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Chissà lui per chi tiferebbe: la Copa Diego Armando Maradona, il "derby" che tutti aspettavano

Sono stati i soli gradi amori della sua vita, il Napoli e l'Argentina. Maradona ha lasciato un vuoto che questa "Copa" in qualche modo colmerà nel suo ricordo

  • 15 luglio 2021

Lionel Messi e Lorenzo Insigne

"E un giorno è successo. Un giorno accadde l'inevitabile. Diego Armando Maradona è morto".

Queste, le gelide parole con le quali il sito de “Il Clarin”, uno dei principali quotidiani argentini, annunciò la scomparsa del più grande giocatore del mondo Era il 25 novembre scorso e la notizia produsse l’effetto di una scudisciata., almeno su di me, che amo visceralmente il calcio e i grandi campioni .

E Maradona non era solo un grande campione, Maradona era il più grande fuoriclasse della storia ultracentenaria del calcio.

E poi scoprire com'era morto fu ancora peggio di una scudisciata; fu un colpo a tradimento, di quelli che non ti aspetti e per ciò fanno più male. Maradona morì abbandonato da tutti in appartamento di periferie sito a Tigre, estremo lembo orientale della capitale argentina.

Ma finalmente, a sei mesi dalla sua scomparsa, con un colpo d'ala la FIFA - che ha tanto da farsi perdonare per averlo trattato per tutta la sua vita come un pazzo visionario, o tutt'al più come un Masaniello solleva popoli solo perché denunciava corrotti e corruttori del calcio – approva pubblicamente la proposta avanzata dalla FIGC e dall’AFA ( l’una per l’Italia che ha vinto l’Europeo e l’altra per l’Argentina, che ha vinto la Copa America) e vara la "Copa Diego Armando Maradona", che si disputerà a Napoli, nel suo ex "San Paolo", poi ribattezzato "Stadio Diego Maradona".



La data non è stata ancora stabilita ma corre tra la fine di dicembre 2021 e i primi di gennaio 2022 e le due compagini che si contenderanno "La Copa Diego Armando Maradona" saranno la Nazionale Argentina e l'Italia, ovvero la sua culla di nascita e quella della consacrazione mondiale, perché è sottinteso che in quell'"Italia", c'è, chiaramente, il Napoli.

Io me l'immagino già quella sera: lo stadio sarà stracolmo, il tifo dei napoletani sarà stratosferico, al centro del campo si stringeranno la mano il piccolo grande capitano del Napoli, Lorenzo Insigne e l'inarrivabile capitano dell’Argentina, Lionel Messi.

Della vita ormai mi restano solo gli spiccioli e io sarei capace di giocarmeli tutti in una volta, per potere essere quella sera dentro lo stadio che porta il nome (e ne custodirà per sempre la memoria) del più grande genio che il calcio abbia mai avuto. E di un uomo a lungo bistrattato, un po’ da tutti (specialmente dai caporioni della Fifa, l’allora presidente- padre-padrone Blatter in testa) come un “malommo” (per dirla alla napoletana, lingua che gli era cara assai) come fosse un seminatore di male.

E invece, se del male fece, lo fece solo a se stesso: senza cocaina in corpo la sua fulgida carriera non si sarebbe certo fermata ai "Mondiali" d’America del 1994.
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