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Ha ritrovato se stessa con la ceramica: galeotta fu una passeggiata tra i vicoli di Palermo

La storia di Paola, 26 anni, tornata in Sicilia dopo sei anni in cui ha vissuto a Milano. In tempi di profonda incertezza la risposta alle domande che ci poniamo, spesso, è solo una: casa

Federica Piazza
Content specialist, copywriter, storyteller
  • 30 aprile 2022

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Paola Zito

In tempi di profonda incertezza la risposta alle domande che ci poniamo, spesso, è solo una: casa.

Tornare nei luoghi del cuore, ripercorrere vecchie strade, avere vicino la famiglia e gli amici di sempre può aiutarci a trovare nuovi percorsi da intraprendere e arginare, almeno in parte, l’incertezza del momento. Nell’ultimo periodo in tanti sono tornati a casa per cercare risposte e Paola Zito è tra quelle che le ha trovate.

Palermitana classe 1995, Paola è tornata dopo sei anni in cui ha vissuto a Milano e, in un momento di grandi dubbi, a casa ha trovato risposte e tra le botteghe degli artigiani palermitani ha scoperto un nuovo modo di esprimere sé stessa e raccontare la sua terra: la ceramica.

«È iniziato tutto durante la pandemia, eravamo nel pieno delle chiusure, le difficoltà a lavoro non mancavano, così sono tornata in Sicilia. Mi sono fermata dopo anni di corse e in questa situazione di sospensione così surreale ho iniziato a scoprire Palermo, e insieme a lei ho riscoperto me stessa» racconta Paola «avevo molto tempo libero a disposizione così ho iniziato a passeggiare per la città.



Perdermi tra i vicoli e le botteghe del centro storico penso che sia una delle cose migliori che mi potessero capitare. Un giorno inciampai nella bottega di un ceramista e rimasi incantata dalle lavorazioni, i disegni e le forme. Poco dopo decisi di iniziare frequentare un laboratorio di ceramica e lì è proprio sbocciato l’amore, mi si è aperto un mondo».

La ceramica è uno dei nostri patrimoni artistici più grandi, da Palermo a Caltagirone, gli oggetti realizzati con questo materiale esprimono sicilianità e sono simbolo di eccellenza in tutto il mondo. In ceramica si realizzano oggetti di uso comune e per Paola, creare questi oggetti è un modo per portare la Sicilia a casa delle persone attraverso le cose semplici, di casa, che fanno parte del quotidiano di ognuno di noi.

La lavorazione della ceramica, tuttavia, è un’arte che ormai in pochi conoscono: «soprattutto per noi giovani questi sono mondi lontanissimi. Sappiamo che questi oggetti sono parte della nostra tradizione, ma in molti non immaginano tutto il lavoro che c’è dietro».

La ceramica è una materia veramente unica che ha in sé due anime: terra e acqua, è molto malleabile e l’unico macchinario di cui ha bisogno per prendere forma sono le mani, è resistente ma allo stesso tempo estremamente fragile. «Quando ho iniziato a lavorare la ceramica e conoscerla me ne sono innamorata perdutamente, mi è sembrata una cosa così bella e sostenibile che l’ho sentita subito mia. Volevo prendere qualcosa che fosse parte della mia tradizione e renderla più moderna, preservandola a modo mio e avvicinandola ai miei coetanei.


Con questo progetto sono riuscita ad unire la mia passione per la tavola al mio desiderio di esprimere me stessa e la mia terra, oltre ad avere scoperto il mondo degli artigiani che è davvero magico».

L’arte ceramica è antica e paziente e le botteghe sparse in tutta la Sicilia portano avanti una tradizione millenaria che coinvolge figure e professionalità diverse: ci sono artigiani che si occupano della progettazione del design e i decoratori, molti dei quali imparano il mestiere già da piccoli aiutando gli artigiani più esperti in bottega durante l’estate. Per realizzare un pezzo in ceramica sono necessarie almeno due settimane: una tempistica a cui molti di noi non sono più abituati. I decori dei pezzi sono studiati al millimetro e ogni disegno viene scomposto, per capire quanto spazio andrà ad occupare, e poi suddiviso in tante parti uguali per renderlo replicabile.

«Questi artigiani hanno un know-how che è veramente inestimabile. Hanno così tanto da raccontare e tramandare, molti di loro però non hanno l'idea delle potenzialità che può offrire il digitale e anche per questo ho voluto dare loro spazio attraverso quello che faccio».

Per creare oggetti in ceramica ci vuole tempo, molta manualità ma soprattutto ispirazione e ricerca artistica continua. «Il rapporto con Palermo è stato fondamentale per sviluppare gli oggetti» racconta Paola «nel periodo della pandemia, durante le passeggiate in centro, mi sono riappropriata del mio tempo ma soprattutto dei miei spazi e dei miei luoghi, che poi ho riportato negli oggetti: ogni cosa qui è ispirazione».

Nell’arte e negli oggetti rivivono i luoghi del cuore e le sensazioni con cui Paola è cresciuta: la calma e la pace del vivere vicino al mare, il dinamismo delle onde e gli schizzi, Mondello e le sue palme e le notti passate in spiaggia. Dopo avere trovato l’ispirazione giusta, arriva il tempo di mettersi a disegnare: «uso vari mezzi, spazio dai supporti digitali al disegno all'antica con i colori.

Da lì poi si passa alla creazione del prototipo dell’oggetto e lì parte il bello, anche se siamo ancora nel pieno del processo creativo. Si prova la resa dell’oggetto, i colori, cambi idea, cambi forme, cambi tutto fino alla fine». Paola è sempre stata una creativa «mi piace cimentarmi nella creazione in generale, non solo di oggetti. Prima della ceramica ho sperimentato il disegno, la pittura, la fotografia e anche musica, sto tutt’ora imparando a suonare il pianoforte, ma da quando ho iniziato questo percorso, sinceramente, non ho ancora trovato qualcosa che mi soddisfa altrettanto. Mi piace l'idea di dare forma alle cose e soprattutto il fatto che la ceramica ti permette di sperimentare con il design. Alla fine, il bello per me è unire l'estetica alla funzionalità e amo il fatto di poter creare qualcosa non solo da guardare ma anche utilizzare nel quotidiano».

Gli oggetti in ceramica, inoltre, sono anche sostenibili, dalla materia prima fino al prodotto finito: per crearli basta l'argilla e la mano dell’artigiano. Non ci sono processi intermedi, non ci sono macchinari, non c'è dispendio di energia l'unica macchina utilizzata è appunto la mano dell'artigiano e la su creatività.

«Io lo definisco Slow Design, la progettazione di questi oggetti è e vuole essere lenta. Creandoli mi sento di omaggiare la tradizione e portarla aventi. Tra l’altro si parla di oggetti sempre unici, in questa tipologia di lavorazione non c’è spazio per la produzione serie. Inoltre, stando a contatto con gli artigiani è una continua crescita sia personale che professionale. Poi ogni luogo ha la sua tradizione, quindi magari tra Caltagirone, Santo Stefano di Camastra e Palermo si mischiano stili, forme e colori sempre diversi e non smetti mai di imparare.

Anche se si tratta di lavorazioni tradizionali, c’è molto spazio per l’innovazione: il materiale è resistente e può essere veramente utilizzato in tantissimi modi. Con la ceramica si può fare praticamente di tutto, l’unico limite è l’immaginazione.
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