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Sicurezza a Palermo, 90 agenti in più e nuove telecamere: il "Piano estate" di Piantedosi

Il ministro dell'Interno annuncia nuovi strumenti e un rafforzamento dei dispositivi di controlli dopo il Comitato per l'ordine e la sicurezza svoltosi in Prefettura

Balarm
La redazione
  • 15 giugno 2026

Novanta agenti in più in arrivo tra polizia e carabinieri e 5 milioni di euro per nuovi impianti di videosorveglianza in città. È quanto annunciato dal ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, al termine del Comitato per l'ordine e la sicurezza che si è svolto oggi, 15 giugno, alla prefettura di Palermo a seguito dei numerosi episodi di violenza e intimidazioni registrati negli ultimi mesi in città.

Dagli attacchi intimidatori, anche coi kalashnikov, contro ristoranti e attività commerciali di Sferracavallo e Tommaso Natale, all'ultimo incendio appiccato contro una delle sedi di Sicily by Car di Tommaso Dragotto, terzo episodio nel giro di tre mesi, l'emergenza sicurezza non è più solo una percezione ma un dato di fatto.

Come ha detto lo stesso ministro all'inaugurazione della nuova Villa "Quarto Savona 15" di Aspra, nell'ex bene confiscato diventato un centro estivo per bambini: «A Palermo ci sono nuove generazioni che stanno tentando di affacciarsi a scenari criminali. È molto probabile che nella mafia ci sia un "ricambio generazionale"».

Piantedosi assicura che «la risposta dello Stato c'è». E annuncia un rafforzamento delle misure di sicurezza soprattutto «in vista dell'estate». Una sorta di "Piano estate" che prevede un rafforzamento dei controlli con 90 agenti in più tra le forze dell'ordine, nuove risorse da destinare all'installazione di telecamere e impianti di videosorveglianza e un migliore utilizzo anche dell'esercito nell'ambito di "Strade sicure".

«Il Governo ha dimostrato con i fatti di essere vicino a Palermo - dice l'onorevole Carolina Varchi in un'intervista rilasciata a Live Sicilia -. La nostra città ha cancellato la vergogna delle bare accatastate e ha allontanato il rischio concreto del dissesto finanziario grazie alle misure straordinarie ottenute attraverso una forte sinergia con il Governo guidato da Giorgia Meloni, durante il mio breve mandato da vicesindaco. I risultati sono concreti: 141 Carabinieri, 148 Poliziotti, 3,8 milioni di euro all’anno per assumere 100 nuovi agenti della Polizia Municipale, grazie a un mio emendamento sostenuto dal Governo, e una linea ferma contro mafia e criminalità, a partire dalla difesa del carcere ostativo.

Quando parliamo di sicurezza - aggiunge - parliamo di fatti: arresti, operazioni contro la criminalità organizzata, kalashnikov sequestrati e criminali assicurati alla giustizia. È la dimostrazione di uno Stato presente che non arretra di fronte all’illegalità. Risorse, sicurezza e legalità: risultati concreti che confermano l’attenzione costante verso Palermo e i suoi cittadini».

Nel frattempo incalza l'opposizione: «Palermo sta vivendo una pessima realtà sotto il profilo della sicurezza. Si ripetono azioni criminali a scopo estorsivo che destano molta preoccupazione e fanno sentire solo tanti imprenditori e commercianti. È l’effetto di quattro anni e mezzo di governo Meloni che ha prodotto solo un aumento di tasse e una diminuzione della sicurezza nelle nostre città - afferma Roberta Schillaci, segretaria della Commissione regionale Antimafia e vice capogruppo del M5s all’Ars - Anche la rinuncia al reddito di cittadinanza è stato un detonatore per l’aumento di fenomeni criminali minori. Bene la presenza del ministro degli Interni Matteo Piantedosi ma non sia solo un fatto di circostanza. Il Viminale avrebbe già dovuto inviare più forze dell’ordine a Palermo ed aumentare i presidi di pubblica sicurezza. Siamo abituati alle passerelle ed alla poca sostanza di questo governo di centrodestra».

Amaro il commento della Cgil per il mancato incontro col ministro Piantedosi: «Auspicavamo maggiore sensibilità istituzionale - dice il segretario generale Cgil Palermo, Mario Ridulfo - soprattutto dopo l'ennesima visita del ministro a Palermo, successiva anche questa volta a episodi di violenza mafiosa che hanno creato profonda inquietudine e preoccupazione in città. Incontrare le forze sociali e produttive per un ministro della Repubblica dovrebbe essere un dovere».

«Per noi, la sequenza degli eventi criminali rappresenta una vera e propria sfida allo Stato e dunque a tutti - aggiunge -. Per quanti conoscono la nostra realtà, non è sufficiente solamente l’iniziativa delle forze dell’ordine e della magistratura, che non vanno lasciate mai sole nella lotta e nel contrasto alla mafia. Serve partecipazione e coinvolgimento della parte sana della nostra società, serve una forte iniziativa sociale e politica che abbia come obiettivo l’eliminazione del brodo di coltura e delle contraddizioni che alimentano nei quartieri e nei paesi della nostra provincia la nascita e la crescita di nuove leve mafiose».

«Oltre ad eliminare le piazze di spaccio – conclude Ridulfo - bisogna affrontare le marginalità e i divari sociali che caratterizzano i nostri quartieri e garantire gli stessi diritti costituzionali ai cittadini, soprattutto ai più giovani. Se invece si pensa sufficiente l’approccio repressivo, tra l’altro in forte ritardo, si capisce perché il ministro non trova il tempo di incontrare a Palermo le forze sociali e produttive. Se prima eravamo preoccupati per la carenza delle risposte da parte del governo nazionale alla emergenza sicurezza e legalità a Palermo, adesso siamo fortemente preoccupati per una evidente sottovalutazione del fenomeno».
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