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Cercata come il Sacro Graal: la storia di una reliquia sembra un film di Indiana Jones

Il 22 gennaio del 1615, a Palermo, nel convento di Santa Lucia al Borgo, un monaco zoppo, zappando l’orticello del convento scoprì una cassa che custodiva un segreto

Santi Gnoffo
Ricercatore storico e delle Tradizioni popolari siciliane
  • 12 marzo 2020

La reliquia di Sant'Anna a Castelbuono (foto Facebook)

Il giorno 22 Gennaio 1615, a Palermo, nel convento di Santa Lucia al Borgo, un monaco zoppo, zappando l’orticello del convento scoprì una cassa. Credendola una cassa saracena si apprestò a metter via il contenuto da quel luogo sacro…ma non appena entrò in contatto con le reliquie d’osso ivi contenute guarì dalle sue infermità.

Nè i miracoli e i prodigi si fanno attendere…anzi si moltiplicano nella stessa giornata. Quel teschio porta una plangetta in fronte (piastra metallica a forma di anello) ma nessuno è capace di decifrarne il significato…è greco. Il legno della cassa non brucia nel fuoco e sana i malati. Si moltiplicano le grazie. È un giorno di letizia ma anche pieno di paura… si ricorre subito all’Inquisitore Roxas…sarà lui a decidere delle sorti di quel teschio.

Già dall’indomani di quel beato 22 Gennaio, l’arcano comincia a svelarsi… l’abate di Santo Spirito riesce a tradurre la scritta che recita “madre della Madre di Dio” ma comprendendo che tesoro prezioso avesse tra le mani finse di non capire e avvisò in segreto Giovanni III Ventimiglia che si trovava nei pressi di Palermo.



Tredici anni prima, cioè nell’anno 1602, a Castelbuono, si erano perse le tracce della sacra reliquia di Sant’Anna. Un frate, fra’ Giovanni da Tusa, fintosi pazzo e dopo tante traversie (nda. era stato prigioniero nelle carceri del castello e poi graziato era stato nominato aiutante del Cappellano) era riuscito a privare i principi di Ventimiglia dell’insigne reliquia.

In pochi mesi frà Giovanni fu rintracciato a Messina, morente, l’unica cosa che riuscì a dire fu ”Santa Lucia”. Nonostante le mille ricerche in quella contrada Castelbuonese, nulla si trovò. Nell’anno 1614, era stata richiesta una nuova reliquia al Vaticano ma vi furono intoppi e ritardi. Un virtuoso cappuccino di nome Fra' Francesco però rassicurò la principessa Dorotea che la Reliquia avrebbe fatto ritorno.

Profetizzò, inoltre, che lui non sarebbe morto prima del ritrovamento. Così fu. Per alcuni anni, a Castelbuono, il 22 Gennaio di ogni anno, si ricordava l’evento con un festeggiamento. Durante la Seconda Guerra Mondiale, i francesi volevano impossessarsi della Sacra Reliquia, aprirono la grata ed estrassero la Santa Reliquia… ma appena usciti dalla cappella, giunti sulle scale, la Reliquia diventò pesantissima.

Ad ogni gradino che scendevano, la reliquia diventava sempre più pesante finchè il peso divenne insostenibile ed i francesi fuggirono impauriti. La reliquia fu ricondotta dai Castelbuonesi in Cappella senza alcuno sforzo. Sempre durante la seconda Guerra Mondiale, anche gli americani cercarono d’impossessarsi della Reliquia ma appena varcò l’uscio della Cappella…tutte le campane suonarono per dar tempo ai Castelbuonesi d’accorrere. La Santa fece in modo che più scalini i ladri scendevano più le scale aumentavano. Appena la gente accorse, mise in fuga i ladri americani e riportarono la Reliquia dentro la Cappella.

Oggi, la tradizione ne serba memoria durante la festa patronale quando, il giorno 22 Luglio, Santa Maddalena, l’alborata sveglia la cittadinanza con suono di festa.

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