Visita guidata al Museo di Chimica
All'interno della settima edizione di “Esperienza inSegna”, la manifestazione dedicata al mondo della scienza, è in programma una visita guidata al Museo di Chimica del Dipartimento di Chimica dell'Università di Palermo.
Il Museo di Chimica è la raccolta delle attrezzature e degli strumenti di labo-ratorio utilizzati dai chimici dell’Università di Palermo, e sopravvissuti all’uso, al tempo e all’incuria. Idealmente, tutti questi strumenti sono legati a chimici illustri, come Cannizzaro, Paternò, Oddo, Sacconi, Accascina, Ruccia, Cusmano, D’Aprano, e ad altri non meno illustri, che hanno operato nel Gabinetto di Chimica, poi negli Istituti, ora nei Dipartimenti.
I pezzi più antichi della collezione risalgono, appunto, agli anni di Cannizzaro e mostrano come, ancora nella seconda metà dell’ottocento, la strumentazione uti-lizzata dai chimici, e con la quale essi ottenevano notevoli risultati, era piuttosto semplice, per non dire rudimentale. Essa consisteva essenzialmente in recipienti in vetro (o altri materiali, come la porcellana) utilizzati per la preparazione, la raccolta, la conservazione di sostanze solide, liquide o gassose, per misurarne il volume, per scaldarli, per farli reagire.
Misurazioni accurate di massa si ottenevano con le bilance, tutte a due bracci, molte delle quali conservate nel Museo, mentre gli eudiometri consentivano di misurare il volume dei gas, e i loro rapporti di combinazione, e l’apparecchio di Dumas di determinare la densità dei vapori delle sostanze non gas-sose. Il Museo, però, conserva anche le tracce della prestigiosa scuola chimica in-ternazionale, che Cannizzaro seppe costituire durante la sua permanenza a Palermo, tra il 1862 e il 1872.
Il Museo di Chimica è la raccolta delle attrezzature e degli strumenti di labo-ratorio utilizzati dai chimici dell’Università di Palermo, e sopravvissuti all’uso, al tempo e all’incuria. Idealmente, tutti questi strumenti sono legati a chimici illustri, come Cannizzaro, Paternò, Oddo, Sacconi, Accascina, Ruccia, Cusmano, D’Aprano, e ad altri non meno illustri, che hanno operato nel Gabinetto di Chimica, poi negli Istituti, ora nei Dipartimenti.
I pezzi più antichi della collezione risalgono, appunto, agli anni di Cannizzaro e mostrano come, ancora nella seconda metà dell’ottocento, la strumentazione uti-lizzata dai chimici, e con la quale essi ottenevano notevoli risultati, era piuttosto semplice, per non dire rudimentale. Essa consisteva essenzialmente in recipienti in vetro (o altri materiali, come la porcellana) utilizzati per la preparazione, la raccolta, la conservazione di sostanze solide, liquide o gassose, per misurarne il volume, per scaldarli, per farli reagire.
Misurazioni accurate di massa si ottenevano con le bilance, tutte a due bracci, molte delle quali conservate nel Museo, mentre gli eudiometri consentivano di misurare il volume dei gas, e i loro rapporti di combinazione, e l’apparecchio di Dumas di determinare la densità dei vapori delle sostanze non gas-sose. Il Museo, però, conserva anche le tracce della prestigiosa scuola chimica in-ternazionale, che Cannizzaro seppe costituire durante la sua permanenza a Palermo, tra il 1862 e il 1872.














