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A Palermo anche il cimitero divenne espressione del "Floreale": la cappella Alagona

Il Cimitero di Santo Spirito , custodisce alcuni tra i capolavori più suggestivi della produzione architettonica funeraria eclettica e Belle époque. La Cappella Alagona fu progettata nel 1907

Danilo Maniscalco
Architetto, artista e attivista, storico dell'arte
  • 27 maggio 2022

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Dettaglio della cappella Alagona

Il Cimitero di Santo Spirito in via del Vespro (Terza circoscrizione), custodisce alcuni tra i capolavori più suggestivi della produzione architettonica funeraria eclettica e Belle époque. Ed è qui che al Piano 1 sez. 15 del centralissimo viale assiale in direzione della chiesa normanna di Santo Spirito, si erge ancora la Cappella Alagona.

Progettata nel 1907 e vicina alle sperimentazioni coeve per la Cappella del marchese Starrabba di Rudinì presente ancora oggi presso il cimitero monumentale romano del Verano, può essere inquadrata tipologicamente come una struttura a torre coperta da un tetto a due falde inclinate, sormontate da una croce e piantata a terra per mezzo di uno stilobate da cui si dipartono quattro gradini rivestiti in marmo, che permettono l'accesso interno.

Ma se nel manufatto romano impera il colore del rosso mattone alternato al bianco marmoreo, in quello palermitano, oggi semi nascosto da alberi rigogliosi e troppo invasivi, si assiste all’uso radicale e diffuso di un monocromatico color beige funzione dell’uso del rivestimento in pietra tufacea.



Da tempo la cappella ha perso la croce superiore e l’assenza di manutenzione né ha già alterato la patina in più porzioni, pur conservando ancora intatto il carattere di monumentalità tipico delle sperimentazioni floreali di Ernesto Basile. La misura floreale basiliana si esplica prevalentemente negli architravi di porta e finestra centrali, vere e proprie opere d’arte scultoree quasi a se stanti e nel raffinato disegno della porta in ferro battuto e vetro a due ante.

È presente il tipico lettering indicativo della proprietà e inciso sul marmo, evidenziato da un interessante color rosso acceso. La genesi compositiva della cappella affidata come sempre ad intuizioni artistiche frutto di continui passaggi tra schizzi progettuali e cambi di rappresentazione prospettica e in alzato, trova l’ultima fase di verifica nel disegno quotato da cui è possibile accertare che ben poche differenze se non addirittura nessuna sia possibile trovare tra l’opera grafica e la realizzazione tridimensionale.

Colpisce la maturazione di un linguaggio ormai pienamente aderente al codice espressivo del Modernismo europeo in cui rimane irrinunciabile la declinazione personale di motivi floreali relativi alla propria ricerca artistica. Già dal principio del Novecento, è possibile parlare di “Via basiliana al Floreale europeo”, di cui quest’opera è certamente esempio mirabile tra i più colti. Vi trova riposo anche la giovane Antonietta Varvaro Alagona.

Appare indispensabile la necessità di un provvidenziale progetto di restauro che oltre a valorizzare l’aspetto esterno restituisca agli interni il decoro originario. Serve un piano Marshall per la nostra bellezza monumentale. L’alternativa è già in moto e si chiama “disfacimento della memoria”. Alzheimer culturale in corso!
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