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Ecco qua: di nuovo il ponte sullo Stretto mentre siamo a mare con strade e ferrovie

Prima di parlare di opere faraoniche come il ponte sullo stretto pensiamo alla vastità di interventi che andrebbero attivati per garantire ai siciliani la mobilità minima

Giulio Di Chiara
Urbanista e progettista
  • 18 gennaio 2019

Uno dei tanti rendering che mostrano come sarebbe il Ponte sullo Stretto

Anche Nello Musumeci ha "timbrato": così come ogni suo predecessore, il presidente della Regione Sicilia si è pronunciato sul Ponte sullo Stretto, in quello che è un passaggio obbligato per la carica istituzionale ricoperta.

Il filo conduttore di queste dichiarazioni negli anni è l’importanza dell’opera, come d’altronde possono certificare i nostri avi e i loro antenati che hanno ascoltato le parole di altrettanti governatori.

Quasi sicuramente Musumeci crede davvero in quello che dice e probabilmente ha ragione, oppure no.

Dipende dai punti di vista. Il fatto sta che anche lui si accoda nella lunghissima fila delle parole vuote, prive di progetti e fatti.

Sebbene ribadisca la sacrosanta necessità che il governo nazionale debba provvedere ai grandi progetti infrastrutturali come il ponte, non dimentica la modernizzazione (o meglio dire la rinascita) del trasporto pubblico in Sicilia per il quale rinnova il proprio impegno

Ma rimaniamo purtroppo sempre nella sfera delle grandi speranze per l’alta capacità tra Palermo e Catania, i raddoppi ferroviari lungo le dorsali, l’incremento dei traffici portuali etc. etc.

Oggi tutti questi progetti sono scritti sulla carta, alcuni senza fonti di finanziamento alle spalle o talvolta cantierizzati a frammenti.

Citiamo due esempi di raddoppi ferroviari come la Giampilieri-Fiumefreddo o l’Ogliastrillo - Castelbuono.

Opere in corso da anni, senza non pochi ostacoli e parecchi ritardi, ma che comunque remano verso una modernizzazione dell’infrastruttura.

Il problema veramente grande è proprio il numero e la vastità degli interventi che andrebbero attivati in Sicilia per garantire una funzionalità all’intero hub siciliano, o quantomeno quello dei principali snodi.

Le due principali città siciliane (non) sono collegate da un’autostrada parzialmente interrotta e in condizioni pessime.

I collegamenti ferroviari tra est e ovest dell’isola non possono nemmeno essere considerati tali visti i tempi di percorrenza biblici.

I porti, soprattutto quello di Palermo, vive di luce propria. Una visione sovraordinata a medio termine non si intravede e gli interventi a macchia di leopardo ne sono la testimonianza.

Ci vorrà parecchio tempo per vedere qualcosa di unitario, uniforme e funzionale.

E gli aeroporti? I siciliani pagano la loro posizione geografica di isolamento dallo stivale e, anzichè giovare di agevolazioni in quanto residenti, spesso (non sempre) pagano di più per tornare a casa rispetto ad altri connazionali (leggi l'approfondimento "L'isola è isolata").

Il presidente della Regione potrebbe intanto battersi per questo aspetto di non poco conto.

Il Ponte probabilmente servirà, ma non ora. Dopo, molto dopo, quando lo scheletro infrastrutturale appena accennato diverrà una realtà consolidata, efficiente e a servizio dei cittadini siciliani.

Fossi in Musumeci batterei i pugni per snellire le procedure degli appalti e rimuovere le lungaggini di assegnazione e erogazione dei fondi pubblici.

Mi dannerei la vita per individuare le mele marce nel sistema regionale e nazionale che costringono spesso la Sicilia a restituire i soldi europei che Bruxelles ci invia per crescere.

Mi spenderei per donare ai siciliani più vantaggi e convenzioni nella movimentazione passeggeri e merci.

Probabilmente Musumeci fa già questo a fari spenti. Ma l’orticaria che si manifesta nei siciliani quando si sente per l’ennesima volta parlare di ponte, stante l’attuale status quo, non è comprensibile nemmeno per lui che ci governa.

Le merci possono viaggiare anche via mare, le persone in aria. Nel frattempo che si porta avanti lentamente questo processo di ammodernamento, si può fare tanto per ottimizzare quello che c’è.

Ed evitare di citare ancora una volta il ponte sullo stretto.

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