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A 16 anni ha già collezionato tre ori: da Palermo Riccardo punta dritto ai Mondiali

Riccardo Buccheri è una giovane promessa del Brazilian Jiu Jitsu. Alla sua età ha praticamente vinto tutto, l'ultima premiazione alla Fondazione Falcone. La storia

Ferdinando Lo Monaco
Studente di Scienze della Comunicazione
  • 5 aprile 2026

Riccardo Buccheri

Mentre l'ormai ex presidente della Figc Gabriele Gravina, si è reso protagonista di una delle uscite più infelici legate al mondo dello sport degli ultimi anni - definendo il calcio l’unico sport professionistico rispetto a tutti gli altri, da lui ritenuti dilettantistici - c’è chi, ogni giorno, con impegno, duro lavoro e dedizione, porta avanti il proprio percorso in discipline che, grazie ad atleti come questo, meritano il massimo rispetto e dignità.

Riccardo Buccheri, giovane palermitano che a soli 16 anni ha già collezionato una lunga serie di traguardi nel mondo del Brazilian Jiu Jitsu. Una sequenza di successi culminata, da ultimo, giovedì 2 aprile, nella sede della Fondazione Falcone. Ma procediamo con ordine.

Abbiamo avuto modo il piacere di intervistare Riccardo Buccheri, col quale abbiamo ripercorso i suoi intensi quattro anni di pratica del BJJ: «Ho iniziato a praticare il Ju Jitsu nel 2022. Ho avuto modo di conoscere questo fantastico sport grazie a mio fratello, dato che nostra madre mi aveva chiesto di accompagnarlo a una prova. Ma appena finita quest’ultima piacque più a me che a lui» racconta ridendo.

Da quel momento, Riccardo con grande impegno e dedizione è riuscito a ottenere una lunga serie di traguardi: «Già da piccolino vinsi il campionato italiano e questa gioia mi ha dato il sogno di diventare sempre più forte. Dopo varie medaglie nel circuito FIJLKAM ho iniziato a vincere nell’AJP tour. Da lì ho capito non solo le mie potenzialità, ma anche quanto il Ju Jitsu mi abbia formato come persona, dandomi lezioni di vita, insegnandomi il rispetto e la disciplina».

Nel circuito dell’AJP, Riccardo ha infatti collezionato 2 bronzi, 1 argento e ben 3 ori: di questi ultimi, il primo all’International di Roma nella categoria No-Gi, mentre i restanti due al National di Milano nella categoria Gi e No-Gi.

Un percorso ancora lungo e dalla grande prospettiva quello di Riccardo, che ora punta lo sguardo verso i campionati del mondo: «Il mio sogno è ovviamente quello di partecipare e vincere un mondiale. Ed è anche probabile che tra non molti anni vi partecipi», dice deciso nel portare a casa una medaglia.

Nonostante i suoi numerosi successi, Riccardo riconosce umilmente che i suoi traguardi non sarebbero stati gli stessi senza la sua palestra, che definisce "famiglia".

«Questo mio percorso – sottolinea Riccardo - non sarebbe stato lo stesso senza la grande famiglia della Makoto e della Trinacria BJJ, grazie ai maestri Dario Nucifora e Davide Cialona e a tutti i miei compagni di palestra che mi aiutano nella preparazione alle gare, dandomi degli esempi da seguire come quelli di Gabriele Brucoli e Flavio La Bruna che mi sono serviti da forte stimolo e esempio».

Proprio il suo maestro Dario Nucifora ha speso bellissime parole sul percorso del ragazzo: «Se dovessi valutare il percorso di crescita di Riccardo dovrei trovare un voto che supera il dieci e lode. Grazie alla sua passione e dedizione, il ragazzo sta raggiungendo in poco tempo dei risultati straordinari, che di norma richiederebbero anche più tempo di lavoro. Da quando si è iscritto non ho memoria di una sua assenza, e credo che con questa determinazione lui possa arrivare veramente in alto tanto da riuscire a vincere un mondiale».

Una serie di traguardi, come quello di Riccardo, che generano poi un circolo vizioso che stimola tutti gli atleti a dare il massimo: «Mi ritengo soddisfatto rispetto a tutto quello che sta facendo la Makoto, specie dopo il duro stop che tutti gli sport di contatto hanno subito durante il periodo Covid. Siamo riusciti a portare a casa dei risultati collettivi come essere la prima classificata come società nel No-Gi FIJKAM. Quando ci si allena in ambienti come il nostro, si genera una sorta di meccanismo di stimolo reciproco tra gli atleti, trasmettendo valori importanti legati alla perseveranza e alla dedizione».
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