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"800A", un culto che arriva fino a Berlino: Fabio e la storia di un'idea diventata realtà

Fabio La Fata, 36 anni di Carini, ormai da sette anni vive stabilmente a Berlino e di tornare in Sicilia, al momento, non ci pensa proprio. Questo è il suo progetto

Claudia Rizzo
TV producer
  • 12 ottobre 2020

Fabio La Fata (foto Andreea Dican)

Che la parola-immagine palermitana avesse già valicato i confini nazionali è noto: ma qual è il filo che lega una cittadina di provincia come Carini e una grande metropoli come Berlino? Chi l’ha portata fin lì facendone un’insegna incomprensibile per i tedeschi, ma piena di significato e inconfondibile per chi viene dal capoluogo siciliano?

È Fabio La Fata, 36 anni, che da ormai 7 vive stabilmente a Berlino e che a tornare in Sicilia, al momento, non ci pensa proprio. A chi parla di radici che non si possono dimenticare, infatti, risponde che «le piante hanno le radici, non le persone».

Fabio è da sempre così, uno spirito libero curioso del mondo e che nel mondo vuole essere se stesso, senza aspettative sociali e costrizioni.

Già a 18 anni si ritrova dietro un bancone, nell’unico pub del suo paese che non ha mai sentito come casa. Il suo mestiere di barman nasce così, per noia. «Ho iniziato a Carini al Terravecchia pub, l’unico luogo di scambio e incontro con compaesani e non, e dato che mi annoiavo coi miei coetanei che giocavano a carte ho cominciato a lavorarci», racconta.



Poi la laurea in Filosofia a Palermo, gli anni di attivismo politico nel capoluogo con il sogno di cambiare lo status quo, ma anche il periodo dei lavoretti che lo portano a capire che il mondo del lavoro come lo ha sperimentato, col suo carico di alienazione e oppressione, non fa per lui.

Da qui il suo desiderio di lasciare Carini e la Sicilia, puntando tutto su Berlino, sinonimo di dinamismo e vivacità culturale. Ed è proprio nella metropoli tedesca che conosce Alex, suo socio e insegnante di recitazione, con cui decide di dare una svolta e di dire addio a suo modo agli anni trascorsi fra lavori più o meno frustranti e soffocanti.

Così, dopo tanti sacrifici e peripezie, nasce l’”800A bar & cabaret”: un cocktail bar alla portata di tutti ma sexy, uno spazio che celebra la diversità della Capitale, come recita la descrizione sul sito.

«Il nostro palco è il tuo» è il loro slogan. Aperti a nuove idee e progetti, nel giro di qualche anno, partendo da zero e con pochi euro, riescono a trasformare quel luogo in un punto di riferimento internazionale: ospitano artisti provenienti da 83 Paesi differenti, realizzano corsi di teatro, concerti, spettacoli di cabaret, standup comedy, ma anche stripper show, esibizioni di burlesque e drag che attraggono spettatori da ogni parte di Berlino e del mondo.

«Una piccola storia come tante – così la definisce Fabio parlando del suo sogno realizzato – ma sono io». Una piccola storia che è anche una scommessa. Perché non è tutto oro ciò che luccica all’estero. L’”800A”, infatti, si trova a Wedding, in passato quartiere operaio famoso anche come “Red Wedding” che oggi è un mix di culture diverse con una buona percentuale di residenti di origine straniera. Un quartiere difficile, noto per il suo disagio sociale, non sempre accogliente, a maggior ragione nei confronti di un luogo come l’”800A”.

Eppure Fabio è fiducioso. E mentre racconta che qualche giorno fa ha dovuto chiamare la polizia perché gli avevano puntato un coltello alla gola nel suo bar, dice anche che Berlino è in continua trasformazione, che già molte cose sono cambiate rispetto all’inizio della sua avventura: «i tedeschi della zona adesso si fermano a bere da noi piuttosto che comprare la birra negli “späti”, i minimarket che vendono tabacco e alcolici fino a tarda sera».

Pioniere e d’avanguardia in un quartiere multietnico, l’”800A” è oggi un angolo di cultura internazionale importante, un piccolo mondo colorato in un tutto sempre più grigio e oscurantista, una scommessa vincente e più che riuscita. D’altronde anche la scelta del nome prometteva bene: i tedeschi non lo sanno (purtroppo o per fortuna!), ma per Fabio e i palermitani è decisamente qualcosa in più di uno strano codice.
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