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Ai Chiavettieri chiude e a Palermo è già nostalgia: "Saranno storia per sempre"

La fine di un pub che per 22 anni è stato il cuore della movida palermitana non è solo una saracinesca che si abbassa, ma sono tantissime persone e abitudini da ricostruire

Alice Marchese
Giornalista
  • 12 febbraio 2026

Ai Chiavettieri (foto di Gabriele Calandrino)

La chiusura di un locale che per 22 anni ha illuminato la movida palermitana non è soltanto una saracinesca che si abbassa, ma sono tantissime persone che un tempo si recavano lì e che adesso non hanno altro che ricordi di serate che purtroppo non torneranno più. Ai Chiavettieri ha messo un punto e la città ne sente già la mancanza e non può fare a meno di ripercorrere tutti i momenti trascorsi tra quei vicoli che regavalano gioia e spensieratezza.

La movida negli ultimi tempi sta subendo delle battute d'arresto e in tantissimi, sia giovani che adulti, sono costretti a spostarsi creando nuove abitudini pur di passare una serata in totale serenità. I ragazzi che stanno solo adesso conoscendo Palermo la notte, provano inevitabilmente uno sconforto profondissimo, che li porta a sentirsi insicuri in casa propria. Ma chi ha memoria della Palermo di un tempo, non può dimenticare piazze e strade che hanno fatto la loro giovinezza, pezzi di vita strappati via da una violenza dilagante.

Ai Chiavettieri è stato questo per Palermo: un luogo dove andare con amici e ballare anche con sconosciuti senza avere il timore di chi ci fosse accanto a te. Vi abbiamo già raccontato in un precedente articolo perché Gabriele Caladrino, titolare di "Ai Chiavettieri" ha deciso di mollare. Ha raccontato a Balarm di quanto fosse pericoloso lavorare in un ambiente del genere con un clima di insicurezza che ha reso quel locale invivibile che poco alla volta conduce il titolare dello storico locale ad abbassare le saracinesche.

Il cuore della movida palermitana ha smesso di battere, ma la città non può dimenticare e c'è chi, dopo aver appreso la notizia, si schiera con la decisione di Gabriele Calandrino, nonostante tutto: «Purtroppo a malincuore ha ragione - ci scrivono sui nostri social -. Come me come tante altre ragazze andavamo sole in quelle strade per raggiungere il gruppo di amici per stare lì a ballare e divertirci anche con persone che non conoscevamo. Adesso questa cosa non si può più fare e fa male perché adesso molti di noi sono e stanno diventando genitori quindi speriamo che tutto questo possa cambiare nuovamente, perché uscire di casa deve significare divertimento e no paura».

Per chi frequentava il locale, era un vero e proprio porto sicuro dove non "poteva accadere nulla di brutto" e dove un tempo si andava per conoscere gente e stare in compagnia in serenità. C'è chi si rivolge al proprietario, infondendo coraggio seppur a distanza: «Gabri, Ai Chiavettieri non morirà mai! Resterà vivo nei nostri ricordi, è parte delle nostre vite, delle nostre serate spensierate. Nessun ci leverà questa vita passata insieme. Goditi più che di prezioso hai».

«Grazie di tutto Gabriele! Quanti momenti belli passati all’interno del tuo locale, che sia di pomeriggio o di sera, venivo sempre a trovarti, era il locale preferito per tutte quella gente che ama vivere e stare fuori la sera con tanta spensieratezza e felicità, felicità nel sapere che andando nel tuo locale a qualsiasi ora anche a tarda notte era praticamente la ciliegina sulla torta per concludere al meglio la serata di ognuno di noi! - ci scrivono sui nostri social -.

Tutto questo grazie al tuo enorme lavoro, accoglienza fantastica, familiare, sei un grande persona, ci mancherà andare Ai Chiavettieri.. Non doveva finire così.. Ti auguro altri successi. Perché in fin dei conti, i Chiavettieri sono stati storia qui a Palermo e lo saranno per sempre!».

Ma c'è anche chi empatizza con il titolare: «In questo locale ci ho passato estati intere a ridere, cantare e ballare con i miei amici. Ricorderò sempre quei momenti li Un abbraccio al proprietario, persona meravigliosa e gentilissimo con tutti i giovanissimi che frequentavano il suo locale. Mi dispiace tantissimo ma visti i tempi che corrono comprendo la scelta».

Commenti che purtroppo fanno male a chi ha scelto di restare: «Ha ragione (ad essere stanco, ndr)! Ma chi ha più voglia di uscire per rischiare?! Fino a un anno e mezzo fa camminavo tranquilla per le vie di Palermo anche la notte. Ora è finita, mi spavento a camminare anche di giorno».

Resta l'amaro in bocca di chi stava dall'altro lato del bancone e di chi combatteva la malamovida con le risate come "arma": «Siamo stati la Palermo migliore nel posto migliore di sempre - scrive Margherita Mancuso -. Avevamo riconquistato il centro storico con musica e cultura , con un divertimento sano. Le nostre armi erano risate scroscianti e musica tutta la notte .. e sorrisi tanti tantissimi .. i chiavettieri erano casa .. ora questa Palermo non è più nostra .. e ahimé di fronte a queste belve bisogna solo ritirarsi nelle retrovie. È una sconfitta di tutti, ma quegli anni nessuno potrà cancellarli! Grazie di tutto».

Per chi, invece, ha deciso di lasciare Palermo, questo triste evento è solo l'ennesima conferma di una città che sta cambiando sotto i nostri occhi e di aver preso la decisione giusta per loro di andarsene: «Sto a Torino. A barriera di Milano, quartiere peggiore di Torino. Mi aspettavo di trovare la fine del mondo e invece è meglio di Palermo. Dopo 15 anni di splendore, Palermo è tornata negli abissi di una volta, anzi peggio. Ragazzi, violenti e senza un minimo di educazione e civiltà. Ve lo dice uno che da 20 lavoro nelle scuola superiori di Palermo e che adesso si è trasferito nelle scuole di Torino. Tutto è andato a peggiorare».

Perché purtroppo, non sono sempre le offerte di lavoro a strapparti dalla Sicilia: «Spesso mi chiedono perché abbia "abbandonato" Palermo, alludono alla mancanza di lavoro. Ebbene rispondo che non è così, la mancanza di sicurezza, l'attitudine aggressiva e la mentalità pseudo mafiosa rappresentano un pericolo costante in questa città».

Un locale storico che ha accompagnato intere generazioni che adesso non riconoscono più la loro Palermo: «Ci ho passato intere sere, quando Palermo era sicura, libera, felice. Non ho mai avuto paura di uscire di sera, di rincasare a tarda notte... adesso non la riconosco più. Mi sembra una città così lontana da ciò che era. È come se avessero fatto scappare le brave persone e dato voce e spazio alle persone marce che dovevano essere invece arginate o eventualmente recuperate. Povera Palermo mia».

La chiusura de "Ai Chiavettieri" non è quindi solo un fatto di cronaca o l'ennesimo numero che si aggiunge alla lista delle imprese che mollano. È una ferita aperta in una città che, tra quei vicoli, aveva imparato a respirare un’aria diversa, più libera, ma restano i ricordi che nessuno potrà "strapparli via". A malincuore purtroppo ci si chiede se Palermo saprà riprendersi i suoi spazi o se dovrà rassegnarsi a guardarsi spegnere pian piano.
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