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Castelli e boschi a strapiombo sul mare: il tratto più a sud del Sentiero Italia è in Sicilia

In un momento in cui tra federalismi e "autonomie differenziate" si è più impegnati a dividere che a unire, ad andare controcorrente ci pensa il Club Alpino Italiano

Andrea Di Piazza
Geologo e ricercatore
  • 27 febbraio 2019

Erice (foto di Antoine Vasse Nicolas - Flickr)

In un momento storico in cui tra federalismi ed "autonomie differenziate" varie si è più impegnati a dividere che ad unire, ad andare controcorrente ci pensa per fortuna il Club Alpino Italiano (C.A.I.) con il ripristino del lunghissimo Sentiero Italia: quasi 7000 km di tracciati che si snodano da nord a sud, attraverso tutte le regioni del nostro Paese.

Sicilia inclusa, ovviamente. Considerato dalla Cnn uno dei "10 cammini più belli del mondo" (guarda il sito della CNN), il sentiero è stato inaugurato il 19 giugno del 1983 dall’Associazione Sentiero Italia ed oggi torna a nuova vita grazie all’impegno di ben 600 volontari del C.A.I. ma anche a "Va’ Sentiero", l’interessante progetto di tre giovani ragazzi, Yuri Basilicò, Giacomo Riccobono e Sara Furlanetto che percorreranno a piedi l’intero itinerario: 16 mesi, a partire dalla primavera 2019, durante i quali chiunque potrà aggiungersi per far loro compagnia.



Il tratto siciliano attraversa le montagne dell’Isola per circa 530 km, da est ad ovest (o viceversa), percorrendo principalmente la dorsale del cosiddetto "Appennino Siculo", con una doverosa deviazione sull’Etna.

Partendo da Messina, il Sentiero si arrampica sui Monti Peloritani guadagnando rapidamente quota e attraversando l’intera catena montuosa con una spettacolare pista a cavallo tra due mari. Panorami eccezionali su Etna, Aspromonte ed isole Eolie, per 106 km che regalano l’immagine di una Sicilia poco conosciuta ma di enorme fascino.

Poco prima del passaggio al settore nebroideo, presso Roccella Valdemone, merita una piccola deviazione il secolare Bosco di Malabotta. Da Roccella si raggiunge brevemente Santa Domenica Vittoria per poi scendere a mezzacosta sul versante meridionale di Monte del Palo, dove si incontra un bivio.

A sinistra, si diparte la deviazione del Sentiero Italia che attraversa, dopo aver superato Randazzo, il versante forse più bello dell’Etna: quello occidentale.

La pista raggiunge quota 2mila m, tra coni avventizi, pini secolari, faggi e le magnifiche architetture di antiche colate di lava. 28 km totalmente immersi nella natura silenziosa, dove si potrebbe avere la fortuna di avvistare il raro gatto selvatico.

Tornando alla deviazione precedente, il Sentiero risale la profonda incisione del Fiume Alcantara attraverso cui, in circa 10 km, si raggiunge Floresta, il più alto Comune della Sicilia.

Da qui inizia lo straordinario attraversamento dei Nebrodi, regno incontrastato dei boschi: circa 97 km di faggi, querce, cerri, laghi montani, valli ombrose e vigorosi torrenti.

Meritano sicuramente una sosta il fittissimo Bosco di Mangalaviti, forse una delle zone naturali siciliane più lontane da qualsiasi centro abitato, il Biviere di Cesarò (distante qualche chilometro) ed il Bosco della Tassita, pochi chilometri ad ovest della Portella dell’Obolo.

Il tratto nebroideo termina idealmente alla Sella del Contrasto quando, usciti dal fitto dell’immensa faggeta, si cammina tra ariosi pendii sospesi tra cielo e mare, con l’intera Sicilia orientale ai propri piedi.

Superata la Sella, si taglia il versante settentrionale del Monte Sambughetti, occupato dal fitto Bosco della Giumenta, e con una breve deviazione a sud, si possono visitare dei bellissimi laghetti immersi nel verde (ne abbiamo parlato qui) nonché il Museo Multimediale della Montagna Siciliana.

