Di origini cinesi, Palermo gli cambia la vita: la storia di Yong, che vince con la sua arte
Per Yong Wang non vedente di origini cinesi ma nato a Catania, la motivazione che lo ha spinto a partecipare al progetto è capire lo sforzo e la funzione dietro ogni oggetto
Yong Di Wang (foto di Vita.it)
«Siamo in un mondo consumista dove si compra tutto già pronto, ma è molto più stimolante realizzare qualcosa da soli». Per Yong Wang, 21 anni non vedente, di origini cinesi ma nato a Catania, la motivazione che lo ha spinto a partecipare al corso di artigianato a Scalo 5B è la curiosità di capire lo sforzo e la funzione che ci sono dietro ogni oggetto.
Yong Wang è uno studente di Scienze dell’educazione a Palermo ed è coinvolto nell'Istituto dei Ciechi, infatti è uno dei dieci giovani partecipanti del progetto "Artigianato Innovativo" sostenuto dall'Otto per Mille della Chiesa Valdese e che partecipa attivamente al corso perché già coinvolto nel progetto del Bar al Buio all'interno dell'Istituto dei Ciechi.
Il corso coinvolge ragazzi inseriti nel circuito penale e persone non vedenti o ipovedenti in un percorso di formazione professionale che unisce artigianato tradizionale e tecnologie innovative.
Il progetto "Artigianato Innovativo - Percorsi di formazione ed integrazione sociale" è promosso da Lisca Bianca in collaborazione con il Ministero della Giustizia, il Dipartimento di Giustizia Minorile, l'Ufficio di Servizio Sociale per i Minorenni di Palermo e l'Istituto dei Ciechi Opere Riunite “I. Florio - F. ed A. Salamone”.
«Per me era la prima volta che lavoravo con questi materiali - racconta -. È come ritornare un po’ bambini a giocare con i vari materiali. L'argilla è molto malleabile e provare a fare degli oggetti è stato molto bello». Il corso prevede diverse tecniche di lavorazione: dalla falegnameria alla stampa 3D, dall'incisione laser alla modellazione dell'argilla.
«Siamo in un mondo consumista dove si compra e si prendono sempre oggetti nuovi - riflette Yong -. È interessante realizzare qualcosa piuttosto che comprare. Richiede uno sforzo maggiore perché devi pensare a cosa devi fare, la funzione che deve avere, come lo devi fare. È molto stimolante. Dovremmo provare un po' tutti».
E questa è una riflessione che assume particolare significato in un contesto dove praticare il manuale diventa anche uno strumento di riscatto e di riappropriazione del proprio tempo e delle proprie capacità. Tra i materiali utilizzati, il legno si è rivelato il più complesso.
«Abbiamo usato le sgorbie, sono strumenti in metallo con cui vai a scavare il legno - spiega -. Non è un risultato immediato perché devi costruirti la forma, è un processo che richiede molta precisione». I materiali più semplici che offrono un riscontro immediato sono l'argilla e il polistirolo. L'obiettivo del corso è realizzare arredi e oggetti destinati al Bar al Buio, un nuovo spazio che nascerà all'interno dell'Istituto dei Ciechi di Palermo dove la vista lascia spazio agli altri sensi.
«I visitatori vengono bendati e fanno l'esperienza di toccare materiali diversi - racconta a Balarm Yong -. È molto particolare». I ragazzi stanno lavorando alla realizzazione di tavoli in legno e progettando oggetti innovativi.
«Stiamo pensando di realizzare dei piattini con una forma semisferica per poter mettere sopra una sfera di legno - spiega il giovane -. Nel piattino ci saranno delle fragranze, degli oggetti come fiori o foglie o frutta. Toccando la palla si macinano questi oggetti ed emanano profumi».
Il gruppo di lavoro, pur non essendo omogeneo, ha trovato però un buon equilibrio. «Ci aiutiamo quando qualcuno ha delle difficoltà - racconta Yong -. L'importante è ritrovarci quando lavoriamo e venirci incontro». I formatori hanno accompagnato il percorso con attenzione.
«All'inizio non sapevamo cosa aspettarci ma i formatori ci hanno messo subito a nostro agio - ricorda -. Ci hanno spiegato come le materie prime vengono prodotte, le tipologie di legno, come si formano, le tipologie di legno». Il corso ha permesso ai partecipanti di scoprire nuovi lati di sé e degli altri.
«È un modo di conoscere le persone da un altro punto di vista - dice Yong -. Il risultato finale è quello di portare la conoscenza dell'altro a un livello superiore». Sul futuro mantiene un atteggiamento aperto: È stata sicuramente un'esperienza molto bella. Sono aperto alle prossime possibilità».
