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A Brancaccio si denuncia il pizzo (e non era scontato): "Un esempio che dà speranza"

Non può passare inosservato che in un quartiere dove la mafia ha ucciso persino un sacerdote (padre Puglisi), ci sia chi ha avuto il coraggio di denunciare

Balarm
La redazione
  • 20 aprile 2026

C'è qualcosa di importante, che dà nuova speranza a Palermo, nella notizia del blitz a Branciaccio che ha portato al fermo di 32 indagati, fra cui un boss del quartiere: imprenditori vittime del racket che hanno avuto il coraggio di denunciare i loro estorsori e che hanno consentito a polizia e carbinieri di portare a termine le indagini.

Non è sul fatto di cronaca in sè che vogliamo soffermarci, perché - chi segue Balarm lo sa - in genere raccontiamo "good news" che valorizzano la Sicilia, ma il fatto che in un quartiere a rischio come Brancaccio, dove a essere ucciso dalla mafia è stato pure un sacerdote, Padre Pino Puglisi, ci sia chi ha avuto il coraggio di denunciare non può passare inosservato.

«Tra i tanti che, purtroppo, pagano le estorsioni, c’è invece chi, supportato da Addiopizzo, ha trovato la forza e il coraggio di opporsi a minacce e condizionamenti di Cosa nostra - dichiara l'associazione che da anni è impegnata nella lotta alla mafia -. Sono storie di resistenza che dimostrano, ancora una volta, quanto sia fondamentale il contributo degli operatori economici affinché il lavoro prezioso ed incisivo degli organi investigativi, in questo caso di carabinieri e polizia, e della Procura di Palermo possa raggiungere risultati più rapidi ed efficaci, come quelli che emergono dall’indagine di oggi».

«Ancora una volta - prosegue Addiopizzo -, inoltre, si rivela determinante il ruolo degli operai presenti nei cantieri, spesso direttamente esposti a minacce e richieste estorsive. Anche la loro collaborazione rappresenta un tassello importante in un percorso condiviso di denuncia. La scelta di chi si è opposto alle estorsioni si inserisce in un territorio dove nel recente passato trentuno commercianti sono stati, invece, rinviati a giudizio per favoreggiamento, perché negando agli inquirenti di avere pagato la cosiddetta “messa a posto” a Cosa nostra hanno aiutato i mafiosi ad eludere le indagini. Ma a fronte di queste condotte, va oggi evidenziato come vi siano invece vittime che continuano a trovare la forza e il coraggio di denunciare, anche a Brancaccio».

«Tuttavia - conclude l'associazione -, se si vuole imprimere una svolta decisiva sui fenomeni di criminalità organizzata ed estorsione, è necessario che la politica investa nel risanamento delle profonde sacche di povertà e degrado che investono le periferie e che alimentano devianza e illegalità diffusa. Si tratta di territori e quartieri dove diritti fondamentali come quello alla casa, al lavoro, all’istruzione e alla salute restano, per molti, ancora un miraggio. Non ci si può più affidare esclusivamente al lavoro di magistrati e forze dell’ordine, ma è necessario costruire un’alternativa sociale ed economica a Cosa nostra che nelle periferie, con le sue attività illecite, costituisce oramai un ammortizzatore sociale che assicura sopravvivenza».

«È un altro importante successo nella battaglia contro il racket delle estorsioni. Il nostro sentito ringraziamento va alla magistratura e alle forze dell’ordine impegnate nel contrasto alla criminalità organizzata ma anche a chi ha trovato il coraggio di denunciare: senza questo contributo nessuna azione repressiva può davvero essere efficace - commenta Patrizia Di Dio, presidente di Confcommercio Palermo e vice presidente nazionale con delega alla legalità.

«Sono certa che il blitz di oggi sia un messaggio di speranza e fiducia nell'azione repressiva delle forze dell’ordine e possa ulteriormente stimolare coloro che sono sotto ricatto della criminalità a ribellarsi agli intollerabili atti di estorsione - conclude Di Dio -. Confcommercio è impegnata fortemente sul fronte della legalità, promuovendo campagne di sensibilizzazione, iniziative pubbliche e percorsi di accompagnamento per le aziende vittime di racket e usura. La legalità non è solo un valore etico ma anche una condizione indispensabile per lo sviluppo economico e per una sana concorrenza».
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