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Dalla corona di Dante alla cucina siciliana: l'alloro è un "miracolo" che dura da secoli

Simbolo di trionfo nel campo della poesia e repellente per gli insetti, vi sveliamo storia, aneddoti e curiosità di una delle piante aromatiche e officinali più utilizzate in Sicilia

Jessica Di Bona
Appassionata di arte e cultura
  • 9 aprile 2021

A cosa pensi quando senti il nome di Dante Alighieri? Alla Divina Commedia? Ne sei proprio sicuro?

O forse la prima immagine che ti viene in mente è quella del ritratto di Dante con la corona d'alloro? Ti sei mai chiesto perché Dante venga raffigurato con la corona trionfale?

È il momento di farsi questa domanda, perché quest'anno ricorre il settecentesimo anniversario della morte di Dante Alighieri, avvenuta nel settembre del 1321, ed è meglio non farsi trovare impreparati.

Sono tanti i pittori e gli artisti che hanno raffigurato Dante con l'alloro trionfale, da Vasari a Signorelli, da Raffaello a Botticelli.

L'alloro, il cui nome scientifico è ''Laurus nobilis'', dall'antichità al Medioevo, viene utilizzato come simbolo di trionfo nel campo della poesia: è chiaro dunque perché Dante venga quasi sempre rappresentato con la corona d'alloro.

Andiamo per ordine, cercando di capire perché la pianta aromatica nel Medioevo sia diventata così importante e analizziamo anche la rilevanza che assume in Sicilia.



L'alloro è una delle piante aromatiche e officinali più diffuse in Sicilia, è stato infatti inserito nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani (PAT) del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, come prodotto tipico siciliano.

Il laurus nobilis cresce naturalmente lungo le zone costiere settentrionali del Mar Mediterraneo, dalla Spagna alla Grecia, in Turchia, in Svizzera e in Italia.

L'alloro è ampiamente utilizzato nella cucina siciliana, a partire dal miracoloso infuso con le foglie essiccate o fresche, con l'aggiunta di qualche goccia di limone e un po' di zucchero, che ogni nonna prepara ai nipoti come rimedio contro il mal di pancia.

La pianta ha anche altre proprietà benefiche: è decongestionante, è diuretica ed è rilassante e può essere utilizzata come sciroppo naturale contro la tosse e il raffreddore. In conclusione, è una sorta di panacea per ogni malanno che nemmeno la
pietra filosofale.

La pianta dalle mille proprietà serve anche a insaporire tanti tipi di piatti, dalla caponata alla carne e al pesce, dai prodotti sott'olio, come funghi e melanzane, alle zuppe. Dalle bacche si può ricavare un olio aromatico, l'olio laurino, ingrediente indispensabile per realizzare l'antichissimo sapone di Aleppo.

Le sue caratteristiche non finiscono qui, la pianta, rimedio per gli esseri umani, si copre di una nota malvagia e diventa un repellente per gli insetti: basta porre un bicchiere di acqua bollente con delle foglie essiccate davanti alle finestre o alle porte e i piccoli animali non si avvicineranno, a causa dell'odore intenso e sgradevole.

Inoltre può anche essere utilizzato come segnalibro profumato, e ripara i libri dalle tarme.

Nella mitologia greco-romana l'alloro era considerato sacro e simboleggiava la sapienza e la gloria: una corona di alloro cingeva la fronte dei vincitori nei Giochi pitici, più in generale nelle competizioni atletiche e anche nei campi di battaglia; rappresentava inoltre il massimo onore per un poeta.

Per questo motivo la pianta porta con sé, passando per il Medioevo fino ai giorni nostri, la sfumatura simbolica della vittoria, del trionfo e della fama.

Il lauro era inoltre sacro ad Apollo, dio del Sole, della musica, della poesia, della profezia, delle arti mediche, e chi più ne ha più ne metta.

La sua amata, la ninfa Dafne, era stata trasformata in alloro e pertanto Apollo portava la pianta sempre con sé, ornando i capelli - un inguaribile romantico -. Anche Petrarca utilizza spesso la figura dell'alloro nel suo Canzoniere, a partire dal gioco omofonico con il nome della donna amata, ''Laura''.

L'aspetto, per così dire, cerebrale e culturale dell'alloro permane oggi nell'utilizzo della corona per cingere i neolaureati, solitamente nelle cerimonie delle facoltà umanistiche, ma non solo.

È ormai consuetudine che un parente o un amico regali al neolaureato la corona trionfale. Il termine ''laurea'' deriva proprio dal latino ''laurus'' che significa ''alloro'', ma anche, in senso figurato, ''vittoria'' o ''trionfo''.
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