Il progetto rappresenta un modello non convenzionale di integrazione sociale attraverso l'artigianato, restituendo a Palermo non solo competenze professionali per giovani in situazioni di fragilità ma anche un luogo simbolo di inclusione.
Yong Wang è uno studente di Scienze dell’educazione a Palermo ed è coinvolto nell'Istituto dei Ciechi, infatti è uno dei dieci giovani partecipanti del progetto "Artigianato Innovativo" sostenuto dall'Otto per Mille della Chiesa Valdese e che partecipa attivamente al corso perché già coinvolto nel progetto del Bar al Buio all'interno dell'Istituto dei Ciechi.
Il corso coinvolge ragazzi inseriti nel circuito penale e persone non vedenti o ipovedenti in un percorso di formazione professionale che unisce artigianato tradizionale e tecnologie innovative.
Il progetto "Artigianato Innovativo - Percorsi di formazione ed integrazione sociale" è promosso da Lisca Bianca in collaborazione con il Ministero della Giustizia, il Dipartimento di Giustizia Minorile, l'Ufficio di Servizio Sociale per i Minorenni di Palermo e l'Istituto dei Ciechi Opere Riunite “I. Florio - F. ed A. Salamone”.
«Per me era la prima volta che lavoravo con questi materiali - racconta -. È come ritornare un po’ bambini a giocare con i vari materiali. L'argilla è molto malleabile e provare a fare degli oggetti è stato molto bello». Il corso prevede diverse tecniche di lavorazione: dalla falegnameria alla stampa 3D, dall'incisione laser alla modellazione dell'argilla.
«Siamo in un mondo consumista dove si compra e si prendono sempre oggetti nuovi - riflette Yong -. È interessante realizzare qualcosa piuttosto che comprare. Richiede uno sforzo maggiore perché devi pensare a cosa devi fare, la funzione che deve avere, come lo devi fare. È molto stimolante. Dovremmo provare un po' tutti».
E questa è una riflessione che assume particolare significato in un contesto dove praticare il manuale diventa anche uno strumento di riscatto e di riappropriazione del proprio tempo e delle proprie capacità. Tra i materiali utilizzati, il legno si è rivelato il più complesso.
«Abbiamo usato le sgorbie, sono strumenti in metallo con cui vai a scavare il legno - spiega -. Non è un risultato immediato perché devi costruirti la forma, è un processo che richiede molta precisione». I materiali più semplici che offrono un riscontro immediato sono l'argilla e il polistirolo. L'obiettivo del corso è realizzare arredi e oggetti destinati al Bar al Buio, un nuovo spazio che nascerà all'interno dell'Istituto dei Ciechi di Palermo dove la vista lascia spazio agli altri sensi.
«I visitatori vengono bendati e fanno l'esperienza di toccare materiali diversi - racconta a Balarm Yong -. È molto particolare». I ragazzi stanno lavorando alla realizzazione di tavoli in legno e progettando oggetti innovativi.
«Stiamo pensando di realizzare dei piattini con una forma semisferica per poter mettere sopra una sfera di legno - spiega il giovane -. Nel piattino ci saranno delle fragranze, degli oggetti come fiori o foglie o frutta. Toccando la palla si macinano questi oggetti ed emanano profumi».
Il gruppo di lavoro, pur non essendo omogeneo, ha trovato però un buon equilibrio. «Ci aiutiamo quando qualcuno ha delle difficoltà - racconta Yong -. L'importante è ritrovarci quando lavoriamo e venirci incontro». I formatori hanno accompagnato il percorso con attenzione.
«All'inizio non sapevamo cosa aspettarci ma i formatori ci hanno messo subito a nostro agio - ricorda -. Ci hanno spiegato come le materie prime vengono prodotte, le tipologie di legno, come si formano, le tipologie di legno». Il corso ha permesso ai partecipanti di scoprire nuovi lati di sé e degli altri.
«È un modo di conoscere le persone da un altro punto di vista - dice Yong -. Il risultato finale è quello di portare la conoscenza dell'altro a un livello superiore». Sul futuro mantiene un atteggiamento aperto: È stata sicuramente un'esperienza molto bella. Sono aperto alle prossime possibilità».
Il progetto rappresenta un modello non convenzionale di integrazione sociale attraverso l'artigianato, restituendo a Palermo non solo competenze professionali per giovani in situazioni di fragilità ma anche un luogo simbolo di inclusione.
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