Mary Cipolla in "Cipolliade"
Nello spettacolo giudicati fuori moda I figli d'arte, Mary Cipolla ci propone un “padre d'arte”: il suo. Un debuttante di novantatrè anni che da attore mancato passa a fare l'attore emergente. "Cipollìade", questa saga familiare, con tanto di titolo epico.
Potremo scoprire infatti quanto, la vocazione della pluripremiata comica palermitana (unica donna ad aver vinto l'Oscar Totò - Riso in Italy) sia stata trasmessa per linea paterna. Mary Cipolla, vecchia conoscenza del pubblico palermitano ( ha iniziato negli anni ottanta partecipando agli spettacoli di Gustavo Scirè) che l'ha applaudita in molti spettacoli, vuole ora giocare a carte scoperte, “scavare” nelle proprie “radici”, spiegare perché, prima ancora che si parlasse di cibi transgenici, lei, come Cipolla, faceva già ridere anziché piangere; dimostrare che se nella vita c'è da soffrire, per i Cipolla c'è tutt'al più da soffriggere, svelare il segreto della longeva freschezza di papà: una cipolla al giorno leva il medico di torno, specie se gli aliti in faccia.
Papà Peppino sostiene che Mary abbia tratto ispirazione teatrale proprio da quella dialettica familiare più accesa che in siciliano si chiama: “la sciarra 'n famigghia”. "Cipollìade" insomma è un progressivo svelamento o “sfogliamento” a cui tutti gli spettatori sono chiamati a partecipare come divertiti testimoni. Un crescendo di ilarità in cui trovano posto tra un duetto e un battibecco, tanto il rock che la quadriglia, una rima, un parapiglia: la storia di un padre e di una figlia.














