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Altro che senso del pudore: a Palermo le bagasce gareggiavano lungo il Cassaro

La gente accorreva da ogni dove per recarsi in centro storico e assistere alla "Corsa delle bagasce", quando le prostitute correvano per il premio: un corsetto di raso

Mohamed Maalel
Booklover compulsivo
  • 16 luglio 2019

"Figliol prodigo dissipa i beni con una prostituta" (particolare) di Rembrandt, 1635

Il Cassaro è oggi uno dei luoghi più affollati e frequentati dai palermitani, ma c’è stato un tempo in cui il Cassaro era molto più che un luogo di semplice raduno.

La gente accorreva da ogni dove, l’eleganza inebriava le strade, e il Cassaro (attuale Corso Vittorio Emanuele) diventava il palcoscenico dell’evento più atteso dal popolo nostrano: tutti erano concentrati sulla famosa “corsa delle bagasce”.

Queste erano gare molto frequenti nel Cinquecento, come testimoniato da due documenti ufficiali, uno del 1572 e uno del 1578, e l’ideatore fu il viceré di Sicilia Marcantonio Colonna, che amava osservare le “donne dai facili costumi” concorrere per un costume nuovo.

Colonna, noto per la costruzione della monumentale porta di Palermo "Porta Felice" dedicata alla moglie Donna Felice Orsini, è celebre per i suoi vizi più che per le sue virtù.

Il viceré era anche impegnato in una tresca amorosa con Eufrosina Siragusa, ed era probabilmente stanco della solita corsa dei berberi, cavalli senza sella che correvano lungo il Cassaro in corsa sfrenata, partendo da Porta Felice fino ad arrivare a Porta Nuova, e allora decise di offrire, e offrirsi, uno spettacolo “bello da vedersi”.

Oggi è possibile conoscere la storia di questa particolare pratica sociale grazie alla cronaca di Luigi Natoli e del suo volume "Storie e leggende di Sicilia": sei le donne che gareggiavano, con la possibilità di vestirsi secondo la propria libertà, come espresso dal viceré, cioè con vesti larghe, aperte fino al ginocchio e senza maniche, con le gambe coperte di calze lunghissime ed i piedi calzati con i nastri.

Tutto intorno un gran fracasso, tra urla, grida e schiamazzi, mentre le donne concorrevano per un elegante abito con il corsetto di raso.

La prima corsa si tenne in occasione del Carnevale del 1578, il Natoli riporta una "cronaca sportiva" accurata e dettagliata "Le corritrici erano sei, si schierarono sulla medesima linea, l'una accanto all'altra. Erano in veste lunga; ma perché le gambe avessero maggior libertà, il signor Marcantonio aveva permesso che si vestissero alla ninfale, con vesti larghe, cioè aperte fino al ginocchio, e senza maniche, nessuna sottana, le gambe coperte di calze lunghissime, e i piedi calzati con nastri. Erano belle a vedersi".

E mentre il popolo si divertiva, Marcantonio Colonna firmava la sua fine. La sua vita, tra corse e tresche amorose, fu un andirivieni di vizi e pubbliche virtù. Anche se descritto come uomo severo e coraggioso, non rifiutava affatto il divertimento facile, raccontare storielle e corteggiare tutte le giovani dame palermitane.

Questi scandali furono pretesto per i suoi nemici, che lo accusarono al re di Spagna Filippo II: a nulla servi recarsi a Madrid, poiché il viceré mori improvvisamente per un male misterioso.

Il Cassaro non si fermò e la Corsa delle Bagasce prese il nome “Palio di Santa Maria Magdalena” prevedendo quattro nuove fasi: una dedicata ai ragazzini, un’altra ai giovani, un’altra per gli uomini adulti e infine una fase per le bagasce.

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