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Eat like the locals (mangia come i locali): i pasti degli stranieri quando sono a Palermo

"From frittola to milza": il quotidiano The National (con sede ad Abu Dhabi) ha scritto del cibo di Palermo: tra le loro passioni, insospettabilmente, c'è il panino con la milza

Balarm
La redazione
  • 5 aprile 2019

Non si finisce mai di trovare giornalisti e blogger stranieri che spendono pensieri sparsi su Palermo e sul suo cibo: "Palermo - scrive The National - è tra le prime cinque destinazioni internazionali di cibo da strada nel mondo - e l'unica in Europa".

Gli autori dell'articolo, dal titolo "Eat like the locals" raccontano come aggirandosi nei mercati si fatichi a chiacchierare perchè i venditori "abbaniano" e specificano pure che "abbanitta" - forse volevano dire "abbanniata" - è il termine siciliano coniato per descrivere le loro urla.

Frutta e verdura sono una tavolozza arcobaleno "come se esplodessero da ogni bancarella" e non lo leggono altro che come un promemoria appariscente della fertile terra che ha reso la Sicilia il posto perfetto in cui trovare ingredienti di provenienza locale.

Si avvicinano a un vecchio bisbetico che vende la frittola, uno spuntino palermitano antico oltre 500 anni che consiste in "pezzi di vitello avanzati che sono stati bolliti, asciugati e poi fritti": un piatto che li stupisce perché "Quando la carne emerge dal buio della pentola ha un sapore migliore di quanto sembri".

Poi parlano di un "famigerato spleen sandwich" (pane con la milza) di Palermo che, assicurano "non per i deboli di cuore, pani ca meusa: dove milza della mucca è tagliata finemente davanti ai nostri occhi, cosparsa di formaggio e incuneata in modo aggressivo in un panino, prima di essere spinta nella nostra direzione".

Sostengono che "come molti piatti palermitani, il panino con la milza non è originario della Sicilia" ma fu portato in città più di mille anni fa da migranti ebrei che lavoravano come macellai.

Da qui in poi parte la solita tiritera della Sicilia centro del mondo mediterraneo, quindi vengono elencate tutte le etnie che hanno convissuto pacificamente in questa terra: spagnoli, bizantini, normanni, fenici, greci e chi più ne ha più ne metta.

Gli arancini, (si, caro lettore: "arancini") ovvero le nostre palle di risotto fritte e ripiene di ragù sono un'altra invenzione degli arabi: comunque dicono di aver mangiato "i migliori arancini di Palermo al Touring Bar".

Scoporono e divorano poi la cassata siciliana: una spugna inumidita e ripiena di dolce ricotta coperta di marzapane e condita con frutta candita. "Nessun altro dolce può eguagliare questo sogno zuccherato" dicono.

Entrano nella "Focacceria del Massimo" ma "è come entrare in una discussione di famiglia - scrivono - gli chef gridano e i camerieri entrano ed escono portando piatti di spaghetti precariamente impilati e nessuno sembra sapere cosa stia facendo".

Da Caffe Spinnato si passa pure, per "una cremosa ricotta e un cannolo ripieno" che si spezza e scricchiola in un abisso liscio e zuccheroso.

Di notte se ne vanno in piazza Bologni dove, al "Carlo V" mangiano pesce fresco e osservano il panorama e scrivono "siamo circondati da edifici fatiscenti, pieni di pallottole che richiamano alla mente "Romeo e Giulietta" di Baz Luhrmann".

Poi si inventano che adoramo lo zucchero e che le nostre colazioni sono fondamentalmente dessert (mai sentito parlare di rosticceria?) e poi dicono che la brioche con il gelato è "terrificante" ma poi la vanno a mangiare da Latte Pa a Mondello.

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