al suo interno, nel bianco candore di stucchi e decorazioni tipici dello stile neoclassico.
A Palermo sono centosettanta i tesori aperti alle visite guidate (guarda qui tutti i luoghi). La visita ha una durata di 20 minuti ed è accessibile ai disabili.
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