L´uomo, la bestia e la virtù
"L’uomo, la bestia e la virtù", una delle opere più rappresentate del teatro pirandelliano, favola allegorica, apologo appunto, secondo la definizione dell’Autore stesso, con grotteschi riferimenti dei personaggi al mondo animale; farsa tragica contro il moralismo perbenista, la commedia, alla sua prima rappresentazione, a Milano nel 1919, lasciò sconcertato il pubblico per la paradossale vicenda della signora Perella, la Virtù, che incinta del suo amante, il trasparente signor Paolino, l’Uomo, professore privato del figlio, nell’intento di difendere a tutti i costi il suo onore, riesce ad indurre l’ignaro marito, Capitano di lungo corso, sempre lontano da casa e disinteressato alla moglie, la Bestia appunto, a compiere almeno per una notte i suoi doveri coniugali, salvando così le apparenze di una società falsamente perbene in cui il triangolo amoroso diviene, per quieto vivere, un misto di sesso e ipocrisia sociale. L’allestimento scenico è curato da Giuditta Lelio, che ambienta la storia proprio nel capoluogo siciliano.Teatro della commedia è la Palermo dei Florio, raffinata capitale europea, florida e splendente, con una classe borghese in rapida ascesa. E’ solo apparenza tuttavia: l’eleganza nasconde in realtà un contesto privo di solide basi economiche e sociali, una maschera raffinata ma in realtà inconsistente














