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È quasi un miracolo e vive (tra 3 mondi) in Sicilia: ciò che non sai sull'Albero del Mare

Il corallo popola le acque di diverse parti del mondo, ma in Sicilia sono presenti delle varietà molto rare, famose già centinaia di anni fa. Qual è la varietà più antica

Viviana Ragusa
Graphic designer
  • 17 novembre 2023

"Corallo" di Rosa Vetrano

Curiosità sul corallo siciliano, l'oro rosso (e nero) nascosto nelle profondità del Mediterraneo "L’albero del mare" è un miracolo della natura, anzi, un'opera d'arte della natura, una creatura ibrida che abbraccia contemporaneamente il mondo animale, vegetale e minerale.

Il corallo popola le acque di diverse parti del mondo, ma in Sicilia sono presenti delle varietà uniche e molto rare, famose già centinaia di anni fa. Il più antico di tutti è il corallo di Trapani, appartenente alla specie detta corallium rubium.

Secondo il mito di Medusa, riportato anche nelle Metamorfosi di Ovidio, la nascita di questo "oro rosso" è da attribuire alla decapitazione della creatura mitica. Il seguito al gesto estremo compiuto da Perseo, la testa di Medusa a contatto con le alghe iniziò a pietrificarle e a colorarle di rosso con il suo sangue.

Le ninfe, incuriosite dal fenomeno, tentarono di aggiungere altre alghe per produrre ulteriori ramificazioni. Da ciò deriverebbero i grandi banchi di corallo che si estendono sotto la superficie dell’acqua.
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Il legame tra il colore del corallo e il sangue non riguarda soltanto la mitologia greca, perché è un’associazione presente anche nella cultura cristiana. Numerose rappresentazioni di Gesù bambino con indosso gioielli di corallo sono rintracciabili nelle opere d’arte di diverse epoche storiche.

Dal XI secolo in poi questo splendido ‘"oro rosso" fu molto apprezzato dai nobili e anche dagli appartenenti al mondo ecclesiastico, che erano soliti commissionare la creazione di gioielli, presepi e altri oggetti, in maniera più massiccia dopo l’avvento del culto della Madonna di Trapani.

La grande domanda di creazioni fabbricate con il corallo rosso contribuì alla fama dei pescatori e artigiani siciliani, particolarmente abili nella realizzazione di questi prodotti, ma influì inevitabilmente anche sulla quantità di banchi presenti sul territorio isolano.

Prima della regolamentazione del traffico marittimo da parte dei Borboni, il mare attorno alla Sicilia era frequentato da un enorme numero di pirati, che approfittavano del periodo tra maggio e settembre per derubare i corallini (così venivano chiamati i "pescatori" di corallo).

Durante i mesi più caldi, decine di uomini si imbarcavano per diverse settimane alla ricerca del particolare "oro rosso" e utilizzavano un arnese progettato apposta per questo scopo.

Si trattava di un bastone con l’estremità a forma di croce, alla quale legavano quattro reti, una per ogni punta. A metà ‘800, però, l’intensa attività commerciale dei corallini subì una battuta d’arresto a causa della scoperta di una nuova specie di corallo rosso in Sicilia.

Questo evento avvenne a Sciacca nel 1875, ma questa volta la leggenda non ha nulla a che fare con gli Dèi. In questo caso, secondo una storia molto antica, furono tre uomini a scoprire la varietà di corallo presente a Sciacca e da ciò nacque anche una poesia di Vincenzo Licata.

Un gruppo di pescatori, composto da Bettu Ammareddu, Bettu Occhidilampa e Peppe Muschidda, si avventurò nelle acque siciliane, ma il primo di essi perse un gioiello regalatogli dalla sua amata e si tuffò in mare per cercarlo.

Durante la perlustrazione, Bettu scoprì tre banchi di corallo più piccoli rispetto alla varietà presente a Trapani e dalle sfumature molto più ricche. La tipologia scoperta a Sciacca, infatti, può presentarsi di colore giallo, ma anche roseo o con delle macchie marroni.

Queste peculiarità potrebbero derivare dall’origine vulcanica del corallo di Sciacca, che si collega alla leggenda più famosa riguardante la sua scoperta.

Si racconta che nel 1831, vicino alle coste siciliane, emerse l’Isola vulcanica di Ferdinandea, che rimase in superficie per qualche tempo. Divenuta preda di conquista da parte dei Borboni e di altre popolazioni, la porzione di terra tornò in fondo al mare e conservò per molto tempo una grande distesa di banchi corallini.

Recentemente è stata scoperta un'altra varietà di corallo siciliano, ma di colore nero, rintracciabile solo nelle coste dell’Isola mediterranea e nel Pacifico. La particolarità di questo essere vivente è la bioluminescenza, che lo rende molto raro e, come il corallo rosso, rischia di scomparire a causa dell’attività umana.

Dopo secoli di commercio intenso, i giacimenti di corallo in Sicilia sono diminuiti parecchio. Negli ultimi anni sono state lanciate numerose iniziative per la salvaguardia e il ripopolamento delle barriere coralline presenti nei mari di tutto il pianeta, ma il percorso non è semplice ed è ancora molto lungo.
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