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Dall'Australia a Mussomeli portando con sé la "Good Kitchen": Danny e la cucina per gli altri

Non capita tutti i giorni di poter parlare con una persona che viene dall'altra parte del mondo e che vuole generare valore in un territorio che negli ultimi anni si è svuotato sempre più

Anna Rita Donisi
Giornalista, appassionata di cultura
  • 4 marzo 2022

Il personaggio Auguste Gusteau del film Ratatouille diceva questa frase “la cucina non è una cosa per pavidi, bisogna avere immaginazione essere temerari, tentare anche l'impossibile e non permettere a nessuno di porvi dei limiti solo perché siete quello che siete, il vostro unico limite sia il vostro cuore” e se c'è qualcuno che ci mette il cuore è proprio Danny McCubbin.

La storia che sto per raccontarvi è quella di un uomo che dall'altra parte del mondo si trasferisce in Europa per rispondere alle sue due grandi passioni il buon cibo e la filantropia. Danny ha lavorato per uno chef di Londra per molti anni e per altrettanto tempo ha promosso imprese sociali che mettono al centro il cibo. Ma non solo, si è anche speso in diverse aziende per cercare di creare valore sociale con la convinzione che proprio il cibo abbia il potere di trasformare la vita.

Il suo progetto The Good Kitchen molto ben raccontato sul suo sito ed anche nei suoi canali social, a mio avviso potrebbe essere descritto con tre parole chiave: ispirazione, cibo, amore.



Capirete perché ho scelto proprio queste tre parole leggendo le sue risposte alla mia intervista. Si perché non capita tutti i giorni di poter parlare con una persona che viene dall'altra parte del mondo, con le idee ben chiare, che vuole generare valore in un territorio da cui molte persone fanno la valigia per andare a cercare lavoro altrove e che negli ultimi anni si è svuotato sempre più. Parlo del territorio della provincia nissena.

Danny ha viaggiato in tutto il mondo condividendo idee e informazioni dando consulenza su vari progetti, ha raccolto fondi ed aiutato la collaborazione tra diverse comunità. Lui ha questo amore filantropico per la rinascita ed è sempre lì pronto a condividere storie costruttive con chiunque incontri sul suo percorso perché per lui l'ispirazione è importante. A questo punto la prima domanda che spontaneamente ho voluto porgli è stata proprio perché la Sicilia e lui mi ha spiegato che fa il volontario per San Patrignano da oltre 10 anni ed è sempre stata sua intenzione trasferirsi in Italia e vivere qui un giorno.

Questo suo sogno è diventato reale quando 3 anni fa ha iniziato a cercare tutte le città in Italia dove si vendevano case a 1 euro, perché sapeva che questo sarebbe stato un modo per poterne acquistare una. Così ha trovato Mussomeli ed ha scelto la Sicilia. Mi dice «mi piace che ci siano molte somiglianze tra il mio paese d'origine e quello dove vivo adesso, sono due paesi splendidi, c'è buon cibo ed è buono anche il clima e poi le persone sono solari e socievoli».

E quando gli chiedo per lui che valore ha il cibo essendo uno chef mi risponde che trova divertente che tutti pensino che sia uno chef, ma mi spiega di non aver fatto un percorso di studi per diventarlo e che viene da una famiglia di grandi cuochi. È stata sua madre che fin da piccolo gli ha insegnato i segreti della buona tavola.

In Australia i suoi nonni erano contadini quindi crescendo è sempre stato circondato dal buon cibo ed ha imparato come veniva prodotto. E mi spiega quanto sia importante «ritengo che i giovani oggi non abbiano la possibilità di entrare in contatto con la vera natura del cibo. Nella mia vita ho imparato che il cibo ha un incredibile potere, può connettere le persone e non importa da dove si provenga. Ecco perché amo così tanto l'Italia per le persone e per il cibo che è al centro della loro vita e non solo per dare energia al proprio corpo».

Quando gli chiedo che cosa significhi per lui cucinare per le altre persone la sua risposta è chiara, pensa che cucinare per qualcuno sia una delle più grandi espressioni dell'amore puro e che il cibo abbia sempre un sapore migliore quando viene cucinato per te o se hai cucinato per la tua famiglia e per i tuoi amici. Lui non si considera un cuoco particolarmente creativo e crede nella cucina con gli ingredienti di ottima qualità perché così il pasto avrà sempre un sapore migliore.

Parlando di “The Good Kitchen” voglio scoprire che cosa abbia portato di buono questo progetto nella sua vita, dice che il suo cuore si gonfia di orgoglio ogni giorno perché è una realtà bellissima è uno spazio che è partito dall' essere una semplice cucina che forniva cibo alle persone più vulnerabili della città e oggi riesce a coinvolgere i bambini piccoli che si offrono come volontari per aiutare a cucinare.

Alcuni di loro hanno solo 10 anni essendo un piccolo centro Mussomeli, non hanno molto da fare e così questa cucina diventa uno spazio sicuro per imparare a cucinare ma anche ad aiutare gli altri meno fortunati. Oggi le persone della città donano i prodotti e ama particolarmente il fatto che si offra del buon cibo a chi è in difficoltà.

È un'opportunità per fare il bene e porta costantemente gioia nella vita di Danny e di tutti quelli che partecipano a questo progetto. Quando chiedo come stanno reagendo le persone di Mussomeli all'iniziativa sorridendo mi risponde che è un progetto è un concetto molto nuovo per questa città. C'è voluto un po' di tempo per superare qualche piccola resistenza, soprattutto da parte degli anziani, però quando ha aperto nella piazza del paese il laboratorio, molte persone pensavano che stesse per aprire un ristorante.

Sia attraverso i social e anche parlando con le persone Danny ha potuto comunicare quali fossero i veri obiettivi della cucina. E per fare conoscere l'iniziativa è tornato ai vecchi metodi di comunicazione ovvero poster fuori dalla cucina, volantini e le persone del paese hanno presto abbracciato l'idea. Molti ora contribuiscono donando una grande quantità di prodotti della loro mentre scrivo penso a quanto mi piaccia questo progetto e mi fa comprendere quanto ci sia l' esigenza di ricostruire le comunità a partire dalle più piccole, ripartendo dalla semplicità di un buon piatto condiviso e cucinato, proprio con le verdure o gli ortaggi che arrivano dalle nostre campagne siciliane.

A questo punto mi viene da chiedergli quali siano i momenti più belli che lui abbia vissuto fino ad ora Mussomeli e se abbia mai incontrato delle difficoltà e mi risponde dicendo che i momenti migliori per lui sono stati, e continuano ad essere, quando consegnano i pasti cucinati alla gente del paese, perché queste persone sanno che non è un lavoro retribuito per lui e che sono tutti volontari che hanno cucinato quel cibo per loro con tanto amore. Adora particolarmente che la domenica è un giorno in cui i bambini piccoli della città vanno a fare volontariato, così si crea una vera e propria comunità viva attorno al progetto.

Chiedo infine prima di lasciarlo e concludere l'intervista quale sia il suo prossimo sogno da realizzare e lui mi confida che sta lavorando ad un piano per acquistare un terreno vicino Mussomeli dove si possano coltivare tutti i prodotti per The Good Kitchen. «Immagina, sarebbe meraviglioso insegnare ai bambini come coltivare verdure e poi insegnare loro a cucinare quegli stessi prodotti fino a farli diventare dei piatti prelibati», il suo sogno è questo e sa in cuor suo che diventerà un giorno realtà.
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