LE STORIE DI IERI

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Private “lordure” e pubbliche nerbate

  • 15 febbraio 2005

L’apprezziamo subito l’ordinanza che punisca, anche di brutto, infrazioni piccole in sé ma che nuocciono a tutti se ripetute mille volte. Esemplare, di questi tempi, il lancio fuori orario di un pur misero “sacchitello” nel cassonetto dei rifiuti. Civica mala creanza punita con oltre duecento euro di multa. Tuttavia, chi volesse in qualche modo, e perfino con qualche profitto culturale, consolarsi dell’attuale “ ferocia dei tempi”, potrebbe farlo davanti a una significativa lapide murata su un lato della chiesa di San Francesco Saverio, a quattro passi da Ballarò. E quanto a tale pietra, incisa nel 1760, ecco il suo icastico contenuto, chiarissimo malgrado l’approssimativo italiano del tempo: “Il contestabile, d’ordine della Ill.ma Deputazione delle Strade, ingiunge ed intima a tutte e a qualsivoglia persona di qualsisia stato grado e condizione…abitanti vicino la Ven.le Chiesa di San Francesco Saverio qualmente ( l’equivalente del moderno “che” ) d’oggi in avanti abbiano vogliano e debbano astenersi…di buttare o far buttare qualsisia sorta di terra o sterro né tampoco qualsiasi sorta d’immondizia o di lordure di qualunque sorte a canto o vicino a questa Venerabile Chiesa.” E fin qui la premessa-divieto, che peraltro disponeva opportunamente anche nei confronti dei più abbienti che potevano mandare servi o garzoni a buttar “lordure” per loro conto.

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Pena le amarissime conseguenze delle eventuali infrazioni in merito, davanti alle quali impallidiscono le multe d’oggi: “Contravvenendo a quanto di sopra siano e si intendano incorsi nella pena di pagare onze cinque, d’applicarsi cioè la terza parte al rivelante e le altre due terze parti alla Ill.ma Deputazione. Traducendo in linguaggio attuale, ben altro che i duecento e passa euro per ogni sacchetto “fuori orario”. Basti pensare che il Pretore di quel tempo, per l’otto di dicembre, faceva dono all’Immacolata di San Francesco di cento onze che dovevano bastare per un anno intero, processioni e luminarie comprese.Né piccolo era l’incentivo ai rivelanti - che pare corrispondessero agli attuali vigili - i quali erano perciò molto solleciti nel sorprendere i privati imbrattatori. Ma il peggio arrivava alla fine dell’iscrizione, con una distinzione drammatica tra chi disponeva delle onze e chi non aveva nemmeno i tarì: “ E se saranno persone inabili siano e si intendano incorsi nella pena di anni uno di carceri e altre pene benviste dalla Deputazione. Questo per la poca riverenza che portano alla Casa di Dio”.

A questo punto sarebbe superfluo ogni altro commento. Considerata la vita che si conduceva nelle infami galere cittadine. E anche se non sappiamo di preciso quali potessero essere le preoccupanti “pene benviste”. Perché quelli erano tempi nei quali non si lesinavano le punizioni a base di pubbliche nerbate, inevitabilmente “alla nuda”. Né, a proposito di nudità, va dimenticato che tra gli attrezzi a disposizione del boia, oltre alla gogna e ad altre piacevolezze del genere, ancora nel secolo dei lumi c'era pure una vergognosa “balata” di marmo. Sulla quale, tra i lazzi di un intero popolo, venivano fatti “accomodare” coloro che invece delle strade sporcavano il loro nome con mille debiti mai onorati. E che espiavano tali colpe solo dopo che l’esecutore di giustizia con l’aiuto dei suoi “tirapiedi” li avessero pubblicamente privati dei pantaloni. Oltre che delle mutande, nel caso in cui avessero ancora potuto permettersele.

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