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Regione e Comune: banditi: i nuovi concorsi per precari e caporali

Gianpiero Caldarella
Giornalista e autore di satira
  • 4 settembre 2006

Grisù era un fesso. Lui che da grande voleva fare il pompiere non ha mai vissuto in Sicilia. Vogliamo scommettere che se fosse il protagonista di un cartoon siciliano degli anni novanta, il suo grido di battaglia sarebbe stato: “da grande farò il precario”? Non sarebbe facile spiegare a Grisù cosa fa il precario, assunto senza concorso per conto di un qualsiasi ente pubblico per fare una qualsiasi mansione.

Parola d’ordine: uomini si pasce, caporali si diventa. E i caporali sono la punta di diamante di questo sistema pilatesco e piratesco che annuncia in questi giorni nuove centinaia di precari, ex-detenuti e quant’altro. La grande carretta delle assunzioni precarie non può però reggere l’urto con l’intera flotta degli aspiranti precari e così scatta il bonus-novità: i nuovi Ponzio Pilato della Regione, nel rispetto della prima regola sdemocratica (non scontentare nessuno), decidono che quest’arduo compito venga assegnato ai caporali.

Bene ha fatto la Repubblica a ricordare una delle massime del presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè: “Considero i concorsi incompatibili con il sistema democratico”. Degna di Confucio! Tutti gli esclusi dal regime precariale hanno tirato un sospiro di sollievo: “Allora i concorsi si faranno, anche noi potremo diventare precari e caporali. Meno male che non siamo in democrazia!”


In collaborazione con Pizzino




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