Vendite in calo, costi alle stelle e prezzi a picco: è allarme per vino e grano in Sicilia
Settori in crisi per una forte contrazione della domanda. Appello delle cooperative all'Ars: "Servono interventi tempestivi, i rischi economici e sociali sono alti"
Allarme vino e grano in Sicilia: due settori di punta dell'economia dell'Isola si trovano in una condizione di forte crisi.
Da un lato il settore vitivinicolo, pochi mesi dalla nuova vendemmia, le cantine dell’isola registrano livelli record di giacenze, con milioni di ettolitri di vino invenduti e serbatoi già saturi. Una condizione che rischia di bloccare la filiera e compromettere la sostenibilità economica del comparto. Dall'altro, il sistema ceralicolo è in forte perdita. Ad aggravare la situazione, i costi dei trasporti e dell'energia, così pure le attuali condizioni climatiche sfavorevoli.
Il sistema cooperativistico vitivinicolo e cerealicolo siciliano chiama alla responsabilità l'Assemblea Regionale Siciliana. «Non è possibile - dichiarano all’unisono Confcooperative, Lega delle Cooperative, Unci e Unicoop -, che le promesse fatte per fronteggiare le crisi del settore agroalimentare si fermino davanti ai tempi della politica che, non trovando la sintesi sulla manovra di variazione del bilancio, intende rinviare a settembre i provvedimenti annunciati. Se i tempi per approvare le variazioni del bilancio non sono maturi si faccia immediatamente un provvedimento ad hoc per dare risposta a chi ogni giorno produce investendo i propri capitali e le proprie energie».
Alla base della crisi del settore vitivinicolo, c’è una contrazione della domanda, sia sul mercato interno sia su quello internazionale. I consumi risultano in calo e i ricavi delle aziende vinicole ne risentono, con una flessione registrata anche nel corso del 2025. Il mercato appare sempre più selettivo, penalizzando soprattutto i produttori orientati ai grandi volumi.
A pesare sono anche i costi di produzione e distribuzione. Energia, carburanti e logistica incidono in misura crescente sui bilanci aziendali, riducendo i margini e aumentando le difficoltà operative. In diversi casi il vino già commercializzato resta fermo nelle cantine, ostacolato da costi di trasporto elevati e criticità lungo la filiera distributiva.
Sul piano produttivo, la situazione è aggravata da condizioni climatiche sfavorevoli e da problematiche fitosanitarie che hanno inciso sulla qualità delle uve, riducendo la competitività del prodotto sul mercato.
Il risultato è uno squilibrio strutturale tra offerta e domanda, con un eccesso di produzione che esercita una forte pressione al ribasso sui prezzi. A risultare maggiormente esposto è il sistema delle cooperative, pilastro dell’economia agricola siciliana, chiamato a gestire grandi volumi e a garantire reddito ai viticoltori.
Per fronteggiare l’emergenza, le organizzazioni di settore chiedono l’attivazione di strumenti straordinari, come la cosiddetta “distillazione di crisi”, finalizzata al ritiro dal mercato del vino in eccesso e al riequilibrio dei prezzi e contestualmente l’approvazione delle proposte fatte e finalizzate a dare certezza strutturale al comparto evitando cosi future situazioni di crisi.
Analogamente il sistema cerealicolo rischia, in assenza di interventi, di scomparire cancellando secoli di tradizione che vedeva la Sicilia Granaio d’Italia e che la vede oggi punto di riferimento per una cerealicoltura di qualità e finalizzata al benessere.
«Senza interventi tempestivi - avvertono gli operatori - il comparto rischia un ulteriore indebolimento con rischi altissimi sotto il profilo economico e, conseguentemente, sociale».
Da un lato il settore vitivinicolo, pochi mesi dalla nuova vendemmia, le cantine dell’isola registrano livelli record di giacenze, con milioni di ettolitri di vino invenduti e serbatoi già saturi. Una condizione che rischia di bloccare la filiera e compromettere la sostenibilità economica del comparto. Dall'altro, il sistema ceralicolo è in forte perdita. Ad aggravare la situazione, i costi dei trasporti e dell'energia, così pure le attuali condizioni climatiche sfavorevoli.
Il sistema cooperativistico vitivinicolo e cerealicolo siciliano chiama alla responsabilità l'Assemblea Regionale Siciliana. «Non è possibile - dichiarano all’unisono Confcooperative, Lega delle Cooperative, Unci e Unicoop -, che le promesse fatte per fronteggiare le crisi del settore agroalimentare si fermino davanti ai tempi della politica che, non trovando la sintesi sulla manovra di variazione del bilancio, intende rinviare a settembre i provvedimenti annunciati. Se i tempi per approvare le variazioni del bilancio non sono maturi si faccia immediatamente un provvedimento ad hoc per dare risposta a chi ogni giorno produce investendo i propri capitali e le proprie energie».
Alla base della crisi del settore vitivinicolo, c’è una contrazione della domanda, sia sul mercato interno sia su quello internazionale. I consumi risultano in calo e i ricavi delle aziende vinicole ne risentono, con una flessione registrata anche nel corso del 2025. Il mercato appare sempre più selettivo, penalizzando soprattutto i produttori orientati ai grandi volumi.
A pesare sono anche i costi di produzione e distribuzione. Energia, carburanti e logistica incidono in misura crescente sui bilanci aziendali, riducendo i margini e aumentando le difficoltà operative. In diversi casi il vino già commercializzato resta fermo nelle cantine, ostacolato da costi di trasporto elevati e criticità lungo la filiera distributiva.
Sul piano produttivo, la situazione è aggravata da condizioni climatiche sfavorevoli e da problematiche fitosanitarie che hanno inciso sulla qualità delle uve, riducendo la competitività del prodotto sul mercato.
Il risultato è uno squilibrio strutturale tra offerta e domanda, con un eccesso di produzione che esercita una forte pressione al ribasso sui prezzi. A risultare maggiormente esposto è il sistema delle cooperative, pilastro dell’economia agricola siciliana, chiamato a gestire grandi volumi e a garantire reddito ai viticoltori.
Per fronteggiare l’emergenza, le organizzazioni di settore chiedono l’attivazione di strumenti straordinari, come la cosiddetta “distillazione di crisi”, finalizzata al ritiro dal mercato del vino in eccesso e al riequilibrio dei prezzi e contestualmente l’approvazione delle proposte fatte e finalizzate a dare certezza strutturale al comparto evitando cosi future situazioni di crisi.
Analogamente il sistema cerealicolo rischia, in assenza di interventi, di scomparire cancellando secoli di tradizione che vedeva la Sicilia Granaio d’Italia e che la vede oggi punto di riferimento per una cerealicoltura di qualità e finalizzata al benessere.
«Senza interventi tempestivi - avvertono gli operatori - il comparto rischia un ulteriore indebolimento con rischi altissimi sotto il profilo economico e, conseguentemente, sociale».
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