Dopo il caso "Mia moglie" anche i bambini: dalla Sicilia si combatte la violenza digitale
Anche se i gruppi vengono chiusi, il problema non viene eliminato e immagini del genere migrano verso altre piattaforme: l'intervista all'associazione Meter
Ragazza al telefono
Cosa succede quando dietro ai continui scrolling su TikTok, tra i reels di Instagram e nei repentini messaggi di Whatsapp o Telegram si celano gruppi di pedofili? Chi controlla quello in cui potrebbe incappare un minore mentre sta pubblicando anche solo una storia su Instagram o mentre controlla i suoi profili social?
Nel 2025 abbiamo vissuto uno scandalo digitale che contava circa 30 mila iscritti nel (tristemente) famoso gruppo Facebook "Mia moglie”. Grazie a numerose denunce, il gruppo in cui venivano pubblicate senza il consenso foto e video intimi delle mogli e compagne degli iscritti, è stato rimosso da Meta per violazione della policy contro lo sfruttamento sessuale.
Sotto le immagini rubate emergevano commenti denigratori e una continua istigazione alla violenza sessuale. Nel gennaio di quest’anno la polizia postale ha sequestrato diversi dispositivi appartenenti a persone risultate coinvolte nella gestione della pagina Facebook, dispositivi che saranno analizzati per definire il coinvolgimento degli indagati.
Purtroppo il problema non viene eliminato e le condivisioni di immagini del genere migrano verso altre piattaforme, cambiano i soggetti e troppe volte diventano gli adolescenti e i bambini.
A chiudere un gruppo di pedofili italiani su una nota piattaforma di messaggistica è stata l’associazione Meter con sede ad Avola, che si occupa di diritti dell’infanzia da 35 anni: «Il gruppo che è stato prontamente individuato, segnalato e chiuso, contava più di 100 membri - racconta a Balarm il fondatore e presidente Fortunato Di Noto -. Purtroppo risulta difficile sapere da quanto fosse attivo, essendo segnalatori attendibili con riconoscimento all'Agcom nel 2025, la piattaforma ha prontamente chiuso il gruppo. Successivamente è stato anche segnalato alle forze dell’ordine.
Abbiamo un protocollo con la polizia postale con cui collaboriamo a stretto contatto. La segnalazione favorisce la possibilità di contrastare il fenomeno, fenomeno di cui purtroppo non si ha contezza, che ha come protagonisti vere e proprie organizzazioni criminali».
Nel corso del 2025 il monitoraggio fatto dall'associazione Meter basato principalmente sull’OS.MO.CO.P. (Osservatorio Mondiale Contro la Pedofilia), eseguito da professionisti, altamente qualificati per il monitoraggio di contenuti pedopornografici online, ha portato alla segnalazione di 785.072 immagini e 1.733.043 video contenti abusi su minori.
Ancora oggi, purtroppo, la pedopornografia è vista soltanto come materiale astratto, ma è fondamentale ribadire che si tratta di abusi. La pedocriminalità digitale sfrutta non più soltanto i social, ma si avvale del sistema di messaggistica crittografato, in cui purtroppo tutt’oggi è difficile riuscire ad individuare questi gruppi.
Le foto che vengono costantemente condivise dai minori che per loro sono scatti o video innocui suscitano l’attenzione dei pedofili che all’interno della sezione commenti inseriscono vari link veicolati a gruppi in cui viene scambiata pedopornografia. I video pubblicati diventano inconsapevolmente un passaparola, una via di accesso verso decine e decine di gruppi, aggirando il sistema di moderazione che bloccherebbe immediatamente la pubblicazione di contenuti espliciti.