Tornati al Sentiero principale, si continua per circa 13 km tra le campagne ad est di Gangi, per poi risalire il versante sudorientale di Pizzo Catarineci: si entra così nel settore madonita. Degno di nota è il Gorgo di Pollicino, a breve distanza da Petralia, un piccolo stagno naturale sul cui fondo si trovano gli strati di sedimenti che contengono i pollini fossili delle piante madonite delle ultime migliaia di anni.

Un vero e proprio archivio naturale all’aria aperta! Il percorso lascia alle spalle Petralia Sottana e si inerpica in una stretta valle tra il maestoso Monte San Salvatore e il Pizzo di Fao.

Qui, tra querce, agrifogli e roverelle, si trova uno dei più bei boschi delle Madonie, il bosco di Pomieri. Attraversando l’ampia omonima valle, deturpata soltanto da qualche struttura abbandonata, si risale il Vallone delle Faguare, tagliando il versante meridionale di Monte Ferro.

Il paesaggio diviene carsico, gli ultimi lecci cedono il passo ai faggi che puntellano valli e crinali, e riempiono i versanti dei rilievi esposti a nord.

Si arriva così a Piano Battaglia, cuore pulsante delle Madonie, stazione sciistica e base ideale per innumerevoli escursioni da compiersi in tutto l’omonimo Parco Regionale (ne abbiamo parlato qui).

Il Sentiero Italia attraversa il pianoro, ricalcando le tracce di uno dei più gettonati sentieri del Geopark Madonie, e così tra coralli fossili e vecchi faggi, si scende verso Portella Colla, puntando poi decisamente a nordovest verso il massiccio di Monte dei Cervi.

Attraversato il bellissimo Piano Cervi, si prosegue per l’omonima faggeta, fino ad affacciarsi sui contrafforti occidentali delle Madonie, vero e proprio balcone naturale sulla Sicilia. La discesa avviene in forte pendenza attraverso la stretta Valle dell’Inferno, forse il passaggio più delicato di tutta l’escursione per via della difficoltà nel tenere la traccia del sentiero.

Raggiunto Scillato, si attraversano i rilievi ad ovest dell’abitato fino all’incantevole Bosco del Cardellino nella Riserva Naturale Orientata di Bosco di Favara e Bosco Granza.

In breve si tocca Montemaggiore Belsito per poi attraversare le immense campagne a sud di Caccamo, tra Ciminna e Villafrati. Il Sentiero rende omaggio per circa 28 km alla splendida Riserva del Bosco della Ficuzza inoltrandosi fin del cuore della foresta e attraversando anche le zone più selvagge del Bosco del Cappelliere.

Poi si piega leggermente a nordovest, passando dal Lago di Piana degli Albanesi, dunque Portella Garrone, e poi decisamente ad ovest sfiorando il Lago di Poma e giungendo ad Alcamo dopo circa 73 km (da Ficuzza).

Dalla cittadina del trapanese, il Sentiero tocca le Terme Segestane (di cui abbiamo parlato qui) per poi deviare decisamente a nord verso Scopello e dunque lo Zingaro. I

l percorso ricalca il sentiero costiero della riserva, staccandosi verso monte prima della fine dell’area protetta e raggiungendo così Macari. Proseguendo lungo la costa, si doppia Monte Cofano, per poi attraversare Cornino, Baglio delle Stelle e Sant’Andrea di Bonagia.

Da qui si risale un po’ faticosamente il Monte Erice raggiungendo sulla cima l’omonima splendida cittadina.

Il Sentiero Italia ridiscende poi il fianco occidentale (oggi occupato dalla cabinovia, se siete stanchi approfittatene!) fino a giungere a Trapani dove termina, o inizia, a seconda dei punti di vista, la traccia ideale.

Non siete obbligati a percorrere tutti i 550 km in un’unica tornata, potete spezzettare il percorso in tanti trekking da organizzare durante l’anno, scaricando le mappe da questo sito e pianificando per bene tragitto, abbigliamento, eventuali deviazioni e pernottamenti.

Molto spesso siamo portati a pensare che i viaggi più straordinari siano anche quelli che ci portano lontano da casa. Siete pronti a ricredervi e a vivere un’avventura tutta siciliana?

Per la foto di copertina si ringrazia Antoine Vasse Nicolas.
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