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C'era una volta lo Stabilimento di Mondello: tra arredi di lusso, vip, serate danzanti (e il Charleston)

Fu realizzato dalla genovese Ferrobeton dal 1908 si occupava di costruzioni con un materiale innovativo: il cemento armato. Lo Stabilimento fu una delle loro prime costruzioni

Maria Cristina Castellucci
Giornalista di viaggi
  • 28 giugno 2021

L'Antico Stabilimento balneare di Mondello in una foto del 1916

Fra Ottocento e Novecento, Palermo era la capitale dei Florio e di una quantità di imprese in rapida ascesa.

C'erano industrie navali e aeronautiche, fonderie e aziende tessili, una miriade di piccole aziende artigiane, e la città cresceva, urbanisticamente e come popolazione. Aumentava la richiesta di svaghi, fra teatri, sale da gioco e caffetterie da fare invidia alle grandi città europee.

In questo fermento si inserisce l'azienda Italo–belga Les Tramways de Palerme. La società nel 1911 firmò una convenzione con il Comune per la realizzazione di una città giardino in riva al mare, nella zona appena bonificata di Mondello, collegata alla città da una moderna linea tramviaria.

I piani di quella grande operazione sono ancora custoditi nell'archivio storico dell'azienda, con i progetti dei villini in stile liberty, di un kursaal, di un grande albergo, di una chiesa e di uno Stabilimento Bagni.

Quest'ultimo, con le sue leggiadre linee liberty, fu inaugurato nel 1912 e aprì i battenti l'anno seguente. Nella parte centrale un elegante Gran Salone – Cafè Restaurant, nelle ali 300 cabine destinate ai bagnanti.



Un bel progresso rispetto allo stabilimento Pustorino–Terrasi, un edificio in legno su palafitte che, dal 1892, aveva permesso ai palermitani di fare il bagno nel mare ritrovato di Mondello. Senza mai farsi vedere, per carità: pudiche scalette collegavano le cabine in cui si indossavano i castissimi costumi con il mare sottostante.

Su palafitte fu progettato e realizzato anche l'attuale Stabilimento, e per farlo fu interpellata un'azienda nuovissima ma già leader di settore, come si direbbe oggi. La genovese Ferrobeton dal 1908 si occupava di costruzioni con un materiale innovativo: il cemento armato. Lo Stabilimento fu una delle loro prime realizzazioni e nel 1911 l'azienda lo inserì orgogliosamente nel proprio catalogo.

Anche per gli arredi la Società ricercò il meglio sul mercato, rivolgendosi alla Ducrot, il mobilificio che in quegli anni, grazie alla collaborazione con Ernesto Basile, era diventato simbolo di lusso e di modernità. Per la verità, dopo una prima fornitura di mobili, fra cui delle sedie decorate con crostacei incisi (che il Basile aveva scelto anche per la sua casa di via Siracusa), non si sa con certezza cosa sia successo. Forse gli arredi sembrarono troppo costosi, o forse la Società non intendeva servirsi ancora da Ducrot perché i rapporti non erano più tanto buoni.

L'imprenditore, infatti, su consiglio di Vincenzo Florio, aveva acquistato un ampio lotto di terreno a Valdesi per la costruzione di idrovolanti, assai richiesti a causa della guerra. Aveva fatto realizzare un hangar e aveva operai al lavoro, ma non stava molto attento a rispettare i confini della proprietà e anche l'architettura dell'hangar non era particolarmente gradita dalla Società belga.

Alla fine della guerra gli abitanti dei villini della zona si inserirono nella disputa, sempre più infastiditi dalla confusione e dai fumi che esalavano dalla fabbrica, loro che avevano acquistato a Mondello per stare tranquilli e di certo non potevano tollerare di trovarsi un villaggio industriale" davanti alla porta di casa. Sembrava infatti che Ducrot non avesse alcuna intenzione di trasformare l'hangar in una villa (come era scritto nel contratto) ma che volesse continuare la lucrosa produzione di aerei. La cosa, a ogni modo, non andò avanti e la fabbrica diventò una villa, resta il fatto che i mobili dello Stabilimento, nello stile "carretto siciliano", negli anni Venti furono verosimilmente realizzati dalla "Arti Decorative Interne Palermo".

Negli anni Venti e Trenta Mondello e lo Stabilimento diventarono sempre più un luogo di vacanze eleganti, destinazione di elite moderne e perfino spregiudicate come le donne straniere che giungevano in Sicilia con i capelli corti "alla maschietta" e le gonne che lasciavano scoperti perfino i polpacci.

Da un calendario del 1933 apprendiamo che il direttore dello Stabilimento, il signor Restali, aveva organizzato per la la festa di Santa Rosalia un lancio di palloni dalle terrazze e uno spettacolo di "razzi luminosi e pirotecnici", per il 20 luglio una "serata di floklore con esposizione al pubblico del carretto siciliano premiato alla Mostra Folkloristica di Roma", per il 5 agosto una "super serata" a premi con tanto di sponsor, il negozio "La Calza d'Italia", e per il 13 la premiazione del più bel castello di sabbia e della capanna "meglio addobbata internamente".

Oltre a un gran numero di serate danzanti. Allo Stabilimento venivano ricevuti vip della più varia caratura, da re Vittorio Emanuele in giù. La seconda guerra mondiale mise inevitabilmente tutto in pausa. Sia i tedeschi che gli alleati ne fecero il loro quartier generale, firmando con cura i documenti con l'elenco degli arredi e infischiandosene subito dopo.

La gran parte dei mobili, come anche gli argenti e quant'altro di prezioso "sparirono" e l'edificio emerse dal conflitto con numerosi danni, riparati anche grazie ai "ristori" erogati dal neonato Stato Italiano.

Dopo la guerra ecco gli anni del boom economico durante i quali Mondello si affermò come luogo di vacanze dei cittadini palermitani, che qui trascorrevano assolate villeggiature, ma anche di tantissimi forestieri. Lo Stabilimento ospitava concorsi di miss, premiazioni, balli e cerimonie.

Nel 1969 fece il suo ingresso nelle storiche sale il ristorante Charleston, il cui nome finì per identificarsi tout court con lo stabilimento. Ancora oggi, sebbene il ristorante abbia cambiato nome e gestione da anni, per i palermitani lo stabilimento di Mondello è sempre, immancabilmente, "il Charleston".

Tutto questo e molto altro si può leggere su "L'Antico Stabilimento Balneare di Mondello" di Massimiliano Marafon Pecoraro e Gaetano Rubbino (ed. Krea). Il volume è arricchito da piantine, disegni e foto, anche d'epoca.
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