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Addio Copenaghen, Palermo è più figa: Lorenzo e Zoé scelgono il "calore" del Sud

Lui attore, lei danzatrice si conoscono ad un festival di danza in Spagna tre anni fa, da due anni sono compagni e adesso hanno scelto di trasferirsi in Sicilia

Alessia Rotolo
Giornalista
  • 30 novembre 2018

Zoe Barnabeu e Lorenzo Covello

"Palermo conca d’oro, divora i suoi e nutre gli stranieri". Questo recita la statua del Genio di Palermo e molti in città sono convinti che sia così. Sarà perché i suoi abitanti non sanno coglierne la bellezza e le opportunità? Qualità che invece vedono spesso gli stranieri che da qualche tempo decidono anche di venirci a vivere.

Lorenzo Covello e Zoé Bernabéu, lui milanese di trent'anni e lei parigina di ventiquattro, hanno fatto le valigie e dopo aver vissuto in varie parti d'Europa hanno scelto proprio il capololuogo siciliano come luogo dove trasferirsi. Lui attore, lei danzatrice si conoscono ad un festival di danza in Spagna tre anni fa, da due anni sono compagni nella vita e dopo aver vissuto il primo anni a Milano e il secondo a Copenaghen avevano voglia di Sud, di umanità, di calore e di luce, e così a settembre scorso arrivano a Palermo carichi di entusiasmo.

Conoscevano già la città perché in passato avevano avuto l'opportunità di lavorarvi per alcuni brevi periodi. «Due anni fa abbiamo vinto insieme il "Minimo Teatro Festival" - racconta Covello - e io ho lavorato con Emma Dante. Quando ho proposto a Zoè di trasferirci a Palermo mi ha detto subito sì. Cercavamo una dimensione più umana, una città non troppo grande. Adesso siamo qui e siamo felicissimi, si sta bene a Palermo».

Hanno preso casa in piazza Marina e hanno già lavorato al Teatro Massimo per due opere liriche.

«Collaboro con il Circ'Opificio - aggiunge Covello - faremo una residenza artistica allo Spazio Franco, ci ospiteranno anche il teatro Ditirammu e il Patafisico per alcuni progetti. Siamo stati accolti a braccia aperte, in questa città c'è molta voglia di fare che compensa la pochezza dei mezzi. Una cosa che manca è la raccolta differenziata e venendo dalla Danimarca l'abbiamo notata molto, la questione ecologica mi turba ma la proposta culturale è viva e di spazi culturalmente attivi ce ne sono tanti».

E poi c'è anche un'altra questione importante «Anche dal punto di vista politico - continua Covello - essere in una città che nei confronti dei migranti ha una posizione nettamente differente rispetto alla deriva che la nazione ha preso e, che dovrebbe rappresentarci, è motivo di orgoglio e potenzialmente motivo per restare».

In molti decidono di venire a vivere a Palermo ultimamente: «Palermo è figa - dice Zoé Bernabéu - in Danimarca la vita è faticosa e più grigia, c'è meno imprevisto. La mia famiglia è Francese di Algeria (chiamati piedi neri) abbiamo sempre condiviso pranzi e cene e si mangiava tardi in casa, proprio come qui a Palermo. Dopo Copenaghen volevo vivere di piccole cose, piccole gioie quotidiane, di buon cibo, di begli incontri umani. Un'altra cosa che amo di questa città è la sensazione che ciò che faccio possa avere un impatto sulla comunità, a Parigi mi sembrava di essere in mezzo ad un mare troppo grande dove niente o poco impatta davvero».

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