"Rebus in Fabula", personale pittorica di Michelangelo Jr Gandini a Catania
Un'opera dell'artista esposta all'atelier
Il salone di bellezza di Toni Pellegrino in viale Africa 166 a Catania, ospita “Rebus in fabula”, la personale di Michelangelo Jr Gandini, il primo nucleo di un progetto artistico inedito. C’è uno spazio bianco: il campo di battaglia sul quale Gandini – (Fluxer di seconda generazione) - deposita tracce, ricordi, indizi di un grande sogno a occhi aperti.
Matita, biro e tempera formano la dualità dell’opera creando ambiguità. Una strada suburbana si snoda sulla tela, c’è la traccia di un bicchiere e il profilo di un’ombra inquieta. La casa, sempre presente e sempre assente, è l’evocazione di una domesticità inarrivabile. Una sedia. La noia. La lentezza del tempo uguale a se stesso è risucchiata dal biancore della tela.
La quotidianità si trasfigura nella visionarietà dell’arte. Le opere aprono paesaggi mentali da scoprire lentamente. Per capirne il percorso ci si pone come davanti a una scacchiera. E comincia la partita. Eppure il gesto è veloce, illuminato da un lampo. È un gesto jazz che risente degli echi di musicisti, poeti, artisti, avventori e amici che Michelangelo ha amato e coltivato nel proprio fare.
Il legame con la politica e l’economia allaccia l’intima visione di impalpabili presenze al contesto della cronaca contemporanea. Ma l’opera non è solo l’insieme delle tensioni nella tela. Quelle stesse tensioni si manifestano nella performance che ricrea, al contempo, magistralmente ambiti privati e scene della vita pubblica. Metafore e allegorie s’impongono proprio sullo spazio bianco. E lo spazio bianco è l’immensa tela della vita.
Pittore, scultore, autore, musicista e performer, Michelangelo Jr Gandini ha eletto come tema della propria indagine artistica tutto ciò che è legato alla sopravvivenza: la noia, l’economia, lo stato sociale. Ha esposto - e si è esibito - in teatri e gallerie in Italia e nel mondo. Tra gli altri, hanno scritto di lui: Achille Bonito Oliva, Philippe Daverio, Tommaso Trini, Alan Jones e Andrea G. Pinketts.
Matita, biro e tempera formano la dualità dell’opera creando ambiguità. Una strada suburbana si snoda sulla tela, c’è la traccia di un bicchiere e il profilo di un’ombra inquieta. La casa, sempre presente e sempre assente, è l’evocazione di una domesticità inarrivabile. Una sedia. La noia. La lentezza del tempo uguale a se stesso è risucchiata dal biancore della tela.
La quotidianità si trasfigura nella visionarietà dell’arte. Le opere aprono paesaggi mentali da scoprire lentamente. Per capirne il percorso ci si pone come davanti a una scacchiera. E comincia la partita. Eppure il gesto è veloce, illuminato da un lampo. È un gesto jazz che risente degli echi di musicisti, poeti, artisti, avventori e amici che Michelangelo ha amato e coltivato nel proprio fare.
Il legame con la politica e l’economia allaccia l’intima visione di impalpabili presenze al contesto della cronaca contemporanea. Ma l’opera non è solo l’insieme delle tensioni nella tela. Quelle stesse tensioni si manifestano nella performance che ricrea, al contempo, magistralmente ambiti privati e scene della vita pubblica. Metafore e allegorie s’impongono proprio sullo spazio bianco. E lo spazio bianco è l’immensa tela della vita.
Pittore, scultore, autore, musicista e performer, Michelangelo Jr Gandini ha eletto come tema della propria indagine artistica tutto ciò che è legato alla sopravvivenza: la noia, l’economia, lo stato sociale. Ha esposto - e si è esibito - in teatri e gallerie in Italia e nel mondo. Tra gli altri, hanno scritto di lui: Achille Bonito Oliva, Philippe Daverio, Tommaso Trini, Alan Jones e Andrea G. Pinketts.
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