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C’è un posto sulle Madonie in cui nascono incredibili strumenti: è la liuteria di Mirco

Nato in una famiglia di falegnami, ha deciso di fondere le sue due più grandi passioni, la lavorazione del legno e la musica. Ha 33 anni ed è apprezzato in mezzo mondo

Elena Cicardo
Digital strategist
  • 18 febbraio 2020

Il liutaio Mirco Inguaggiato nella sua bottega

Sul suo tavolo di lavoro c’è il fondo di un violoncello in costruzione, di lato il treppiedi su cui posizionare la videocamera e riprendere le fasi di lavorazione, tutto intorno gli attrezzi tipici di una falegnameria. Dal soffitto pendono mandolini, chitarre, viole e violini.

Siamo nel centro storico di Petralia Sottana, dentro la bottega di un artigiano ma toglietevi dalla testa anziani signori barbuti: il proprietario è Mirco Inguaggiato, è un millennial e di mestiere ha scelto di fare il liutaio. Nato in una famiglia di falegnami, Mirco, classe ’86, decide di portare avanti il mestiere di suo padre, e prima ancora di suo nonno e del suo bisnonno, dando a quel saper fare ereditato da generazioni una direzione a lui congeniale.

Sin da ragazzino inizia a costruire pifferi e zampogne ma il suo vero amore sono gli strumenti a corda. A 15 anni realizza il suo primo mandolino, completo di corde, usando il guscio di una noce e un pezzo di carta come tavola armonica. È solo una miniatura ma la dice lunga sulla minuziosità che caratterizzerà il suo futuro lavoro.



«A un certo punto, ho pensato che era inevitabile raccordare seriamente le mie due più grandi passioni, quella per la lavorazione del legno e quella per la musica, in un’unica forma d’arte», racconta. Nel 2009 si trasferisce in Umbria per frequentare la Scuola Maestri Liutai e Archettai di Gubbio, nel 2011 consegue il diploma di Maestro Liutaio e torna in Sicilia.

La sua liuteria è un posto affascinante che sa di compiutezza. E una miniera di chicche incredibili. Ci sono dentro strumenti di tutti i tipi, inclusi i più bizzarri, costruiti con le sue mani nella gran parte dei casi, comprati dal rigattiere e poi ripresi o arrivati dall’altra parte del mondo e studiati per sperimentarne la costruzione.

Una zampogna, un banjo, un mandolino di inizio ‘900 con le meccaniche di vera madreperla, un charango, quella specie di piccola chitarra sudamericana che originariamente veniva realizzata con la corazza dell’armadillo, una quijada, mandibola d’asino sempre dall’America Latina, un sonaglio di unghie di capra, un udu, una sorta di piccolo tamburo di argilla, oltre a tastiera, basso e congas.

Ha una conoscenza pazzesca degli strumenti e li suona benissimo anche, praticamente tutti. Compone, è un giovane artista poliedrico. D’altronde quello del liutaio è un lavoro artigiano che richiede diverse competenze e sensibilità artistiche. Alla base si deve essere falegnami ma anche ebanisti e avere una buona mano da intagliatori, saperne di design e di musica, essere in grado di ascoltare il legno su cui si lavora.

E avere tantissima pazienza. «Ci vuole tempo - dice. - Lo impari». Quella lentezza che ci sembra di non poterci più permettere è fondamentale in questo campo. Una costante ricerca dell’eccellenza che inizia con il progetto, in scala 1:1, e con la scelta fondamentale del legname, stagionato e di buona qualità, che andrà a incidere tantissimo sullo strumento finito e sulle sue sonorità. Acero marezzato dei Balcani, palissandro, ebano, bosso, cedro, il legno viene scelto a seconda dello strumento e delle sue parti, ma sempre Abete Rosso della val di Fiemme per le tavole armoniche.

E si conclude con finitura, verniciatura e montaggio delle corde. Un lavoro di massima precisione, metodico, di 3-4 mesi per una chitarra e di circa 6 mesi per un violoncello ma che lascia margini di creatività e sperimentazione, come quella volta in cui Mirco, apportando delle modifiche alla costruzione di una chitarra manouche, ha conquistato Angelo Debarre, chitarrista francese di fama
mondiale, che ne ha apprezzato la timbrica più profonda, la maggiore proiezione del volume, il peso ridotto e i contrasti cromatici della paletta.

Ogni strumento che prende vita nel suo laboratorio è un pezzo unico. Oltre a essere interamente realizzato a mano, nasce dal rapporto con il musicista che lo commissiona. «È fondamentale - spiega Mirco - conoscere bene le sue esigenze, quale sarà l’utilizzo principale che farà dello strumento e cosa vuole ottenere, dal punto di vista sonoro e anche dal punto di vista estetico, così
da realizzare esattamente ciò di cui ha bisogno».
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