Addio ai Chiavettieri dopo 22 anni: "Chiudo per stanchezza, a Palermo troppa violenza"
Lo storico locale, che per anni è stata una delle mete predilette della movida palermitana, abbassa la saracinesca. Il titolare: "Si è perso tutto, la zona è invivibile"
L'esterno del locale "Ai Chiavettieri", a Palermo
«Chiudo per stanchezza, perchè Palermo è cambiata e in giro c'è troppa microcriminalità, troppa droga». È per questi motivi che Gabriele Caladrino, titolare di "Ai Chiavettieri" ha deciso di mollare. Dopo 22 anni di attività, lo storico locale alla Vucciria, cuore della movida palermitana, chiude i battenti.
Calandrino aveva 26 anni quando, nel 2004, decide di aprire un pub nei locali al piano terra di una palazzina ereditata dal padre. Una scommessa bella e buona. Allora via Chiavettieri era uno dei tanti vicoli della Vucciria, poco illuminati e altrettanto poco frequentati. «La sera di aperto c'era solo un ristorante - racconta Calandrino - ma in quella strada io vedevo del potenziale. E così è stato».
L'apertura di "Ai Chiavettieri" segna un primo passo per la riqualificazione della storica via della città, un tempo sede degli artigiani palermitani (gli antichi chiavettieri appunto, da cui la strada prende il nome) e poi trasformata, circa 20 anni fa, in una delle mete predilette della movida palermitana. Almeno fino a poco tempo fa.
«In dieci anni, ristoranti e locali si sono moltiplicati in zona. Iniziava così il periodo d'oro di via Chiavettieri, dal 2004 al 2015. Poi il lento declino e tutto si è perso - racconta Calandrino -. Nel 2017 la prima chiusura. Cedo il passo e do l'attività in gestione. Nel 2019 torno e nonostante le difficoltà legate al Covid il locale torna al centro della movida. Tutto cambia però negli ultimi due anni».
Inizia il periodo nero. E non sono i ricavi il vero problema, come spiega a Balarm Gabriele Calandrino, ma la sicurezza e la vivibilità della zona. Un clima di insicurezza e di paura che poco alla volta conduce il titolare dello storico locale a mollare tutto. «Negli ultimi tempi il centro storico è diventato invivibile. Non è esagerato se dico che scoppia una lite ogni sera. Non nel mio locale ma è evidente che, con una situazione di violenza dilagante, i clienti iniziano anche a scarseggiare. La gente ha paura e non esce. Anche per noi lavorare è diventato pericoloso. Tutte le sere dobbiamo avere a che fare con ragazzetti pieni di soldi che fanno gli spavaldi, spesso pure armati. Si sentono i padroni della città: pretendono di bere gratis o di poter fare ciò che vogliono fregandosene di qualsiasi regola civile».
Da qui la decisione di abbassare la saracinesca. Una scelta non facile, perché "Ai Chiavettieri" non è solo un posto di lavoro, fonte di guadagno, ma un pezzo di vita e di famiglia. «Avevo provato a passare il testimone a mia figlia Sara, ma ci ho rinunciato. Il centro storico di Palermo la notte non è più un luogo sicuro per lavorare».
Da fine gennaio l'attività è cessata, i locali e la licenza sono stati messi in affitto. Con "Ai Chiavettieri" si chiude anche un capitolo di storia di Palermo, perchè il locale di Calandrino ha rappresentato per anni un luogo di incontro e divertimento per generazioni di giovani palermitani che lì trascorrevano serate intere, tra un cocktail e un po' di musica live. Almeno fino a quando «la violenza non ha spento tutto».
Ma non è neanche tempo di abbattersi. Gabriele Calandrino ha infatti un altro progetto in cantiere: «L'apertura di un museo del giocattolo a tema cartoon anni Ottanta. Abbiamo già parecchi pezzi da esporre. L'obiettivo sarebbe di realizzare il più grande d'Europa nel suo genere. Al momento è un sogno, speriamo di trasformarlo presto in realtà».
Calandrino aveva 26 anni quando, nel 2004, decide di aprire un pub nei locali al piano terra di una palazzina ereditata dal padre. Una scommessa bella e buona. Allora via Chiavettieri era uno dei tanti vicoli della Vucciria, poco illuminati e altrettanto poco frequentati. «La sera di aperto c'era solo un ristorante - racconta Calandrino - ma in quella strada io vedevo del potenziale. E così è stato».
L'apertura di "Ai Chiavettieri" segna un primo passo per la riqualificazione della storica via della città, un tempo sede degli artigiani palermitani (gli antichi chiavettieri appunto, da cui la strada prende il nome) e poi trasformata, circa 20 anni fa, in una delle mete predilette della movida palermitana. Almeno fino a poco tempo fa.
«In dieci anni, ristoranti e locali si sono moltiplicati in zona. Iniziava così il periodo d'oro di via Chiavettieri, dal 2004 al 2015. Poi il lento declino e tutto si è perso - racconta Calandrino -. Nel 2017 la prima chiusura. Cedo il passo e do l'attività in gestione. Nel 2019 torno e nonostante le difficoltà legate al Covid il locale torna al centro della movida. Tutto cambia però negli ultimi due anni».
Inizia il periodo nero. E non sono i ricavi il vero problema, come spiega a Balarm Gabriele Calandrino, ma la sicurezza e la vivibilità della zona. Un clima di insicurezza e di paura che poco alla volta conduce il titolare dello storico locale a mollare tutto. «Negli ultimi tempi il centro storico è diventato invivibile. Non è esagerato se dico che scoppia una lite ogni sera. Non nel mio locale ma è evidente che, con una situazione di violenza dilagante, i clienti iniziano anche a scarseggiare. La gente ha paura e non esce. Anche per noi lavorare è diventato pericoloso. Tutte le sere dobbiamo avere a che fare con ragazzetti pieni di soldi che fanno gli spavaldi, spesso pure armati. Si sentono i padroni della città: pretendono di bere gratis o di poter fare ciò che vogliono fregandosene di qualsiasi regola civile».
Da qui la decisione di abbassare la saracinesca. Una scelta non facile, perché "Ai Chiavettieri" non è solo un posto di lavoro, fonte di guadagno, ma un pezzo di vita e di famiglia. «Avevo provato a passare il testimone a mia figlia Sara, ma ci ho rinunciato. Il centro storico di Palermo la notte non è più un luogo sicuro per lavorare».
Da fine gennaio l'attività è cessata, i locali e la licenza sono stati messi in affitto. Con "Ai Chiavettieri" si chiude anche un capitolo di storia di Palermo, perchè il locale di Calandrino ha rappresentato per anni un luogo di incontro e divertimento per generazioni di giovani palermitani che lì trascorrevano serate intere, tra un cocktail e un po' di musica live. Almeno fino a quando «la violenza non ha spento tutto».
Ma non è neanche tempo di abbattersi. Gabriele Calandrino ha infatti un altro progetto in cantiere: «L'apertura di un museo del giocattolo a tema cartoon anni Ottanta. Abbiamo già parecchi pezzi da esporre. L'obiettivo sarebbe di realizzare il più grande d'Europa nel suo genere. Al momento è un sogno, speriamo di trasformarlo presto in realtà».
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