Viviamo in un’epoca in cui il digitale, i social, le app di messaggistica sono diventate parte fondamentale delle nostre giornate ed è proprio per questo che è necessaria la sensibilizzazione e l’informazione sull’utilizzo delle piattaforme. Riuscire a raggiungere l’adulto con la giusta informazione fa sì che troveremo in circolazione meno gruppi in cui i minori vengono oggettivizzati, abusati e resi protagonisti di una rete criminale sempre più fitta e incontrollata. Questo tipo di criminalità esiste ed è più organizzata di quello che sembra, è importante non ignorare, ma informarsi e combatterla.
Nel 2025 abbiamo vissuto uno scandalo digitale che contava circa 30 mila iscritti nel (tristemente) famoso gruppo Facebook "Mia moglie”. Grazie a numerose denunce, il gruppo in cui venivano pubblicate senza il consenso foto e video intimi delle mogli e compagne degli iscritti, è stato rimosso da Meta per violazione della policy contro lo sfruttamento sessuale.
Sotto le immagini rubate emergevano commenti denigratori e una continua istigazione alla violenza sessuale. Nel gennaio di quest’anno la polizia postale ha sequestrato diversi dispositivi appartenenti a persone risultate coinvolte nella gestione della pagina Facebook, dispositivi che saranno analizzati per definire il coinvolgimento degli indagati.
Purtroppo il problema non viene eliminato e le condivisioni di immagini del genere migrano verso altre piattaforme, cambiano i soggetti e troppe volte diventano gli adolescenti e i bambini.
A chiudere un gruppo di pedofili italiani su una nota piattaforma di messaggistica è stata l’associazione Meter con sede ad Avola, che si occupa di diritti dell’infanzia da 35 anni: «Il gruppo che è stato prontamente individuato, segnalato e chiuso, contava più di 100 membri - racconta a Balarm il fondatore e presidente Fortunato Di Noto -. Purtroppo risulta difficile sapere da quanto fosse attivo, essendo segnalatori attendibili con riconoscimento all'Agcom nel 2025, la piattaforma ha prontamente chiuso il gruppo. Successivamente è stato anche segnalato alle forze dell’ordine.
Abbiamo un protocollo con la polizia postale con cui collaboriamo a stretto contatto. La segnalazione favorisce la possibilità di contrastare il fenomeno, fenomeno di cui purtroppo non si ha contezza, che ha come protagonisti vere e proprie organizzazioni criminali».
Nel corso del 2025 il monitoraggio fatto dall'associazione Meter basato principalmente sull’OS.MO.CO.P. (Osservatorio Mondiale Contro la Pedofilia), eseguito da professionisti, altamente qualificati per il monitoraggio di contenuti pedopornografici online, ha portato alla segnalazione di 785.072 immagini e 1.733.043 video contenti abusi su minori.
Ancora oggi, purtroppo, la pedopornografia è vista soltanto come materiale astratto, ma è fondamentale ribadire che si tratta di abusi. La pedocriminalità digitale sfrutta non più soltanto i social, ma si avvale del sistema di messaggistica crittografato, in cui purtroppo tutt’oggi è difficile riuscire ad individuare questi gruppi.
Le foto che vengono costantemente condivise dai minori che per loro sono scatti o video innocui suscitano l’attenzione dei pedofili che all’interno della sezione commenti inseriscono vari link veicolati a gruppi in cui viene scambiata pedopornografia. I video pubblicati diventano inconsapevolmente un passaparola, una via di accesso verso decine e decine di gruppi, aggirando il sistema di moderazione che bloccherebbe immediatamente la pubblicazione di contenuti espliciti.
Viviamo in un’epoca in cui il digitale, i social, le app di messaggistica sono diventate parte fondamentale delle nostre giornate ed è proprio per questo che è necessaria la sensibilizzazione e l’informazione sull’utilizzo delle piattaforme. Riuscire a raggiungere l’adulto con la giusta informazione fa sì che troveremo in circolazione meno gruppi in cui i minori vengono oggettivizzati, abusati e resi protagonisti di una rete criminale sempre più fitta e incontrollata. Questo tipo di criminalità esiste ed è più organizzata di quello che sembra, è importante non ignorare, ma informarsi e combatterla.
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