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È il mecenate che "semina" arte in Sicilia: Antonio Presti e il suo inno alla Bellezza

Da decenni è il simbolo della diffusione dell'arte contemporanea in Sicilia dove, oltre alla Fiumara d'Arte, ha realizzato progetti legati alla tutela del patrimonio collettivo

Rosa Guttilla
Giornalista
  • 28 aprile 2021

Antonio Presti

Convinto da sempre dell’importanza dell’educazione alla bellezza e che ogni opera d'arte altro non sia che il prodotto della condivisione, Antonio Presti continua, instancabilmente, la sua attività di mecenate (per quanto questa definizione sia riduttiva nel suo caso) tra nuovi progetti e restauri.

Sempre attivo nonostante la pandemia e nonostante tutto, perché l'arte continui ad essere non un fine ma un medium di crescita umana collettiva, capace di indurre una visione critica delle cose, Presti fra pochi giorni, insieme alla commissione esaminatrice, renderà noti i nomi dei vincitori dell’ultimo progetto che ha lanciato insieme all'Università di Messina: I belvedere dell’anima.

Il bando rientra nell’ambito del progetto FISR "La rifunzionalizzazione del contemporaneo", il cui importo complessivo è superiore ai 500 mila euro.

«Sono arrivate 230 proposte da parte di altrettanti artisti - ci ha detto Antonio Presti, in una pausa di lavoro a Librino, dove sta ultimando un altro grande progetto - e questa eccezionale adesione è testimonianza dell'emergenza culturale che stiamo vivendo, la pandemia in confronto è nulla.



È necessario, oggi più che mai, restituire potere alla creatività, solamente così si potrà sviluppare un pensiero critico e si potrà continuare a piantare semi che, anche dopo di me e di noi, continueranno a dare buoni frutti.

Tra pochi giorni saremo in grado di indicare gli otto progetti di artisti Senior (cioè realizzati da maestri artisti, architetti e designer già affermati) e i cinque nella categoria Junior (aperta ad artisti, architetti e designer nati dopo il 31 dicembre 1979), sperando di poter realizzare quanto prima queste opere».

In particolare le 13 opere premiate saranno realizzate in spazi pubblici e luoghi condivisi e verranno inizialmente collocate nelle aree circostanti e prossime, con le rispettive infrastrutture di viabilità, alle opere appartenenti al ciclo monumentale della "Fiumara d’Arte" nel comprensorio di Tusa.

La Fiumara d'Arte - al momento impegnata in un altro progetto, questa volta di restauro, messo in campo in sinergia con l’Assessorato dei Beni culturali e dell’Identità siciliana - conta già 9 opere che la definiscono.

Si tratta di: il "Monumento ad un Poeta Morto" di Tano Festa, "La Materia Poteva non Esserci" di Pietro Consagra, "Piramide – 38° Parallelo" di Mauro Staccioli, "Energia Mediterranea" di Antonio Di Palma, "Stanza di Barca d’Oro" di Hidetoshi Nagasawa, “Una curva gettata alle spalle del tempo” di Paolo Schiavocampo, "Labirinto di Arianna" di Italo Lanfredini, "Arethusa" di Piero Dorazio e Graziano Marini, "La via della Bellezza" di 40 artisti.

In particolare la Stanza di Barca d’Oro di Hidetoshi Nagasawa sarà al centro, nei prossimi mesi, di questo grande restauro che renderà l’opera nuovamente fruibile (non si sa ancora bene per quanto tempo), dopo vent’anni, periodo in cui l’ingresso alla grotta che la ospita, ai piedi di un monte, è stato chiuso.

Antonio Presti si sposta da un angolo all’altro dell'Isola dove cura, instancabilmente, diversi progetti messi in campo anche 15 anni fa (come quello legato al quartiere di Librino a Catania), promulgando con i suoi mezzi, cioè l’arte e la condivisione, l’educazione alla bellezza, innesto alla coscienza collettiva.

«Proprio adesso - ci ha detto Presti - sto ultimando il progetto di Librino che, in totale, ha coinvolto 20.000 persone, tra studenti e gente comune, nella realizzazione della Porta delle farfalle, che si affianca alla Porta della Bellezza, 50 opere realizzate in collaborazione con moltissime scuole, di diverso ordine, in tutta la Sicilia.

Il risultato più importante raggiunto in tanti anni di lavoro a Librino è quello dell’aver visto custodire, dalle persone che vivono il quartiere, ogni singolo frutto del progetto.

È questo il senso del lavoro con l’Arte: la condivisione e la manifestazione dell’anima che, a mio avviso, deve sempre rimanere eretica nel senso stretto del termine, ovvero irriverente nei confronti di qualunque definizione precostituita».

Pensa sempre in grande e al futuro Antonio Presti che non si sente - come dicevamo - un mecenate in senso stretto (per quanto oggettivamente lo sia, considerato l’impegno, anche economico che da decenni, riversa nella sua Sicilia).

«Il mio obiettivo non è il riconoscimento di me o delle azioni che porto avanti. Il mio obiettivo, oggi più che mai, è quello di continuare a diffondere buoni semi, quelli che avranno al forza di continuare a dare vita sempre.

Portare avanti queste attività non è stato facile e indolore, ho affrontato processi e anche dei lunghi momenti di solitudine ma la mia devozione alla bellezza è sempre rimasta autentica, onesta e sincera».

E per il futuro Presti ha già altro in mente.

«Non so quanto rimarranno in esposizione nella Fiumara d’Arte le 13 opere del progetto "I belvedere dell’anima", il tempo è solo un dettaglio - conclude -. Mi piacerebbe, magari, che in futuro queste opere potessero trovare posto al Parco dell’Etna, per continuare il percorso legato all’arte contemporanea, e alla sua diffusione a cielo aperto, già intrapreso a Tusa».
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