"E anche gli alberi io canto": letture al Museo Riso
Venerdì 9 dicembre appuntamento al Museo Riso con "E anche gli alberi io canto": Giuseppe Barbera commenta alcuni brani dell’"Orlando furioso" e Consuelo Lupo legge i versi di Ariosto.
Per un intero mese dall'8 dicembre fino all'8 gennaio il più importante erede della tradizione dei cuntisti siciliani e dell'Opera dei Pupi, Mimmo Cuticchio, dà vita alla rassegna "Il Palazzo Incantato: Le donne, i cavallier, l’armi e gli amori". Una manifestazione che si svolge tra via Bara all'Olivella, nella sede del teatrino, e il Museo Riso.
È un paesaggio di foresta, di piante secolari e boschi vetusti quello che domina il libro di Ariosto. Luoghi disposti alle battaglie, dove ogni tanto si innalzano castelli, radure fiorite, campagne fertili e giardini magnifici che ne interrompono l’intrico e si dispongono a magie e ad amori. Ovunque alberi di tante specie, disponibili ad accogliere elmi, a fornire le aste per le lance, a cuocere con il proprio legno pozioni, a offrire fiori e frutti come simboli di castità e bellezza femminile.
Oppure a offrire foglie per le immense chiome dei numerosi eserciti. Alberi differenti come i paesaggi del mondo: faggi e abeti in continente, allori, palme e lecci nel Sud. Alberi a cui si marita la vite, che disegnano giardini pensili, che nascondono i paladini. Alcuni magici, come il mirto in cui è trasformato Astolfo, o come gli aranci, che tali dovevano sembrare in un mondo medievale che li conosceva appena.
Sono le parole incise su alcuni di essi che portano Orlando alla consapevolezza del tradimento di Angelica, a una pazzia che si rivela come un bosco dal quale non si sfugge. Non a caso contro di essi si accanisce quando il dolore essa diviene insopportabile. Contro gli alberi silvestri ma soprattutto contro quelli della campagna. Come avviene oggi, ribadendo una follia che è ancora nostra e che si manifesta nella distruzione dei boschi, nella cancellazione dei paesaggi.
Per un intero mese dall'8 dicembre fino all'8 gennaio il più importante erede della tradizione dei cuntisti siciliani e dell'Opera dei Pupi, Mimmo Cuticchio, dà vita alla rassegna "Il Palazzo Incantato: Le donne, i cavallier, l’armi e gli amori". Una manifestazione che si svolge tra via Bara all'Olivella, nella sede del teatrino, e il Museo Riso.
È un paesaggio di foresta, di piante secolari e boschi vetusti quello che domina il libro di Ariosto. Luoghi disposti alle battaglie, dove ogni tanto si innalzano castelli, radure fiorite, campagne fertili e giardini magnifici che ne interrompono l’intrico e si dispongono a magie e ad amori. Ovunque alberi di tante specie, disponibili ad accogliere elmi, a fornire le aste per le lance, a cuocere con il proprio legno pozioni, a offrire fiori e frutti come simboli di castità e bellezza femminile.
Oppure a offrire foglie per le immense chiome dei numerosi eserciti. Alberi differenti come i paesaggi del mondo: faggi e abeti in continente, allori, palme e lecci nel Sud. Alberi a cui si marita la vite, che disegnano giardini pensili, che nascondono i paladini. Alcuni magici, come il mirto in cui è trasformato Astolfo, o come gli aranci, che tali dovevano sembrare in un mondo medievale che li conosceva appena.
Sono le parole incise su alcuni di essi che portano Orlando alla consapevolezza del tradimento di Angelica, a una pazzia che si rivela come un bosco dal quale non si sfugge. Non a caso contro di essi si accanisce quando il dolore essa diviene insopportabile. Contro gli alberi silvestri ma soprattutto contro quelli della campagna. Come avviene oggi, ribadendo una follia che è ancora nostra e che si manifesta nella distruzione dei boschi, nella cancellazione dei paesaggi.














