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È in un luogo pazzesco ma sta cadendo a pezzi: il "Posto di ristoro" di Monte Pellegrino

In pochi ci prestano attenzione, ma è lì sul sacro monte di Palermo, ed è in totale stato di abbandono. Parliamo del Posto di ristoro commissionato a Spatrisano, grande protagonista dell'architettura siciliana del '900

Danilo Maniscalco
Architetto, artista e attivista, storico dell'arte
  • 10 dicembre 2021

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Dall'urbanistica al design, dal restauro alla progettazione, l'attività professionale di Giuseppe Spatrisano (1899-1985), restituisce la singolarità di un grande protagonista dell'architettura siciliana del Novecento da dover riscoprire e valorizzare ad oltre trent’anni dalla sua scomparsa.

Diplomatosi in Architettura intorno al 1917 presso la Regia Accademia di Belle Arti di Palermo guidata da Ernesto Basile, e solo nel 1930 laureato in Architettura presso la facoltà romana dominata ancora dalla figura di Gustavo Giovannoni, si abilita immediatamente all'esercizio di architetto a Torino l'anno seguente, mentre è assistente alla cattedra romana di Caratteri degli edifici tenuta da Enrico Calandra maestro tra gli altri di Salvatore Cardella, Edoardo Caracciolo, Giuseppe Samonà, Camillo Autore, Stefano Bottari.

Sebbene già dai primissimi anni Venti, Spatrisano operi con successo tanto nell'universo variegato dei concorsi di architettura quanto nel design nautico per l'ufficio tecnico della Ducrot, è dalla parentesi littoria degli anni Trenta che la sua produzione architettonica comincia a dilagare in ogni campo affermandosi in un contesto altamente competitivo con
la vittoria nei concorsi per la Casa del Mutilato nel 1936 e nell'immediato dopoguerra con il progetto vincitore per l’Istituto Nautico insieme a Bonafede, Gagliardo e Ziino.



Camaleontica la sua capacità di attraversamento degli stili architettonici nell’assoluto mantenimento delle alte qualità estetiche e funzionali del progetto. Esaltante il modo di risolvere volumi e intuizioni formali piegando alla propria poetica l'uso sapiente di qualsiasi materiale dall’intonaco al marmo, dal calcestruzzo alla pietra.

Spatrisano è pienamente contemporaneo a se stesso e a un mondo in continuo mutamento e quando le commesse private ma soprattutto pubbliche cominciano a moltiplicarsi, ciò raramente incide negativamente sulla qualità delle opere prodotte. Gli anni Cinquanta rappresentano sicuramente per la sua generazione di “progettisti integrali”, il periodo aureo per qualità e quantità delle occasioni poste a disposizione per esprimere la propria visione di Architettura.

In questa parentesi egli abbraccia palesemente il portato culturale dell'architettura Organica wrightiana statunitense con risultati interessanti e preziosi, capaci oggi di contribuire al delineare di quella punteggiata di occasioni virtuose che costituiscono di fatto il manuale di storia dell'architettura contemporanea in Sicilia.

Ne è espressione iconica il progetto che Spatrisano realizza tra gli ultimi tornanti del Monte Pellegrino per il cosiddetto Posto di ristoro commissionato nel 1954 dall’allora attivissimo Ente Provinciale per il Turismo e oggi di proprietà del comune di Palermo da circa un decennio.

A questa data, mentre lavora al restauro dell'ala settecentesca di Palazzo Abatellis, al P. R. G. Di Cefalù, ai Villaggi turistici “La Pineta” di Erice e “Le Rocce” di Mazzarrò, questi ultimi caratterizzati da una forte affinità con la ricerca del maestro di Taliesin espressa sapientemente nell'uso diffuso della pietra locale da rivestimento, Spatrisano ottiene l'incarico per questa singolare tipologia architettonica connotata nello specifico della sua localizzazione, da un intenso e irrinunciabile rapporto paesaggistico con il sottostante golfo di Mondello.

Si è già confrontato con il tema e con analoghe similitudini nella difficoltà di una topografia montuosa, due anni prima nella stupefacente area archeologica di Solunto, nella quale realizza dopo l’Antiquarium, il suo primo Posto di ristoro. Le analogie stilistiche e materiche, i rapporti metrici e dimensionali, la prevalenza alla orizzontalità nel dialogo col paesaggio circostante, il lessico “organico” al limite dell’adulazione, rendono questi due edifici distanti soltanto geograficamente ma vicini sotto
il profilo della matura ricerca progettuale e concettuale.

Due poli notevoli dell'architettura organica isolana restituendo le atmosfere frizzanti di un periodo, quello immediatamente successivo alla Autonomia speciale regionale, in cui all’architettura era ancora demandato quel ruolo socio-culturale alto e adeguato con estremo rigore e rispetto.

Eppure mentre l'edificio soluntino di proprietà regionale resiste sia nella fruizione che nella fisicità nonostante i quasi settant'anni d'età, un destino di abbandono e degrado assoluto avvolge invece il progetto sul sacro monte palermitano, e malgrado non rappresentati più una novità il degrado imposto all'architettura contemporanea pubblica nel capoluogo siciliano, non può che destare scalpore tanto l’immobilismo generalizzato della politica quanto il totale disinteresse delle istituzioni culturali della città.

Il nostro Posto di ristoro, prossimo al Santuario di Santa Rosalia, cade letteralmente a pezzi, rischiando di divenire nei prossimi mesi un rudere o ancora un resto archeologico contemporaneo.

Può davvero Palermo perdere pezzi di storia e di bellezza come se avesse la lebbra? È davvero così impossibile immaginare restauro e riuso per un bene artistico di così elevato interesse culturale? Magari la assegnazione ad un ente o associazione territoriale capace di costituirvi una piccola realtà museale di supporto alla storia del luogo “dai Fenici al Contemporaneo”?

Possiamo davvero abituarci a tutto questo degrado imposto come fosse un destino ineluttabile? È il momento di investire in politici migliori, preparati, competenti in materia e assolutamente capaci di rendere progettualità, riuso e restauro il passaggio obbligato per una vera economia sostenibile di matrice locale.

Non è tollerabile l'erosione continua della nostra memoria più recente, non possiamo concedere oltre il lusso di dimenticare l'architettura contemporanea, poca, dei maestri come Basile, Cardella, Pirrone e ancora di Spatrisano.
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