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Diritti umani (e musica): per i giovani "è il momento di cambiare le regole del gioco"

Oggi parliamo di diritti umani e di musica. Non è l'ennesimo articolo di denuncia, oggi voglio raccontarvi un'altra storia con l’intento di regalare uno spiraglio di luce

Associazione "Rock10elode"
A sostegno della creatività di giovani autori e musicisti
  • 11 maggio 2021

Un disegno di Riccardo Buonafede

Oggi parliamo di diritti umani, parliamo di musica. Se ve lo state chiedendo, questo non è l’ennesimo articolo che denuncia l’inefficacia delle misure assistenziali adottate in favore di artisti e lavoratori dello spettacolo a seguito dell’emergenza Coronavirus.

Oggi voglio raccontarvi un’altra storia con l’intento di regalare uno spiraglio di luce.

E lo faccio partendo dall’inedito punto di vista di un gruppo di artisti emergenti… diciamo pure sconosciuti! Capitanati dal rapper Picciotto (aka Christian Paterniti), sotto lo sguardo attento dei cantautori Carmelo Piraino e Claudio Terzo, questi giovani tra i 16 e i 30 anni (ma c’è anche qualche fuori quota) decidono di misurarsi con la dura prova di comporre a distanza un brano ispirato dai valori fondamentali dell'Unione Europea.

Il tutto si svolge nel contesto del laboratorio artistico SING YOUR RIGHT, uno spazio virtuale offerto dall'associazione "Rock10eLode", a cura di Gianni Zichichi, con la collaborazione di Angelo Ganazzoli, nell’ambito del Progetto "Youth sing Europe".



Al progetto prendono parte ragazze e ragazzi anche da Firenze, Torino, Agrigento, Catania ed ovviamente Palermo, lo stesso Angelo interagisce direttamente dalla Spagna, offrendo numerosi spunti di riflessione attraverso i testi di Manu Chao, Jovanotti e Pau Donés e di altri autori europei che raccontano storie di diritti.

Ma se si parla di distanza, c’è una forma di allontanamento che preoccupa più delle restrizioni anti covid. Ci riferiamo alla distanza tra i giovani e le Istituzioni.

Con SING YOUR RIGHT, attraverso la musica e le canzoni, l’obiettivo era quello di colmare questo vuoto. Non è semplice condurre un laboratorio di scrittura su una piattaforma per videoconferenze, ma la voglia di fare musica - e di farla insieme - ha reso possibile, in soli pochi incontri, la stesura di un testo ricco di contenuti e dal respiro profondamente europeo.

Sarebbe scontato raccontare quali sono i valori che muovono noi giovani e le nostre penne quando scriviamo una canzone, dire della passione che guida i nostri pensieri e ne veicola i versi. Forse è meglio concentrarsi sulla necessità che abbiamo di progetti come SING YOUR RIGHT.

Da Ballarò alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo c’è una lunga via da percorrere. In questo cammino ci guidano i valori del rispetto, della dignità umana, della libertà, della democrazia e dell’uguaglianza. I protagonisti di questa avventura hanno il gravoso compito di misurarsi con un tema sensibile e - triste a dirsi - sempre attuale.

Basti pensare alla violenza, alle fughe dalla guerra, ai barconi, ai morti in mare, alla recente crisi birmana ed al costante, disumano, desiderio di primeggiare che assilla le superpotenze mondiali, oggi capaci di ragionare più in termini economici che sanitari.

È davvero un’utopia parlare di pari dignità, di Unione?

Perfino all’interno della cornice europea a volte capita di assistere a delle disparità di trattamento tra gli stati membri. Ma noi siamo giovani e siamo alla ricerca di una cura contro l’atavica viralità dell’egoismo.

L’esperienza di SING YOUR RIGHT ha significato per noi dire costruire ponti, fare rete, ripartendo dalle piccole cose, riconoscendo la propria identità ed il dovuto rispetto nei confronti del prossimo.

È il momento di prenderci cura di noi, di raccontare in maniera dettagliata un mondo nuovo, secondo canoni di uguaglianza e libertà. Questo è il momento di cambiare le regole del gioco, renderlo inclusivo, aperto a tutti. Nel testo nato da questa esperienza di scrittura corale si legge “Dove finisci tu, comincio io”.

Questo è uno dei versi che raccontano il valore della pari dignità. Ma in queste parole risuona anche un anelito d’unione: dove non riesci tu con le tue forze, ci sono io, pronto a porgerti la mano, perché conosco la tua sensazione di impotenza, la costrizione… Perché sono uguale a te. Non importa il genere, il credo, la condizione psico-fisica, quella economica.

Siamo donne e uomini accomunati da una sola cosa: siamo vivi e quindi liberi di essere. SING YOUR RIGHT ci unisce per cantarlo forte.

Pasquale Provenzano
Cantautore
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