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Con le sue scarpe rivoluzionò la Formula 1: ora il Maestro Ciccio di Cefalù va in pensione

Da una piccola bottega di Cefalù fino al centro del mondo. La storia del calzolaio siciliano che con le sue scarpe fece correre i più grandi piloti di Formula Uno

Anna Sampino
Giornalista
  • 21 gennaio 2022

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Ciccio Liberto

Il tempo corre troppo velocemente, anche per chi è abituato alle grandi velocità. Ad un certo punto della corsa bisogna capire quando è il momento di fermarsi. Lo sa bene Francesco Liberto, per tutti Ciccio, il "calzolaio dei piloti".

Lui che, dal suo piccolo negozio sul lungomare di Cefalù rivoluzionò il mondo dell'automobilismo, creando la scarpa da corsa perfetta. Dopo oltre sessant'anni di successi e riconoscimenti ha deciso di abbassare la saracinesca della sua bottega, che oggi ha più il sapore di un museo.

«Cari amici, dopo tanti anni sono costretto ad abbassare le serrande: è ormai tempo che io mi dedichi a me stesso, alla mia famiglia e alla mia salute - scrive in un post su Facebook -. E così il mio negozio sul lungomare, punto di riferimento per tanti appassionati di automobili, presto ospiterà una nuova attività commerciale che nulla ha a che vedere con le calzature».

Non è la crisi economica a fermarlo, ma solo il tempo e la contezza di avere realizzato il proprio sogno. «Non pensate a me con tristezza, sappiate che sono un uomo felice perché ho realizzato il mio sogno: entrare a fra parte del mondo delle corse, quello che ho sempre amato».



E di sogni, Ciccio contribuì a farne realizzare tanti. Come quando, uno su tutti, nel 1977 Niki Lauda diventò campione mondiale di Formula 1 indossando le scarpe realizzate su misura per lui dall'artigiano siciliano.

Ne è corso di tempo da quando Francesco Liberto, nato in una famiglia di umili origini, ad appena 6 anni viene mandato nella bottega dello zio ciabattino a "imparare il mestiere". Già da giovanissimo, i suoi sandali in cuoio vestono i piedi dell'alta borghesia di Cefalù e non solo. Ma la svolta per Ciccio arriva alla fine degli anni Sessanta con la Targa Florio.

Il vispo artigiano, affascinato dal mondo delle corse automobilistiche, non perdeva occasione per intrufolarsi e conoscere i grandi piloti del momento.

La sua fortuna sarà legata per sempre al nome di Ignazio Giunti. Fu quest'ultimo che nel 1965 durante una cena in un allora noto ristorante di Cefalù, chiese a Ciccio di realizzare per lui un paio di scarpe da corsa. Il pilota gli diede giusto qualche indizio: dovevano essere leggere, comode e soprattutto dalla suola sottile.

L'artigiano allora realizzò una scarpa a pianta larga con lacci alti per tenere ben ferma la caviglia, la suola sottilissima e di cuoio cucito, per evitare che il calore dei motori potesse sciogliere la colla.

Il modello fu un vero successo. Tanto che da lì in poi non ci fu pilota che non ne richiese almeno un paio durante la sua carriera professionale. Ciccio fu per sempre grato a Giunti.

«Sento di dover ringraziare moltissime persone. Mi limiterò a citarne solo tre, e per ovvi motivi: Ignazio Giunti, Nanni Galli e Geki Russo, ovvero coloro grazie ai quali questa splendida avventura ha avuto inizio - si legge nel suo post su Facebook -. Ignazio è stato colui che mi guidato nello studio della scarpa ideale, che facesse sentire i piloti a proprio agio, e anche se ci ha lasciati troppo presto e in modo così straziante, abbiamo avuto il tempo e il modo di rafforzare la nostra amicizia, che è stata profonda, sincera e disinteressata. Un'amicizia che dura ancora oggi attraverso i suoi famigliari, grazie all'incondizionata stima che mi lega alla famiglia Giunti».

Ma ci sarà un altro nome che contribuirà al suo successo. Vic, come da tutti chiamato il celebre pilota Victor Henry Elford, che su suggerimento di Ignazio Giunti, chiese a Ciccio Liberto di realizzare anche per lui un modello da indossare per l'imminente Targa Florio. Il pilota, a cui mancava l'alluce sinistro, aveva bisogno di un paio di scarpe asimmetriche. Vic quell'anno, era il 1968, vinse la Targa Florio. Vittoria che il pilota dedicò proprio al "calzolaio di Cefalù".

Da quel momento la sua fama crebbe rapidamente. Tra i piloti si sparse anche voce che le scarpe di Ciccio portavano una discreta fortuna... Insomma, ci volle poco e negli anni Settanta Enzo Ferrari lo chiamò come fornitore ufficiale di Maranello.
Attraverso le sue scarpe l'artigiano riuscì a correre insieme ai piloti più grandi di sempre: Mario Andretti, Brian Redman, Carlos Reutemann, Jackie Ickx, Renè Arnoux, Auturo Merzario e non ultimo il siciliano Nino Vaccarella.

«È stato bello sentirmi al centro del mondo, incontrare così tante persone, avere clienti così fedeli e appassionati», commenta Liberto. Nel 2018 la Porsche gli dedica persino lo spot di una nuova auto, interamente girato in Sicilia, come omaggio alla sua arte e alle sue scarpe.

Ciccio da ieri è in pensione. Ha deciso di fermarsi, anzi solo di rallentare: annuncia di avere in programma nuovi progetti. «Sono pronto a calarmi in nuove avventure, vi dirò che qualcosa sta nascendo, per consentire a tutti gli appassionati di oggi e di domani di conoscere la storia di un umile artigiano che un giorno inventò le scarpe da corsa».
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