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Christiane Reimann e quella villa a Siracusa: chi fu la danese che diventò una "signora siciliana"

Da qualche tempo, l'associazione "Save Villa Reimann", è impegnata per il recupero della villa che porta il nome di Christiane, per far sì che venga aperta a cittadini e studiosi

Maria Cristina Castellucci
Giornalista di viaggi
  • 31 maggio 2021

Christiane Reimann e la Villa Reimann a Siracusa

Fra l'Ottocento e il Novecento, per i membri della buona borghesia europea, il viaggio in Italia, alla ricerca di testimonianze dell'antichità classica e di suggestioni mediterranee, era praticamente obbligatorio.

Arrivavano in gran numero, colmando le pensioni di Venezia, Roma, Firenze, e affollando musei, siti archeologici e caffè con il glamour della loro lingua straniera e dei loro abiti di lino. Perlopiù dopo la visita rientravano nei loro paesi, soddisfatti dell'esperienza fatta, ma ci fu anche chi decise di rimanere.

Fra essi Christiane Reimann, una distinta signora danese, molto colta e ricca, che nel 1934 si stabilì a Siracusa.

Christiane era nata a Copenaghen, nel 1888. Trascorse l'infanzia e la giovinezza come tutte le signorine borghesi del tempo, fra lezioni di canto e pianoforte e una severa educazione in vista dell'inevitabile matrimonio.

A 25 anni, però, quando le fu chiaro che le nozze, in realtà, non le interessavano affatto, decise di dare una svolta alla sua vita e si iscrisse alla scuola per infermiere di Copenaghen, gettando i genitori nello sconforto e suscitando ampia riprovazione in tutta la famiglia.



Uno zio, per dire, da quel momento in avanti si rifiutò di darle la mano "perché un'infermiera non è una signora". Christiane, però, era determinata.

Terminò gli studi e, non appena finì la Prima Guerra Mondiale, si imbarcò sulla prima nave per gli Stati Uniti, per iscriversi al Teachers College della Columbia University. Nel 1925 si laureò, divenendo la prima infermiera danese con un titolo accademico e, lo stesso anno, iniziò a lavorare per l'ICN, il Consiglio Internazionale delle Infermiere, a Ginevra.

La sua vita a quel punto sembrava aver preso una direzione precisa e sicura ma, nel 1930, fece la sua comparsa il dottor Wilhelm F.C. Alter, fascinoso psichiatra tedesco. I due si incontrarono a un convegno a Parigi, e Christiane ne fu molto colpita, dapprima per motivi professionali, poi il rapporto si trasformò.

Non si sa molto del dottor Alter, ma da quel poco emerge un personaggio ambiguo e inaffidabile, molto più interessato ai soldi di Christiane (che nel frattempo aveva ereditato un cospicuo patrimonio) che a lei.

Cominciò col chiederle del denaro per acquistare una casa a Francoforte, dove si sistemò con una governante, una presenza costante al suo fianco, tanto da indurre più di un sospetto. Ma Christiane non vedeva o non voleva vedere, e senza fiatare allargava i cordoni della borsa ogni qualvolta il dottore glielo chiedeva. Così, nel 1933, pagò di tasca sua il viaggio per entrambi in Italia.

I due si spinsero fino a Siracusa, e qui comincia il capitolo siciliano della nostre storia. Alter, infatti, durante la vacanza concepì l'idea di stabilirsi «nella terra in cui fioriscono i limoni», come tanto bene l'aveva definita il suo conterraneo Goethe, e cominciò un'intensa opera di persuasione nei confronti di Christiane, cercando di convincerla che le avrebbe fatto un gran bene trasferirsi nell'isola, considerando le sue non meglio precisate “condizioni di salute”.

Lei da principio fece orecchie da mercante ma alla fine si lasciò convincere e gli diede soldi e mandato di acquistare la bella Villa Fegotto, un edificio ottocentesco in posizione spettacolare ai margini della Necropoli Grotticelle.

Il costo della villa era di 95mila lire, oltre alle quali bisognava pagare 365 lire all'anno per poter usare l'acqua del “canale Galemi” che altro non è che l'antico acquedotto greco che giunge fin qui dopo aver attraversato il teatro greco.

Alter concluse l'affare nel 1934. Christiane era a Ginevra, lui le scriveva entusiasta dei lavori di ristrutturazione, della realizzazione del secondo piano. Sistemò nella villa una vera e propria piccola corte composta dalla immancabile governante, un paio di segretarie e un gruppetto di parenti che, ufficialmente, si dovevano occupare delle incombenze domestiche.

Christiane spedì in Sicilia mobili e suppellettili, in estate finalmente lo raggiunse. Tutto sembrava perfetto e, in ottobre, i due annunciarono di essersi sposati. Un annuncio di facciata, in realtà, visto che non risulta alcun matrimonio, ma che consentiva loro di vivere sotto lo stesso tetto. Non dimentichiamo che siamo pur sempre negli anni Trenta del secolo scorso.

Poco dopo, però, Christiane cominciò finalmente ad avvertire odore di bruciato. L'ineffabile dottore la colmava di attenzioni ma poi le chiedeva sempre soldi o di firmare procure in suo favore per questo o quell'altro. Alla fine ne ebbe abbastanza e cominciò a indagare. Gli disse di dover andare a Copenaghen, per sistemare alcune faccende, e partì.

Alter si rese presto conto di cosa stava succedendo e, a quel punto, fece una cosa davvero incredibile (ma perfettamente in linea col personaggio): sfruttando una procura che Christiane aveva firmato, vendette la villa, fece i bagagli e sparì con la governante. La povera Christiane, non ricevendo alcuna risposta a lettere e telegrammi, rientrò in tutta fretta a Siracusa e trovò... niente.

La casa non era più sua, il dottore si era volatilizzato. Per fortuna, non era tipo da perdersi d'animo. Sfruttando una clausola del contratto, riuscì a ricomprare la casa e vi si sistemò definitivamente.

Da quel momento diventò una signora siciliana. Si dedicò alla coltivazione degli agrumi nella sua proprietà e agli studi classici. Nel giardino, fra aranci e limoni, negli anni seguenti saltarono fuori reperti archeologici e antiche sepolture.

Fece anche causa al dottor Alter, una lunga battaglia legale che si protrasse anche dopo la morte di lui, nel 1943, contro i suoi eredi, fino a quando finalmente il tribunale le diede ragione.

Christiane Reimann è morta nel 1979 e il tempo sembra essersi fermato, fra le mura della casa. Ci sono mobili e quadri, lampadari, vestiti e cappelli, foto, libri, un servizio di porcellana danese e perfino un vecchio giradischi.

Nel testamento, Christiane ha destinato il proprio patrimonio a finanziare il cosidetto premio Nobel per le infermiere, assegnato dall'ICN, mentre la villa è andata al Comune di Siracusa che però, dopo un primo periodo di entusiasmo, l'ha più o meno abbandonata.

La bella villa e il suo giardino avrebbero bisogno di un sostanzioso intervento di restauri. Il tempo ha lasciato più di un segno sulle mura ottocentesche dell'edificio e le aiuole fanno fatica a contenere il rigoglio della vegetazione mediterranea ed esotica, fra piante grasse, immancabili bounganville, plumerie, palme ed eritrine.

Da qualche tempo, una battagliera associazione, Save Villa Reimann, si impegna per il recupero della villa e perché, come desiderava Christiane, sia aperta a cittadini e studiosi e destinata ad attività di crescita civile e culturale.
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