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I Quattro Canti dell'orrore nella Palermo del 700: l'esecuzione della Vecchia dell'Aceto

Storie che come protagonisti hanno uomini e donne miserabili, abitanti di quelli che erano (e in parte ancora sono) gli oscuri vicoli dietro le quinte del "Teatro del Sole"

Sandro Mammina
Restauratore e operatore culturale
  • 18 marzo 2019

Si vede Porta Nuova in fondo: il progetto per i Quattro Canti di Niccolò Palma (1694 – 1779)

La piazza è comunemente conosciuta come Quattro Canti di città e rappresenta il centro di snodo dei quattro settori simmetrici che formano il centro storico nonché l’incrocio degli assi delle due vie principali: via Maqueda e corso Vittorio Emanuele ovvero l’antica via Toledo.

In questo modo si intendeva affermare la volontà di razionalizzare lo sviluppo architettonico della città che ricordiamo in quel periodo è tra le più popolate d’Europa e con i suoi 140,340 abitanti dopo Napoli la città italiana più popolosa d’ Italia.

Alla piazza è stato dato anche il nome di "Teatro del Sole" perché dall’alba al tramonto è sempre illuminata dai raggi del sole, prende invece il suo nome dal marchese di Vigliena fautore della sua realizzazione.

La sua concezione è quella di una spettacolare e fastosa macchina scenica che vede trasformati i quattro edifici che si trovano all’incrocio come quinte teatrali attraverso un alternarsi di soluzioni scultoree ed architettoniche.



Ognuno dei cantoni è formato dalla sovrapposizione di tre ordini architettonici: dorico, ionico e composito, al centro del primo ordine di ogni cantone è posta una fontana sormontata da una figura femminile rappresentante una stagione: la Primavera, l’Estate, l’Autunno e l’Inverno.

Nel secondo ordine in corrispondenza alle stagioni si trovano le statue dei quattro re spagnoli: Carlo V, Filippo II, Filippo IV e Filippo III.

Infine, nel terzo ed ultimo ordine troviamo le statue delle quattro sante palermitane a protezione dei mandamenti che hanno alle loro spalle, esse sono: santa Cristina con alle spalle il mandamento Palazzo Reale, Santa Ninfa per il Monte di Pietà, Sant'Oliva per il Castellammare e Sant'Agata per il mandamento Tribunali.

A coronamento di ogni facciata tre stemmi: quello reale al centro e quelli viceregio e senatorio agli angoli.

È proprio in questa piazza che il 30 luglio 1789 viene giustiziata tramite impiccagione la cosiddetta "vecchia dell’aceto" al secolo Giovanna Bonanno: una figura diventata leggendaria nella Palermo di fine Settecento.

Per approfondire leggi "Strega forse, serial killer di certo: la storia di Giovanna Bonanno, la Vecchia dell'Aceto".

Il palco per l’esecuzione verrà allestito proprio in piazza Vigliena e sarà oggetto di attenzione da parte dei palermitani già diverse ore prima dell’evento, nobili dentro le carrozze e plebe sono assiepati ad assistere allo "spettacolo".

Sono le cinque del pomeriggio di una calda giornata di luglio, l’orario scelto è quello usuale per le esecuzioni e Giovanna Bonanno sta vivendo gli ultimi istanti della sua sciagurata vita percorrendo il tragitto che la separa dal patibolo: quello che va dalla Vicaria (cioè le antiche carceri che si trovavano al posto del palazzo delle Finanze) fino in piazza degli Ottangoli.

Fanno parte del corteo anche gli appartenenti alla Compagnia dei Bianchi, vestiti di tunica e cappucci (leggi di più sulla potente confraternita).

Arrivati in piazza Giovanna Bonanno viene fatta fermare ai piedi della forca quindi il confessore le dà l’assoluzione ed infine saliti i gradini che portano sul patibolo il boia messa la corda al collo la lancia in aria, l’assistente contemporaneamente si avvinghia ai piedi per affrettare col peso del suo corpo la morte, al rintocco dell’Ave Maria la vecchia dell’aceto, nome con il quale è ormai conosciuta, esala l’ultimo respiro.

A questa storia lo scrittore Luigi Natoli si ispirerà per un romanzo di successo con il titolo "La vecchia dell’aceto".

Una storia questa che si sviluppa e che ha i suoi protagonisti, tra vittime e carnefici, esclusivamente tra le fasce più indigenti della società proprio tra quelli che erano ed in parte ancora sono i vicoli poveri e miserabili che si snodano dietro le quinte del Teatro del Sole.


L'articolo integrale è sul portale Historia Palermo del nostro amico, lo storico Wil Rothier.

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