"Il ritorno" di Salvatore Arena con Massimo Zaccaria
Un uomo attraversa la seconda guerra mondiale. Con la divisa da partigiano. Attraversa la guerra e ne resta macchiato. Giustino è un uomo semplice, è prima soldato imboscato allo spaccio, in una caserma di Torino. Poi si ritrova partigiano, per vendetta, in nome del suo amico ucciso dai nazisti, il suo migliore amico, in nome di una libertà appena conosciuta poi desiderata, cercata, fortemente voluta.
La morte non vede divise, non vede giusto o sbagliato. La vita di Giustino è questa per mesi, sempre sulla soglia di un abisso che si apre quando a perdere la vita è Monica, il suo amore, il senso suo profondo della vita, una partigiana conosciuta nelle montagne. E nelle ultime giornate di battaglia si consuma il dramma. I nazisti, per rappresaglia, in risposta alla distruzione di una caserma, bruciano il paese e vanno a cercare i partigiani sin nelle montagne. Tra il fumo del paese e i lanciafiamme la squadra di Giustino è sterminata, con essa anche Monica, il suo amore.
Con fortuna o per disgrazia, solo lui si salva. Ferito dentro il cuore, lascia quei luoghi non senza aver ucciso un ragazzo, il proprietario delle galline che Giustino aveva tentato di rubare per sfamarsi. Comincia così la sua via crucis tra le macerie di un Italia, accompagnato dal senso di sperdimento che la guerra lascia, gli orfani, i ricordi dentro una fotografia portata sulle spalle del vento.














