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Falafel, kebab e politica: Fateh "il palestinese" che da 40 anni ama e fa crescere Palermo

In città lo conoscono quasi tutti. Arrivato a Palermo da Tulkarem, nel nordovest dei Territori palestinesi cisgiordani, nel 1980 e da quel momento non l'ha più lasciata

Rosa Guttilla
Giornalista
  • 30 giugno 2021

Fateh Hamdan

È arrivato a Palermo da Tulkarem, città palestinese nel nordovest dei territori palestinesi cisgiordani, nel 1980 e da quel momento non l'ha più lasciata.

Fateh Hamdan oggi è conosciuto praticamente da tutti nella città "tutto porto" che lo ha accolto da subito e continua a farlo.

«Sono venuto per motivi di studio - ci ha detto Fateh - Qui ho seguito la facoltà di Architettura, dove mi sono laureato e poi ho lavorato a lungo nel campo delle ristrutturazioni. Questa città mi ha stregato dal primo momento e la scelta di rimanere è stata velocissima.

Da sempre ho abitato nel centro storico, nel cuore di Palermo; posso dire che in oltre 40 anni non ho mai comprato o usato una macchina, non c'è bisogno se stai in centro e soprattutto è camminando per i quartieri che puoi respirare la sua anima più vera. Scendevo ogni mattina e, come continuo a fare ancora oggi, compravo quello che mi serviva, il mio frigo è sempre stato vuoto; qui non c’è bisogno di stivare il cibo, lo puoi comprare ogni giorno».



I ricordi di Fateh sono molto vividi anche se sono passati anni e se Palermo è cambiata non poco nel frattempo.

«Posso dire che dal primo giorno che sono arrivato ho conosciuto la parte sana della città; all'epoca non c'erano tutti questi immigrati che sono arrivati nel tempo ed era più facile anche ottenere i documenti per il permesso di soggiorno e per lavorare - racconta ancora -. Per questo motivo, da subito praticamente, ho dato il mio contributo con le organizzazioni sindacali per aiutare chi arrivava ad integrarsi, contribuendo, nel frattempo, anche al processo di sensibilizzazione verso la questione palestinese, che ho sempre a cuore».

Nei decenni di permanenza Palermo non solo è cambiata ma ha anche attraversato alcuni dei momenti più bui della sua storia, come i terribili anni delle stragi di mafia.

«Proprio qualche giorno fa - ci ha detto Fateh - ho accompagnato un'ambasciatrice palestinese al Giardino della Memoria di Capaci e mi sono tornati in mente tanti ricordi di quei momenti, non ultimo l'impegno sociale che ne derivò, soprattutto dalla gente comune e di tutti i palermitani onesti, a cui io stesso mi sono avvicinato.

Posso dire di aver contribuito, secondo le mie possibilità, alla crescita di questa città, con iniziative sociali e di lavoro. Posso dire con orgoglio - ci dice sorridendo - di aver portato io le falafel e il kebab a Palermo, mentre nascevano i primi pub e le prime realtà culturali, penso all'Agricantus e al locale I Candelai, abbiamo iniziato insieme praticamente».

In quest'ottica alle ultime elezioni comunali Hamdan si è candidato con Sinistra Comune, ottenendo non pochi voti.

«Mi hanno votato i palermitani, non gli stranieri e questo è un buon risultato per me. L'importante è dare il proprio contributo al luogo in cui si vive, non importa sedere in un posto di poter per poterlo mettere in pratica. Per questo non mi sottrarrò mai ogni volta che mi verrà chiesto di fare qualcosa in favore di Palermo.

Questa è una città che va compresa e vissuta, il turista non può coglierne l'anima in un paio di giorni e, a mio avviso, anche gli esercenti dovrebbero comprendere che la presenza del turista è un valore per la città.

Conosco quest'Isola meglio dei siciliani, dico sempre, ed è la verità. Il clima, l'atmosfera e soprattutto l'umiltà della gente con cui puoi parlare sempre, anche con chi non conosci, sono ingredienti unici che non si trovano da nessuna altra parte al mondo. Per non parlare dell'istinto all'accoglienza, frutto della stessa esperienza condivisa nelle generazioni passate. Per questo - conclude - dico sempre che Palermo mi ha compreso e io l'ho compresa, è stata un'intesa reciproca da subito».
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