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Fondata da un tiranno sul mare, fu l'ultima città greca in Sicilia: dov'è l'antica Finziade

Un nuovo team di archeologi ha iniziato a scavare in una delle aree archeologiche meno esplorate della Sicilia meridionale per riportare alla luce l'antica città

Aurelio Sanguinetti
Esperto di scienze naturali
  • 8 maggio 2024

L'area di scavo sul monte Sant'Angelo di Licata, dove sorgeva Finziade (foto dalla pagina Facebook "Finziade Porject")

Un nuovo team di archeologi, guidato da Alessio Toscano Raffa del Cnr-Ispc di Catania e da Maria Concetta Parello, ha cominciato a scavare sul monte Sant'Angelo di Licata, una delle aree archeologiche meno esplorate della Sicilia meridionale.

Lo scavo è sostenuto logisticamente dal Parco archeologico della Valle dei Templi di Agrigento e fa parte del programma "Finziade project", che ha lo scopo di riportare alla luce i resti di quella che viene considerata l’ultima colonia greca ad essere stata fondata in Sicilia.

Finziade si trovava nell’odierno territorio della città di Licata e fu fondata nel 282 a.C. da uno degli ultimi tiranni di Akragas (la moderna Agrigento), Finzia, che distrusse completamente la città di Gela, deportandone i sopravvissuti nella sua nuova città. Essa ebbe un importante ruolo strategico sia dal punto di vista economico che militare nel corso del III e del II secolo a.C., avendo tra l’altro instaurato un profondo legame con Roma a partire dalle Guerre puniche, che portarono la Sicilia a divenire il teatro di uno degli scontri militari più imponenti dell’antichità.
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Diodoro Siculo, storico greco che visse durante gli anni delle Guerre civili romane del I secolo a.C., è fra coloro che descrisse la fondazione di questa città, che per lungo tempo dovette affrontare le ingerenze dei tiranni siracusani, gli scontri fra i punici e le comunità greche siciliote e i soprusi degli amministratori romani, fra cui spicca Verre (del quale vi abbiamo parlato in un nostro articolo).

«Finzia fondò una città e la chiamò Finziade, mandandovi a popolarla gli abitanti di Gela» spiega Diodoro Siculo nella sua Bibliotheca historica. «La nuova città sorse presso il mare, visto che l’esercito nemico aveva distrutto le mura e le case di Gela, trasferendone la popolazione a Finziade, dove aveva fatto costruire una cerchia muraria, una notevole agorà e templi degli dei».

Questa città è stata anche l’argomento di un lungo dibattito, che ha interessato gli studi storici per vari secoli. A seguito della caduta dell’impero romano, l’ubicazione esatta di Finziade lungo la costa sud della Sicilia venne perduta e la stessa città venne dimenticata, al di là delle testimonianze di Diodoro Siculo.

Una controversa polemica coinvolse così gli storici a partire dal Rinascimento, che venne risolta dall’archeologo tedesco Giulio Schübring nel 1887, che identificò Monte Sant’Angelo come il sito in cui era possibile trovare la cittadina.

Secondo invece Roberto Sciarratta, direttore della Valle dei Templi, questo scavo è fondamentale per comprendere la storia della nostra regione, perché ci consentirà di esplorare una delle comunità meno note me più importanti dell’ultimo periodo d’indipendenza delle colonie greche.

«Il "Finziade project" si qualifica per la sua forte connotazione pubblica, volta al coinvolgimento attivo della comunità locale, in linea con la politica culturale del Parco della Valle dei Templi – afferma Sciarratta -. Vogliamo in questo modo rafforzare il nostro rapporto con l’intera comunità licatese che da sempre si spende per la tutela e la valorizzazione dell’enorme patrimonio archeologico che possiede».

Da oltre dieci anni Finziade attendeva di vedersi riassegnare un nuovo team di archeologi, per essere riscoperta.

Oltre a un nutrito team di esperti, la maggior parte delle quali provengono dai principali atenei dell’isola e del sud Italia, già si sa che parteciperanno a queste attività di scavo – che dureranno poco più di un mese - 50 alunni provenienti da due istituti superiori di Licata, il liceo Linares e l’istituto Fermi, e 25 volontari del Gruppo di ricerca archeologica licatese e del Gruppo archeologico Finziade.

Gli esperti sperano di ricostruire così, durante gli scavi, l'impianto urbanistico dell'antica città, di cui oggi si conosce bene solo l’agorà.

Essi però confidano anche di trovare dei reperti in grado di farci ricostruire meglio scene di vita quotidiana dei suoi antichi abitanti.
Le scoperte archeologiche che verranno effettuate durante questo mese di scavi permetteranno comunque al territorio di Licata di incrementare la sua attrattività dal punto di vista turistico-culturale, visto che sarà possibile osservare gli archeologi all’opera e godere in seguito delle loro scoperte.
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