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I migranti e gli insulti a Lorefice: "Ecco il peggio che i social possono offrire"

L'arcivescovo di Palermo vittima di attacchi e insulti per la sua posizione (umana) sui migranti morti in mare durante il ciclone Harry. In tanti si sono schierati in sua difesa

Balarm
La redazione
  • 25 febbraio 2026

L'arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice

È accaduto di nuovo e, purtroppo, sappiamo che non sarà neanche l'ultima volta. I "leoni da tastiera" hanno colpito ancora. A finire sotto attacco, stavolta, è stato l'arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice, bersagliato con accuse e offese che preferiamo non ripetere.

Oggetto delle contestazioni, la lettera che l'arcivescovo ha inviato a sostegno della "Mediterranea Saving Humans" sui migranti morti in mare durante il ciclone Harry, fatto che Lorefice ha definito come «l'ennesima strage». «Non è una tragedia» ha ribadito, bensì una strage, «consumatasi nel più assoluto silenzio gridato da precise scelte politiche, di ieri e di oggi, colpevolmente dimentiche dei diritti inalienabili dell’essere umano, in violazione del diritto internazionale e delle convenzioni sul soccorso».

Una posizione che ha scatenato attacchi duri e insulti. In difesa dell'arcivescovo sono intervenute diverse voci. «Un messaggio in cui monsignor Lorefice ha richiamato tutti a riscoprirsi umani. Un richiamo a non trasformare una tragedia in un'occasione di scontro politico. Di fronte a tutto questo, si è scatenato il peggio che i social possano offrire: insulti, dileggi, accuse nei confronti dell'arcivescovo e della Chiesa - interviene la sezione di Palermo dell’Ucsi, l’Unione cattolica stampa italiana - Comportamenti che, come giornalisti cattolici, consideriamo inaccettabili e che condanniamo con fermezza, esprimendo all'arcivescovo solidarietà e vicinanza».

In difesa dell'arcivescovo anche docenti universitari, come Alessandra Sciurba, docente di Unipa e attivista per i diritti umani: «È oggi molto raro che qualcuno, specie se ha una carica istituzionale, dica parole di giustizia, di verità, di coraggio, senza calcoli e senza cercare consenso. Il nostro Arcivescovo di Palermo, Mons. Corrado Lorefice, lo ha sempre fatto e continua a farlo, anche e soprattutto in questi tempi difficili, e a lui vogliamo esprimere profonda riconoscenza per le parole pronunciate sulle morti nel Mediterraneo. Il nostro Vescovo si è posto, ancora una volta, dalla parte di chi, invece, le vite le protegge e prova a salvarle. Mentre la violenza rischia di tornare l’unica cifra delle relazioni umane, mentre la guerra viene ri-normalizzata come strumento di risoluzione di ogni conflitto».

«Le parole dell’Arcivescovo si collocano in una lettura credente dei “segni dei tempi” - dichiara l'Opera Don Calabria - , così come il Concilio Vaticano II ha chiesto alla Chiesa di fare: discernere nella storia le domande più profonde dell’umanità e rispondere alla luce del Vangelo . Le tragedie che si consumano nel Mediterraneo interrogano la coscienza cristiana e civile; esse non possono essere ridotte a emergenze episodiche, ma rappresentano un segno che interpella la responsabilità personale e collettiva. Come Fondazione impegnata quotidianamente accanto ai più fragili, riconosciamo nelle parole dell’Arcivescovo un invito esigente a non cedere all’indifferenza e a promuovere una cultura dell’incontro. Il confronto pubblico, anche quando critico, deve mantenere toni civili e rispettosi: l’odio e la violenza verbale non costruiscono il bene comune».

«La violenza verbale è sempre da condannare – commenta la segretaria generale della Cisl Palermo, Federica Badami – ancor più quando è rivolta verso chi, come monsignor Lorefice mostra attenzione e sensibilità verso i più fragili, per tutte le emergenze sociali del nostro territorio, esprimendo la sua preoccupazione verso il destino di chi soffre, di chi cerca una via d’uscita dalla disperazione. L’odio, la violenza verbale la sopraffazione non sono mai linguaggi da utilizzare e vanno contrastati fortemente».
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