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Dal centro del vallone la vista è spettacolare: dove si trova il più grande Osservatorio della Sicilia

La sua posizione, tra i Monti Sicani e le Madonie, fa sì che il visitatore possa godere di una vista meravigliosa che abbraccia un’ampia porzione dell’entroterra siciliano

Roberta Barba
Storico dell'arte
  • 8 maggio 2021

L'Osservatorio Astronomico di Montedoro

Muntidoru com’è nota ai siciliani o El Minzar che significa “Panorama” come l’hanno definita gli arabi, è una piccola cittadina dell’entroterra siciliano.

Montedoro, infatti, è situata al centro del Vallone – il sistema di vallate tra i Monti Sicani, le Madonie e le colline sul confine delle provincie di Caltanissetta e di Agrigento – e dalla sommità del Monte Ottavio è possibile ammirare lo splendido panorama con vista sulla Rocca di Sutera, il Monte Cammarata, Casteltermini, Milena.

Nonostante fosse abitata già dai Sicani e poi dai Siculi, Montedoro è stata fondata nel 1635 con la realizzazione di qualche abitazione e alcuni magazzini rurali attorno alla piazza principale, il palazzo Baronale e la Chiesa Madre, pochi edifici, ma fondamentali per la popolazione, prevalentemente contadina, e per l'amministrazione civile e religiosa.

Montedoro mantiene ancora oggi l’aspetto di un piccolo borgo dove la piazza si collega al paesaggio circostante attraverso un sistema di strade chiamato “la via dei santi” utilizzato tutt'oggi come percorso per le processioni.



Nelle contrade Monte Ottavio, Mulinello, Palombaro, Fontana Grande e Fra Diego si conservano delle tombe a forno o a grotticella – un particolare tipo di tomba scavata nella roccia, usata per lo più in Sicilia durante l'Età del bronzo la cui forma ricorda, appunto, quella di un forno – e sul Monte Ottavio, invece, vi è una tomba a Tholos, ovvero a cupola, denominata Gruttu di li rimitu e testimonia la presenza micenea.

In contrada Marcello, invece, sono stati ritrovati reperti di vasellame, laterizi e oggetti vari di decorazione femminile. A partire dal 1815 e fino al 1975 nel territorio di Montedoro sono state coltivate diverse miniere di zolfo: Nadurello, Stazzone Sociale, Grottazze, Gibellini.

Oggi è possibile ripercorrere la storia delle miniere grazie al Museo della Zolfara, che si trova all'ingresso del Parco Urbano, sul Monte Ottavio, vicino alla miniera più antica di Montedoro: la Nadurello.

Il Museo è dedicato allo scrittore e poeta montedorese Angelo Petyx, da cui prende il nome, conserva una mostra permanente e con la sua raccolta di fotografie, ricostruzioni, minerali e utensili legati all'attività estrattiva vuole non solo conservare e valorizzare il patrimonio storico-mineralogico ma anche testimoniare come si svolgeva la vita al tempo delle miniere.

Il museo della Zolfara fa parte di un circuito che assieme all’Osservatorio Astronomico e al Planetario da origine al Parco didattico scientifico di Montedoro, inaugurato nel 2011.

L’Osservatorio Astronomico e il Planetario sono due luoghi da non perdere assolutamente. Anche perché stiamo parlando del più grande Osservatorio Astronomico e del più grande Planetario della Sicilia.

Si tratta, infatti, di una delle strutture che vanta il maggior numero di visitatori. La sua posizione fa sì che il visitatore possa godere di una vista meravigliosa che abbraccia un’ampia porzione dell’entroterra siciliano. L’Osservatorio ha un telescopio a spicchi di 60 cm e l’intera struttura ha una forma di prisma sottile e allungato che emerge dal terreno.

Questa costruzione è orientata come se fosse una bussola su varie direzioni che si estendono verso il cielo e verso la terra. Il prisma è caratterizzato da una torretta con cupola apribile e orientabile per l’osservazione degli astri.

Il Planetario ha una cupola metallica le cui misure sono 5 metri di altezza e 7 metri di diametro all’interno della quale vi è una grande sala didattica con 100 posti a sedere reclinabili e uno schermo grazie al quale si possono osservare in diretta le immagini – ingrandite e messe a fuoco dal telescopio – dei movimenti della terra e dei pianeti attorno al sole, la nascita e la morte delle stelle, le galassie e le costellazioni. Per questo motivo è anche sede di riunioni di carattere scientifico e culturale.

Tutt’intorno al Planetario e all’Osservatorio vi è un Parco Urbano alberato di oltre 10 ettari, molto curato e ricco di percorsi naturalistici e archeologici, quali grotte e tombe preistoriche.

Altra interessante attrattiva di Montedoro da non perdere sono le Case Museo. Si tratta di abitazioni che rappresentano la casa tipica del contadino e del minatore meno abbiente. Queste sono state acquistate dal Comune e successivamente restaurate per permettere ai visitatori di entrarvi e scoprire come era la vita di contadini e minatori.

Queste case, infatti, erano composte da un unico vano chiamato dammuso: tutto era accorpato in questo unico ambiente che rappresentava allo stesso tempo l’abitazione, lo stallo per animali, il deposito per la paglia e gli attrezzi agricoli.

Quando poi le condizioni economiche migliorarono, l’abitazione si trasformò in dammuso con cammara, quindi in un ambiente più spazioso rispetto al precedente.

Ancora oggi, dunque, nella parte antica del paese è possibile visitare alcune di queste abitazioni restaurate nel rispetto delle tecniche di costruzioni originali e trasformate in case museo con al loro interno oggetti, utensili, foto antiche che rappresentano la vera testimonianza etnoantropologica della civiltà contadina.

Una leggenda legata a Montedoro è quella della biddrina, un animale mitologico che, pare, abiti nelle zone umide della campagna della provincia di Caltanissetta e il cui nome derivi dall’arabo e significhi “grosso serpente d'acqua".

A Montedoro il suo habitat è un luogo paludoso alimentato dalle acque sulfuree della vicina miniera di zolfo. La leggenda narra che una biscia rimasta nascosta per sette anni si fosse tramutata in biddrina, diventando così gigantesca quasi come per magia.

Si narra, inoltre, che questo animale riesca ad attirare i malcapitati che passino da quei luoghi paludosi incantandoli con lo sguardo. Probabilmente l'invenzione di questa “terribile” creatura è nata come spauracchio dei bambini per evitare che gli stessi andassero a fare il bagno in queste acque paludose con il rischio di annegarvi.
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