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Da Cipro alla Sicilia sulla spuma delle onde: tra templi e ruderi, tutti i luoghi di Afrodite

Nell’Isola esiste da sempre il suo culto, ancor prima della colonizzazione greca è ancora oggi parte della nostra identità come mostrano riti, tradizioni e parole

Isabella Di Bartolo
Giornalista e archeologa
  • 31 maggio 2026

Una veduta dii Erice

Da Cipro alla Sicilia tra la spuma delle onde. Il mito di Afrodite è ancora oggi parte dell’identità dell’Isola come mostrano riti, tradizioni e parole oltre che resti archeologici e nuove scoperte. Da Erice a Palazzolo Acreide, da Siracusa a Taormina, la ricerca della dea dell’amore svela luoghi e usanze e mette insieme siti archeologici nel segno della bellezza.

Il mito di Afrodite in Sicilia ha radici antichissime come spiega la studiosa Fulvia Toscano, ideatrice di Naxoslegge che ha dedicato convegni e mostre proprio al culto cipride. «La dea dal trono variopinto, come la definisce Saffo – dice - è simbolo di amore e morte e con la sua forza generatrice governa i ritmi eterni della natura».

Ecco perché nell’Isola esiste da sempre il suo culto, ancor prima della colonizzazione greca come testimoniano i resti a Castelluccio, in territorio netino: qui alcuni portelli tombali chiudevano i sepolcri con motivi a spirale o geometrici che sono spesso interpretati come simbolo della divinità della fecondità; anche idoli e manufatti sono legati ai rituali della fertilità e, dunque, al culto della grande mater del Mediterraneo da cui nasce appunto il culto di Afrodite nata dal mare e generatrice di bellezza.

Ancora, echi della dea greca anche nell’immagine della donna-serpente di Monte Grande nell’agrigentino, nel territorio di Palma di Montechiaro, appartenente all’età del Bronzo e dunque alla cultura preistorica dell’Isola: qui è stata rinvenuta una statuetta antropomorfa che mette insieme tratti umani ed elementi di serpente, simbolo di rinnovamento e indicara come la mater o ctonia della terra, funzione che erediterà appunto Afrodite.

Templi intitolati alla dea dell’amore sorgevano anche a Himera, Selinunte, Catania e, come scriveva Cicerone, a Siracusa: qui la leggenda narra della fondazione di un tempio intitolato alla dea dell’amore “dalle belle natiche” – in greco, callipigia. E proprio nel Siracusano, Afrodite era venerata con un grande santuario nella cittadina di Akrai, sito archeologico di Palazzolo, dove si possono ammirare i resti di un tempio intitolato alla dea e dove la dea della fertilità riecheggia tra i Santoni.

Lo testimonia una iscrizione ritrovata da Luigi Bernabò Brea nel 1953 e che permette di datare l’edificio al VI secolo avanti Cristo: un Aphrodision, ovvero un tempio dedicato alla dea di cui è possibile ammirare i resti passeggiando su quella che era l’agorà di Akrai. Da Erice, il culto di Afrodite viene esportato a Roma: quello della Venere Ericina, appunto, adorata con templi e riti dedicatori.

Il santuario di Erice è un luogo sospeso nel tempo: qui si possono visitare i resti sulla sommità dell’antica Eryx: qui in pellegrinaggio arrivavano i fedeli tra cui i marinai che Venere proteggeva. Il santuario di Afrodite a Erice era molto noto nell’antichità al tal punto che il senato romano decise di inviare offerte d’oro e guardie a difesa del luogo, che a Roma sorgessero due templi in onore di Venere detta ericina. Quello di Erice divenne il santuario più importante della Sicilia come scriveva lo storico Polibio.

E un’area sacra intitolata alla dea dell’amore potrebbe essere quella scoperta a Naxos dove sono in corso nuovi scavi nel cuore del parco archeologico Naxos-Taormina.
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